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Dall'Ottobre del 2022 GITR è diventato 
O.D.V. - Organizzazione di Volontariato
l'acronimo O.D.V. sostituisce pertanto
la sigla O.N.L.U.S. precedente
 
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... N°. 2 - 2024 ...
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DAL MINISTERO DELLA SALUTE

Da Maria Luisa a Mike


Boncompagni ML
 
 
LA CARTOLINA
 
Di: Augusto Frasca
 
...il lungo viaggio della RAI.
Un segnale orario
e due voci
per l’inizio di una storia.
 
Un segnale orario e due voci per l’inizio di una storia. La prima voce è quella di una signora trentaduenne, Maria Luisa Boncompagni. Da una stazione allestita in piena campagna capitolina nella zona dell’attuale Parioli tra Villa Ada e piazzale delle Muse, pronuncerà le parole << URI, Unione Radiofonica Italiana, 1 RO, Targa commemorativa URIstazione di Roma, concerto sinfonico inaugurale >>. Fu il segnale di partenza della prima stazione radiofonica italiana. Subito dopo, toccò alla voce di Ines Viviani Donarelli, violinista, annunciarne da palazzo Corrodi in via Maria Cristina, a due passi dal Lungotevere, la programmazione: << URI, Unione Radiofonica Italiana, 1 RO, stazione di Roma, lunghezza d’onda metri 425.
<A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buona sera.>
Sono le ore 21 del 6 ottobre 1924. Trasmettiamo il concerto di inaugurazione della prima stazione radiofonica italiana per il servizio delle audizioni circolari. Il quartetto composto da Ines Viviani Donarelli, che vi sta parlando, Alberto Magalotti, Amedeo Fortunati e Alessandro Cicognani, eseguirà Haydn dal quartetto opera 7, primo e secondo tempo >>. EIARRestituita la paternità, o meglio, secondo moda, la maternità dei due annunci, le testimonianze dell’epoca ricordano come la rassicurante voce di Maria Luisa Boncompagni, assunta dall’organismo appena creato con il compenso di 500 lire mensili, avrebbe fatto compagnia ai nostri connazionali per un trentennio, fino al 31 maggio 1954, lasciando traccia memorabile in particolare in Sorella Radio, una meravigliosa trasmissione di alto senso civile rivolta ad infermi e malati d’ogni genere.
Al quarto anno di vita l’URI mutò veste e denominazione trasformandosi in EIAR, Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, con un potenziamento delle strutture, un progressivo aumento degli abbonati e il trasferimento della sede, due anni dopo, da Roma a Torino.

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Fatti più in là, giovanotto...

Sigaretta e jeans

 
 IL QUADRETTO
 
Di: Gianni Romeo
 
...mi hai rubato almeno 40 centimetri>. 
<Lei si sbaglia signore,
ho misurato,
cinque passi dei miei
fanno 5 metri abbondanti,
le mie gambe sono due pertiche,
dia un’occhiata,
per questo mi hanno preso
in una squadra di basket>.
 
 
<Sarà come dice lei, ma in ogni caso un giovane che s’impegna nello sport farebbe meglio a non fumare…>. Questo dialogo immaginario potrebbe diventare un giorno realtà.
Divieto nel parcoA Torino, nell’aprile scorso, sui giornali è apparsa la notizia bomba: vietato fumare anche all’aperto, a meno di rispettare le distanze di legge. Notizia bomba per modo di dire, perché in molte parti del mondo già esistono divieti molto severi per frenare l’uso della sigaretta.
Senza andare troppo lontano, a Milano fin dal 2021 una norma recita che occorre una distanza di 10 metri dal vicino-lontano per aspirare una boccata. Di veleno? Su questo punto, sui danni del fumo, studi, ricerche, statistiche d’ogni genere provano che non esistono dubbi. 
Mi conferma uno pneumologo: se tutti smettessero di fumare almeno metà del nostro gruppo dovrebbe cercarsi un’altraFumo al tavolino specializzazione.
Però ci sono i problemi pratici. Come misurare la distanza? Chi se ne incaricherà? Sorgeranno contestazioni?
E l’aria, va considerata anche quella? Se tira dalla parte giusta posso stare a pochi metri dal fumatore, altrimenti anche a 50 mi arriverà addosso la zaffata (o il profumo, fate voi) di un buon sigaro Havana. 

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Benvenuto a Fabio Monti

Fabio Monti 1

 
 
 
IL SALUTO
 
Da questo numero
esordisce su PrimaPagina
il giornalista milanese
Fabio Monti,
che periodicamente
sarà presente
con la sua osservazione attenta
fra sport e cultura.
 

 
Presentazione di: Gianni Romeo
 
 
Fabio Monti,Libro 100 metri
giornalista milanese di 68 anni, esperienze significative con Gazzetta dello Sport e Corriere dello Sport prima di approdare nel 1968 al Corriere della Sera.
  
La sua osservazione attenta fra sport e costume, calcio e in particolare l’atletica leggera ispiratagli dal papà Carlo, velocista azzurro del dopoguerra, terzo nei 100 metri agli Europei di Oslo 1946 e terzo alle Olimpiadi di Londra 1948 con la staffetta 4x100.
 
Tra i suoi libri ricordiamo: I cento metri. Storie, leggende e protagonisti di 100 sprint da ricordare. Scritto in collaborazione con Claudio Colombo. Interstellar. Venti scudetti, due stelle: Milano è nerazzurra scritto con Federico Pistone. Inter. Miracolo a Milano. 2023, il racconto di un anno pazzo e indimenticabile. Il mondo di Piero. Parole, titoli e sfuriate di un grande giornalista: Piero Dardanello, di Fabio MontiRoberto Beccantini.

Spazi di confronto Online

Cellulare uso
  
IL DUBBIO
 
 
Internet e Social:
con Smartphone e PC
rischi e risorse
per i pazienti oncologici
e il personale sanitario.
 
Di: Carola Grimaldi - Serena Villa
 
 
Le comunità di supporto online rappresentano uno strumento ampiamente utilizzato dalle persone che incontrano o che hanno incontrato diversi tipi di problematiche di salute, tra cui la malattia oncologica. L’incontro e lo scambio che hanno luogo all’interno di tali dispositivi consentono ai partecipanti di ricevere un sostegno reciproco, venire in contatto con nuove prospettive Disperazioneriguardanti la propria patologia, normalizzare la propria esperienza di malattia e ridurre l’isolamento sociale. Gli studi sui gruppi e sulle comunità di supporto online rivolti a pazienti oncologici hanno mostrato l’esistenza di diverse tipologie di benefici che i partecipanti possono trarre delle interazioni sul web con persone che vivono la medesima esperienza (Portier et al., 2013). Ad esempio, Rodgers e Chen (2005), hanno evidenziato l’impatto psicosociale che la partecipazione a una community online ha prodotto su un campione di donne affette da tumore al seno, in termini di un aumento dei sentimenti provati di fiducia e speranza. Inoltre, i pazienti sembrano avere la possibilità di vedere ridotte alcune preoccupazioni legate all’esperienza di malattia (Kim et al., 2012).
Appare significativo che alcuni studi (Winzelberg et al., 2003; Beaudoin & Tao, 2008) abbiano rilevato anche una riduzione di sintomi psicologici rilevabili clinicamente quali distress e depressione. Partecipando agli scambi delle community online, le persone hanno l’occasione non solo di condividere le proprie preoccupazioni, ma di riscoprire come una risorsa la possibilità di offrire supporto ad altre persone, vedendo rinforzato il proprio senso di auto-efficacia (Shaw et al., 2000).
Esistono oggi numerose risorse online fruibili dai pazienti oncologici, capaci di offrire un ulteriore supporto oltre Ascoltoa quello fornito da altri dispositivi gruppali quali i gruppi di sostegno e auto-aiuto a cui, talvolta, i pazienti fanno ricorso.
Tuttavia, il crescente utilizzo delle risorse online da parte dei pazienti oncologici e dei loro familiari apre la strada ad alcune considerazioni.
Nonostante i social media possano rivelarsi uno strumento utile per fornire informazioni, per promuovere una continuità delle cure e un modello di medicina centrata sul paziente e, in taluni casi, per rafforzare il rapporto tra medico e paziente, spesso gli operatori sanitari non sono consapevoli dell'importanza delle risorse online (Ben-Aharon et al., 2020). D’altra parte, non è possibile ignorare che negli ultimi anni i social media sono esplosi come mezzo di diffusione di informazioni sulla salute grazie a cui i pazienti hanno accesso a pareri di esperti prima inaccessibili.

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Tre Studi con la partecipazione del GITR - O.D.V.

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I tre Studi in lingua Inglese
sono leggibili e scaricabili cliccando sulle immagini
riportate di seguito

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In ricordo del Professor Thomas E. STARZL

Thomas Starlz

 
 
IL PIONIERE
    
È da poco trascorso
il 60° anniversario
del primo trapianto di fegato
in essere umano,
ad opera del prof. Thomas Starzl.
 
 
Di: Ernesto Bodini 
 
 
È da poco trascorso il 60° anniversario del primo trapianto di fegato in essere umano, ad opera del suo pioniere prof. Thomas Starzl. Ricordare questo episodio e la sua figura credo che rappresenti il simbolo dell’avventura scientifica ed umana, dando sviluppo a quel progresso che avrebbe Trapianto fegatocontribuito a salvare molte vite umane. Un percorso che immagino lungo e difficile il cui inizio per questo luminare risale al 1956-1958, periodo in cui intraprese la sperimentazione dei trapianti di fegato sugli animali; e fu solo dal 1959 che, vincitore di una borsa di studio Markle, si dedicò a tempo pieno al trapianto di fegato. Nonostante le difficoltà e gli insuccessi non si scoraggiò (grazie al suo genio scientifico e forza di carattere), tanto da mettere a punto la metodica del trapianto di fegato in laboratorio con l’obiettivo di applicarla all’essere umano.
Dal 1962 al 1963 eseguì numerosi trapianti renali scoprendo l’effetto antirigetto del cortisone associato alla nota Azatioprina e, il primo Marzo 1963, eseguì il primo trapianto di fegato in un paziente pediatrico che, purtroppo, non ebbe il risultato sperato…
Da questa esperienza comprese che doveva approfondire i complessi problemi connessi al trapianto di fegato, e si convinse che il progresso neiThomas Starzl 1 trapianti, dopo ulteriori e molteplici tentativi, si può compiere solo a piccoli passi. Infatti, i primi successi realizzati da Starzl sono datati 1967-1970, periodo in cui si aprì la strada ai trapianti di fegato in Inghilterra e in Germania e, successivamente, con l’introduzione della Ciclosporina, il trapianto di fegato divenne un intervento di routine. Per quanto riguarda lo xenotrapianto (da animale ad altro animale di specie diverse o all’uomo) il 28 giugno 1992 a Pittusburgh l’équipe del prof. Starzl (con la partecipazione del prof. Luigi Rainiero Fassati – 1936) effettuò il primo trapianto di fegato di babbuino in umano, ma purtroppo il paziente sopravvisse solo due mesi per cause diverse: in parte si pensò alla carenza della produzione di albumina da parte del fegato di babbuino, mentre c’era chi sosteneva che c’era stato un eccesso di somministrazione della terapia antirigetto che aveva provocato infezioni mortali. 

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Sul sentiero di Cicely

Cecily Saunder e Filippo Edimburgo
  
 
IL SEGRETO
 
 
Un “carisma medico”
attraversa il XX secolo.
Il “dolore globale”
e la creazione degli hospice.
 
Di: Ferdinando Garetto
  
 
Nella foto co Filippo di Edimburgo 
Fonte:
Logo Citta Nuova
Nel 1937 Cicely Saunders ha 19 anni e una profonda inquietudine: perché il dolore?
I valori tradizionali non le bastano, per cui si iscrive al corso di filosofia dell’università di Oxford, senza trovare, però, una risposta soddisfacente. Cerca un’altra strada, che la porta ad attraversare tutto il XX secolo, diventando una delle figure più importanti e rivoluzionarie nella storia della medicina moderna per l’approccio al dolore e alla sofferenza. Fino al 1981, quando sul palco prestigioso della Guildhall di Londra, riceve il premio Templeton, il cosiddetto “Nobel della spiritualità”. (Cicely SaundersCicely S nella foto con Filippo di Edimburgo)
Infermiera, assistente sociale, medico
La vita di Cicely è straordinaria, fin da quando, alla vigilia dello scoppio della Seconda guerra
mondiale, diventa un’infermiera “speciale”, sempre alla ricerca dei più sofferenti, degli scartati, degli “inguaribili”. Frequenta le strutture che si occupano dell’accoglienza dei malati
destinati a morire, osserva le modalità di somministrazione dei derivati dell’oppio per lenire le sofferenze. Attraverso l’incontro, cercato, con l’uomo sofferente, si fa strada in lei una nuova prospettiva di spiritualità, che condivide con le suore cattoliche del St. Luke Hospital, con i pastori anglicani della sua comunità, con molti amici ebrei, credenti e non credenti con cui si confronta e dialoga. Le sue colleghe osservano con stupore la sua ricerca degli “ultimi”, ammirano le sue capacità di cura del “corpo malato”. Poi, a seguito di un forte mal di schiena, lascia il lavoro di infermiera e diventa assistente sociale. Un ruolo originale per l’epoca, che la porta ad entrare nelle case e nelle famiglie, scoprendo un’altra dimensione del dolore: la povertà e soprattutto l’impoverimento legato alla malattia.
Capisce l’importanza delle “reti” sociali, familiari e comunitarie. Anche in questo lavoro è apprezzata per concretezza ed St. Lukes Hospitalentusiasmo. Ma ha nostalgia dei “suoi” malati.
Il medico che lei accompagna, Barrett, le dice: «Signorina, vada a studiare medicina. Perché sono i medici quelli che trascurano i morenti!».
Così inizia una nuova avventura: a 40 anni diventa medico, un “grande” medico, universalmente riconosciuto e stimato. I suoi articoli sulla “terapia del dolore” sono i capisaldi di una nuova specializzazione: elabora il moderno approccio delle cure palliative basato sulla collaborazione in équipe tra diverse figure professionali, ciascuna con la propria dignità e autonomia.

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Un saluto a Roberto Beccantini

Roberto Beccantini

 
IL BENVENUTO
 
Da questo 
primo numero
del 2024
<PRIMAPAGINA> si avvale,
e lo farà periodicamente,
della collaborazione
 
di Roberto Beccantini
 
prestigiosa firma
dello sport e della cultura.
 
Roberto Beccantini è un esploratore che non sazia mai la sua curiosità.
 
Presentazione di: Gianni Romeo
 
Roberto BeccantiniLibro Juventus
Dalla sua Bologna dove muove i primi passi nel giornalismo approda non ancora ventenne a Torino, Tuttosport, dove rimane un decennio scalando presto le gerarchie del calcio.
Si mette in luce per lo stile asciutto e i giudizi taglienti che non cercano applausi compiacenti, ma fotografano verità anche scomode.
Questo sarà sempre il suo marchio di fabbrica. 
Poi il salto a Milano, Gazzetta dello Sport, inviato speciale a tutto campo fra Campionati Mondiali e Olimpiadi, il ritorno a Torino come responsabile della redazione sportiva de “La Stampa”, vari libri e collaborazioni di prestigio, scelto tra l'altro da France Football come rappresentante italiano nella giuria del <Pallone d’oro>.
 
Oggi è l’Editorialista Sportivo del Fatto Quotidiano.

Gigi Riva nell'isola del Tesoro

Gigi Riva 2

 
 
 
IL PERSONAGGIO
  
Riva,
 
il campione del calcio
che pur di non lasciare Cagliari
rifiutò i milioni
di Juve, Milan, Inter.
 
Di: Roberto Beccantini
  
 
 
Era sempre là, tesoro dell’isola. Con i suoi amori, le sue cicatrici, il suo orgoglio.
Raccontare Luigi Riva, eternamente Gigi, adesso che se n’è andato a 79 anni, tradito da quel cuore che non aveva mai nascosto, significa entrare a gamba tesa su un pezzo di storia e nei sentimenti di tutti coloro che lo hanno adottato fino ad amarlo, i sardi, e fino a invidiarlo, gli avversari. Perché Gigi Riva è stato il più grande attaccante italiano delRiva Dopoguerra. Ha portato il Cagliari alla leggenda dello scudetto (1970), è stato campione d’Europa nel 1968 e vice campione del Mondo in Messico, sempre nel ‘70.
Detiene ancora oggi il record di gol in Nazionale: 35 in 42 partite.
Tre volte capo-cannoniere, in serie A ne firmò 156, e chissà quanti sarebbero stati se solo avesse potuto contare sul liberismo normativo della sbronza moderna: dal mani-comio al fuorigiochicidio, dagli autogol strozzati in culla al potere rubato ai difensori e venduto ai cacciatori, di frodo e non. Portava il numero undici, mancino fino al midollo, Gianni Brera lo ribattezzò «Rombo di Tuono». Per come tirava, per come riempiva la ciccia delle partite. Non un lampo: un tuono. Definirlo attaccante è riduttivo. Riva era l’attacco. Lo copriva tutto, per tutti. Era, quel Cagliari, il Cagliari di Manlio Scopigno detto il filosofo. Un sabato sera entrò nella camera in cui Riva, Enrico Albertosi, Bobo Gori e Cesare Poli stavano giocando a poker. Fumavano come turchi. Il sabato sera. La vigilia della partita. Il massimo della trasgressione. «Disturbo se fumo?», chiese. Il giorno dopo il Cagliari vinse. Naturalmente.
E quel braccio di ferro al vecchio Comunale di Torino che, in pratica, sancì il titolo.
Juve CagliariEra il 15 marzo del ‘70: due a due con la Juventus, cioè la Fiat, cioè il potere.
Sull’uno pari, Concetto Lo Bello decretò un rigore pro Madama. Albertosi lo parò a Helmut Haller. Figuriamoci se per il tiranno di Siracusa, così come è passato alla storia l’arbitro più arbitro (e arbitrario) che abbiamo avuto, poteva essere un «epilogo» alla sua altezza.
Lo fece ripetere. Pietro Anastasi lo realizzò. Pierluigi Cera, Albertosi, tutti gli saltarono addosso. Anche Gigi: «Dimmi cosa devo dirti per essere espulso». Tranquillo, gli fece don Concetto, buttate la palla in area. Agli ordini. Ne arrivò una all’82’. Una mischia, Riva accerchiato, sfiorato, un fischio. Rigore.

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Progetti di ricerca promossi dal GITR. Un mondo da esplorare...

 
Team
LA RICERCA
 
Tre progetti
con la descrizione degli obiettivi
relativi al 2023,
una panoramica
dell'attuale stato degli studi,
ed il prospetto
per gli interventi del 2024.
 
 
N.°1
L’impatto psicosociale dei tumori rari
Indagare la Qualità di Vita e i bisogni dei pazienti
affetti da melanoma, da sarcoma e dei loro caregivers
 
Progetto di: Carola Grimaldi
 
La letteratura testimonia l’ingenza dell’impatto non solo fisico, ma anche psicologico, spirituale e sociale che il cancro produce sui pazienti e sui loro familiari.
Le ricadute psicosociali del tumore hanno un impatto non solo sulla salute mentale dell’individuo, ma anche sulla sua salute generale: un prolungato distress emotivo, infatti, è in grado di ridurre la compliance al trattamento del paziente e aumentare il rischio di progressione di malattia, producendo indirettamente un aumento dei costiQualita di vita sanitari. Pertanto, per soddisfare i diversi bisogni di salute dei pazienti e dei loro caregivers, è necessario un lavoro di équipe che coinvolga diverse figure sanitarie e che permetta una presa in carico globale e integrata, secondo un modello multidisciplinare auspicato dalle linee guida ufficiali, e che è ormai consolidato nell’Oncologia del P.O. San Giovanni Bosco.
Poiché gli specifici bisogni legati all’esperienza di malattia non sempre corrispondono a quelli verbalizzati dai pazienti e dai loro caregivers, e pertanto possono essere ardui da riconoscere, emerge la necessità di possedere un modello integrato di clinica e di ricerca che sia in grado sia di rilevare tali bisogni che di rispondere ad essi.
 
N.°2
Ma tu che ne sai del cancro?
Progetto di prevenzione
agli stili di vita sani negli adolescenti
 
 Progetto di: Carola Grimaldi - Serena Villa
 
Il periodo dell'adolescenza è caratterizzato da profondi mutamenti a livello fisico, psicologico e sociale a causa dei quali i giovani possono sperimentare atteggiamenti che Stili vitamettono a rischio la propria salute futura. Le motivazioni che sottendono tali comportamenti dipendono da un complesso processo multifattoriale che comprende fattori di rischio ambientali, socio-demografici e comportamentali-individuali. Per aiutare al meglio ad esprimersi e a dare il proprio contributo è importante tenere conto dei compiti evolutivi che i giovani devono affrontare nel corso di questa fase, in cui si verificano importanti trasformazioni fisiche, cognitive, emotive e sociali. In questo periodo di crescita gli adolescenti cercano di comprendere sé stessi, costruire relazioni significative e affrontare le sfide che si presentano lungo il percorso verso l'età adulta attraverso una serie di processi che coinvolgono l'esplorazione, la sperimentazione e la riflessione su vari aspetti della propria vita.Per prevenire il ricorso a condotte a rischio, è di fondamentale importanza dotare i giovani di quelle competenze socio-affettive che l’Oms definisce come “life skills”, abilità fondamentali per mettersi in relazione con gli altri e per affrontare i problemi, le pressioni e gli stressors della vita quotidiana.
 
N.°3
La “presa in carico” psicologico-clinica e psicosociale
delle famiglie fragili di pazienti oncologici anziani
 
Progetto di: Carola Grimaldi - Serena Villa
 
L’incidenza del cancro sta crescendo rapidamente in tutto il mondo; questo riflette sia il fenomeno dell’invecchiamento e dell'aumento della popolazione, sia i cambiamenti nella prevalenza e nella distribuzione dei principali fattori di rischio per il cancro, molti dei quali sono associati allo sviluppo socioeconomico. La malattia oncologica costituisce un’esperienza complessa da affrontare per i malati, i familiari e anche per i Servizi Sanitari che si prendono carico della patologia. Molte ricerche evidenziano che a seguito dellaSupporto Psicologico 1 diagnosi pazienti e familiari possono sperimentare sintomatologia ansiosa e depressiva, livelli elevati di sconforto, insoddisfazione, una maggiore sensazione di scoraggiamento e demoralizzazione. Secondo un'indagine ISTAT del 2015 i caregivers in Italia sono circa 8 milioni e mezzo, di cui circa 7 milioni svolgono la loro attività di assistenza nei riguardi di loro familiari. Tuttavia, attualmente le famiglie costituite da persone sole rappresentano circa un terzo del totale delle famiglie e le coppie senza figli rappresentano circa il 18-20% dei nuclei familiari, provocando significative ricadute sui modelli di assistenza e sulla figura e il ruolo dei caregivers, con un costante aumento di persone anziane nel ruolo di caregivers di pazienti anziani, con maggiori bisogni di salute e spesso la mancanza di possibilità di trovare altre forme di assistenza sul territorio.
  

Elsa Morante: la storia non muore


Elsa Morante
 
 
  
LA CARTOLINA
 
Di: Augusto Frasca
 
Torna alla ribalta
grazie alla tivù
un capolavoro
della grande scrittrice
Elsa Morante, dal titolo
 
"LA STORIA"
 
 
La didascalia in copertina nella prima edizione del gennaio 1974 era contemporaneamente una penosa riflessione sul passato e una consapevole, sofferta profezia: ‘uno scandalo che dura diecimila anni’. Sul frontespizio, la frase di un sopravvissuto nell’esplosione atomica di Hiroshima del 1945: ‘non c’è parola, in nessun linguaggio umano, capace di consolare le cavie che non sanno il perché della loro morte’. Subito, all’inizio, la cadenza letteraria delle prime righe di un romanzo che per il tema trattato e l’originalità dell’autriceLa Storia   Morante avrebbe sconvolto l’editoria nazionale del tempo: ‘un giorno di gennaio dell’anno 1941, un soldato tedesco di passaggio, godendo di un pomeriggio di libertà, si trovava, solo, a girovagare nel quartiere di San Lorenzo…’. Elsa Morante non era nuova alla narrativa, essendosi imposta all’attenzione della critica letteraria – se non, nelle fasi iniziali, alle leggi del mercato – con le sue prime opere, Menzogna e sortilegio del 1948, vincitrice del Premio Viareggio in abbinata con I fratelli Cuccoli di Aldo Palazzeschi, e soprattutto L’isola di Arturo, pubblicato nel 1957 e segnato dall’affermazione nel Premio Strega, nelle cui pagine emergeva, al tempo tutt’altro che usuale, il tema dell’omosessualità e l’inconciliabilità tra un padre e un figlio.

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    Si dice, con ragione, che la nostra sia la civiltà degli sprechi. Purtroppo, tra i tanti si devono annotare i farmaci.
     
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    I SEGRETI DELLA
    CHEMIO-TERAPIA
     
    SVELATI
    IN UN LIBRO
    DELL’AIOM
     
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    INFORMAZIONI
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    a cura di Alessandro Minisini
     
    Dipartimento Oncologia
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