L'acronimo O.D.V. sostituisce la sigla O.N.L.U.S. precedente


Il gruppo in oncologia: funzioni terapeutiche e esperienze cliniche nella pratica multidisciplinare


Non è necessario avere le parole giuste: nel gruppo ci si può semplicemente raccontare, o anche solo esserci (Winnicott, 1965): le parole possono trovare spazio ma anche il silenzio ha valore (Kaës, 2010). Spesso ciò che all’inizio sembra indicibile, nel gruppo prende una forma nuova, più leggera e più vicina alla vita (Neri, 2004). Quando questo accade, il gruppo assume una funzione terapeutica e la sofferenza, da vissuto solitario, diventa esperienza umana condivisa.
4 Maggio è per sempre
IL QUADRETTO

Affrettiamo il passo verso casa e papà, prudente, ragiona. Per quel poco che i giornali dedicano allo sport in quei primi anni di pace dopo tanta sofferenza, in effetti avevamo letto che il Torino aveva accettato un invito del famoso club di Lisbona, il Benfica, per giocare una partita amichevole organizzata per festeggiare Francisco Ferreira, bandiera del Benfica e della Nazionale portoghese.
fra di noi, soprattutto del Toro, lo squadrone invincibile, quattro volte di seguito campioni d’Italia, e l’orgoglio della Nazionale che per dieci undicesimi dava il colore azzurro ai granata, Mazzola e Maroso e Ossola e tutti erano i nuovi eroi che davano ossigeno e speranze di gioia ai giovani. Giunti a casa quella sera poche parole, la Mimma lì per lì non capisce, poi più sveglia di tutti in un’epoca senza televisione, con la radio piuttosto reticente, si affida al telefono e chiama a Torino suo cugino Renzo che sa sempre tutto. Torna in cucina pallida, non c’è bisogno di conferme. I volti, le parole i silenzi sono scolpiti nella mia memoria. Come le lacrime, per la prima volta ho visto mio papà piangere.
E qualche giorno dopo, ai funerali, era un milione di persone a piangere. Tifosi del Toro o della Juve, vecchi e giovani, donne di ogni età, erano tutti fratelli e sorelle a dare l’ultimo saluto agli Invincibili.
Il GITR al Convegno SICP di Piemonte e Valle d'Aosta


2025 - Eventi Annuali GRUPPO ITALIANO TUMORI RARI - O.D.V.


1 Borsa di Studio per Data Manager presso l’Ospedale San Giovanni Bosco per la conduzione degli Studi Clinici
14 Studi Clinici Policentrici in atto: tumori rari e sarcomi, tumori del polmone, tumori della testa e collo, tumori della mammella, tumori del colon, terapie di supporto e cure palliative, farmacoeconomia e farmacovigilanza
1 Congresso Internazionale “Onconephrology” in collaborazione con l’Università di Torino, l’Università di Cagliari e la Mayo Clinic di Rochester (USA)
1 Borsa di Studio per una Psico oncologa a supporto dei Caregiver dei Pazienti con Tumori Rari in cura presso l’Ospedale San Giovanni Bosco
1 Borsa di Studio per una Psicologa della Lega Italiana contro i Tumori (LILT) responsabile del Progetto di Formazione di Caregiver di Malati soli o in gravi difficoltà economiche




Le conseguenze “sottotraccia” delle crisi geopolitiche attuali

a sua volta spinta da un progresso tecnologico vorticoso per rapidità ed intensità. E cosi le spinte isolazioniste ed autocratiche portano all’abbandono delle collaborazioni (e dei finanziamenti) nei grandi organismi internazionali, che avevano ed hanno per obiettivo finale lo sviluppo pacifico del pianeta attraverso il miglioramento delle condizioni socio-economiche dei paesi e delle popolazioni più povere.
Gravidanza in donne BRCA mutate

considerata generalmente sicura se gestita in centri specializzati con supporto multidisciplinare. Dati limitati sono disponibili per mutazioni più rare (p53, PTEN, STK11, MLH1, MSH2, MSH6, PMS2, CHEK2, ATM), per le quali non è possibile formulare raccomandazioni definitive.
Rodolfo Valentino - Il primo latin lover della storia

Nord, primo al mondo, le bandiere italiana, norvegese e statunitense, le tre nazioni che avevano contribuito alla realizzazione della storica impresa. Ma nel giorno di piena estate di cento anni fa gli esiti di quel lutto furono imprevedibili, e mezza America fu attraversata da scene di straordinaria follia, un’isteria collettiva tipica delle masse fuori controllo, con decine di suicidi di anime infrante. Non quindi l’annuncio dell’esplosione di un conflitto mondiale o di una irreversibile paralisi economica della nazione: solo la notizia della scomparsa di un attore. Ma quell’attore, giunto anni prima oltre Oceano da un’anonima località pugliese, bruciato appena trentunenne da una peritonite fulminante, entrato di diritto da gigante dello schermo e in versione leggendaria nella cultura popolare del tempo, era Rodolfo Valentino da Castellaneta, vale a dire l’uomo padrone delle fantasie e dei cuori femminili di mezzo continente da quando aveva invaso con la propria immagine di italiano a
trecentosessanta gradi, con il carico retorico di romanticismo, di seduzione e di ambiguità, il mondo cinematografico di Hollywood, un mondo pronto di lì a poco ad abbandonare l’epoca del muto imperante dall’inizio del secolo e deciso ad affrontare le incognite e le novità delle nuove tecnologie. Riguardando vecchi spezzoni dei Quattro cavalieri dell’Apocalisse, dello Sceicco e di Sangue e Arena, pellicole sorrette da una tensione artistica non proprio di prim’ordine e tuttavia capaci di turbare senza ritegno, da Hollywood a Manhattan, coscienze ed ormoni d’innumerevoli schiere di signore d’ogni età, si comprende la portata dell’irresistibile empito nostalgico che suggerì alle milizie sedotte dal fascino del primo, insuperato
latin lover del cinema mondiale, di celebrarne la scomparsa in due distinti funerali, l’uno a Hollywood, l’altro a New York. Fu lo stesso empito che anni dopo, era il 1956, in occasione di una trasferta californiana e in visita di curiosità nel Mausoleo della Cattedrale dell’Hollywood Forever Cemetery di Los Angeles, indusse l’indimenticato maestro ed amico Vanni Lòriga a notare come, “era scomparso da trent’anni, ma attorno alla tomba di Rodolfo Valentino incontrammo elegantissime vecchiette, capelli platinati, cappellini spericolati come avrebbe detto ad un microfono televisivo l’amico Paolo Rosi, che gli recavano fiori: un tributo senza tempo e senza confini, sottratto all’oblio e destinato all’eternità”.
2025 - Fondazione AIOM - I numeri del cancro in Italia 2025
La Desistenza Terapeutica - Oncologia: da acuzie a cronicità

*SC Oncologia ASL città di Torino
°Farmacia Ospedaliera Ospedale Mauriziano
#Rete oncologica Piemonte e Valle d’Aosta

Si fa presto a dire “SIMULTANEE”...

fin dall’inizio del percorso, prendendo un ruolo via via più rilevante nel decorso della malattia. Per molti anni però quell’intuizione è rimasta inattuata, se non nelle generiche “terapie di supporto” per il controllo degli effetti collaterali di chemio e radioterapia (1).
Si può dire che il desiderio di integrarsi maggiormente con i servizi di cure palliative nasca in quegli anni anche dalla “sofferenza” degli oncologi nel dover gestire da soli una fase tanto delicata. Particolarmente accurato, nella descrizione delle problematiche che rendono difficoltoso il passaggio dalla sospensione dei trattamenti alla presa in carico dei bisogni globali della persona in fase avanzata di malattia, il lavoro di Peppercon del 2011 (3) che evidenzia i “punti critici” per gli oncologi e l’importanza di un’integrazione precoce con i palliativisti:
PREVENZIONE SERENA, lo screening di fiducia



























