"Le Parole che Curano" - La Fiducia


A cura di: Davide Deangelis


Ma è proprio così? In primo luogo, sebbene si faccia un largo uso della parola sfiducia, in relazione alla attuale situazione economico-politica nazionale ed internazionale, nonché si alimenti una diffidenza xenofoba come unica soluzione verso una eterogenea congerie di problemi, nutrire e conservare la fiducia verso l’altro e le istituzioni (anche se oggigiorno deludenti) è segno non di incoscienza, bensì di senso civico, di desiderio di appartenenza, di condivisione, di difesa del bene comune, o, con le parole di Bauman, di impegno verso la comunità. Fiducia è fondamentalmente voglia di relazione, seria, sicura, attendibile, affidabile. Il termine stesso affonda le sue origini dell’impianto giuridico e sociale di Atene e Roma. In latino infatti, oltre al lemma fiducia esisteva un suo sinonimo che possedeva un’estensione semantica maggiore: fides. Vocabolo che condivideva la stessa grafia, al nominativo, della parola corrispondente all’italiano corda. Se consideriamo che essa era usata per la costruzione degli strumenti, potremmo indugiare in immagini ed associazioni di pensiero molto profonde: la fede rappresenterebbe un saldo legame con l’altro (l’Altro?) capace di far risuonare il nostro animo (anima?) toccando le corde più recondite del nostro cuore. Ma il termine fides ha una densità di significato difficilmente esauribile nella traduzione italiana, perché esso vuol dire anche credenza, coscienziosità, sicurezza, verità, impegno, promessa. Concetti espressi anche dall’equivalente vocabolo greco πίστις, se possibile, ancora più polisemico, perché indicava addirittura onestà e prova. qualunque negozio giuridico pubblico o privato tra cittadini romani.