I Quadretti - Laura: La bimba che corre...ed è felice
IL QUADRETTO
Di: Gianni Romeo
Partecipa alle gare non ufficiali
a 7 anni e ottiene tempi sbalorditivi.
Si apre la discussione:
fa bene o fa male il papà
a permetterle cosa da adulti?
In ogni caso è un esempio
per i giovani d’oggi,
spesso persi dietro ai computer
e pigri.
L’istituto Don Milani è distante poche centinaia di metri da casa mia. Ho un rapporto speciale con quella scuola, sia per il nome che porta (Don Lorenzo Milani, un mito) sia perché Carlo e Fulvia, i figli miei e di Mirta, vi frequentarono le elementari. E quando la mamma era impegnata, per me era una gioia scappare dal lavoro prima del tempo, arrivare per specchiarmi in quei loro occhi grandi come fanali che scrutavano gioiosi e apprensivi nel mucchio dei genitori. Poi andare a casa mano nella mano…

Oggi, quasi 40 anni dopo, abito ancora lì, ma evito la via San Marino della Don Milani, quando suona l’ora dell’entrata o dell’uscita degli alunni. Colonne di auto in doppia fila, si strombazza, si blocca il traffico, i ragazzi/ragazze faticano a individuare il loro protettivo rifugio che sono macchine non padri e madri, poveri pargoli a cui non è stato spiegato che cent’anni fa inventarono gli ombrelli. Ma è la stessa cosa anche quando non piove.
Ne conosco di quei genitori, abitano forse a 500 o mille metri da scuola, ma camminare è fatica. Una scena che si ripete in tutta la città, in tutte le città.
Forse anche per questo mi aveva colpito molto una notizia pubblicata dai giornali alla fine dell’estate senza sollevare grande interesse. Ma merita ripescarla, raccontarla. È la storia di una sorta di bambina-prodigio, inventiamoci un nome di fantasia, Laura, 7 anni appena, badate che a Loano, Liguria, in una delle corse podistiche organizzate qua e là nella bella stagione aveva percorso 5 mila metri in 20 minuti. E pochi giorni prima si era macinata la doppia distanza, 10 chilometri, in meno di tre quarti d’ora.

La bimba infatti si aggrega accompagnata dal papà, va nel mucchio per una passeggiata… Naturalmente negli ambienti specializzati c’è stato il dibattito, alla notizia.
Il medico dello sport si è detto contrario perché a quell’età la fatica può condizionare lo sviluppo osseo, anatomico e cardiaco; l’allenatore famoso che spesso lavora in Kenia, terra di campioni del podismo, non si stupisce perché su quelle strade polverose incrocia spesso tanti bambini sgambettare per chilometri, le gambe sono l’unico loro veicolo per andare a scuola; l’animatore dei giovani ricorda che il solo pericolo reale per i giovani, le giovani, fin da piccoli è il non
fare nulla e quindi vada, corra la nostra Laura; l’ex atleta medagliato nel mezzofondo è perplesso, negativo, la corsa è impegno dei muscoli ma anche del cervello, sostiene, e quando si comincia troppo presto a faticare succede poi che all’ora di fare sport per davvero già se ne ha la nausea e ci si lascia poi affascinare dal computer...

E dunque, chi ha ragione? La bimba sta crescendo nel modo giusto? Il papà, interpellato, dice che è lei stessa a insistere, che mentre corre canticchia una poesia e ripassa le tabelline, torna a casa felice, appagata.
Per avere risposte più o meno certe dovremo aspettare qualche anno, quando Laura sarà più alta.
Ma almeno una la possiamo già dare: è un esempio che va colto.