
IL QUADRETTO
Di: Gianni Romeo
I nonni emigranti in Germania,
il nipote giocatore a Monaco…
Caccuri è un paesino della profonda Calabria arrampicato a metà strada fra il mare e la Sila, un migliaio di abitanti quando la stagione sorride, piacevole per l’anima e il corpo soggiornarci, passeggiare nel borgo medioevale, le mura hanno tanto da raccontare. Ma che ci fai d’inverno? Che ci fai se vuoi costruirti una vita? Perciò Giuseppe e Rosa sposi novelli, allertati da un cugino coraggioso esploratore, mettono la prua verso la
Germania con una valigia stipata di niente, un misero portafoglio, un dialetto calabrese incomprensibile ai più, qualche parola di italiano, nemmeno una di tedesco. Ma una fabbrica petrolchimica a Mannheim, a sud di Francoforte, ha garantito il posto. Tanto basta.
Giuseppe dovrà restarsene nudo quattro giorni per via delle accurate visite mediche, alla mensa attende paziente una settimana che un turco compagno di ventura gli passi la sua ciotola per avere la minestra. Non supera il metro e 70 di altezza Giuseppe, la sua Rosa gli arriva al naso, ma sono impastati nel bisogno e nella speranza.
Siamo alla fine degli Anni Cinquanta, spira aria di ottimismo nel mondo occidentale.
Un salto in avanti. Il ritorno in Italia, Torino, la Fiat mamma accogliente. Nasce Filomena detta Nuccia, poi Rosario
battezzato Luigi perché il rosario è una preghiera non un nome proprio dicono all’anagrafe e bisogna aggirare l’ostacolo. Il tempo corre. Rosario incontra Laura, il primo figlio è Manuel Giuseppe, un compromesso fra la modernità e la tradizione che impone i nomi dei nonni, il giovane è moderno davvero, sportivo, si fa notare come nuotatore, judoka, pattinatore… La natura già generosa con Rosario dà il meglio a Manuel, 1,88 già alle scuole medie.
Cosa farai da grande, chiedono al ragazzone? Vuole provare anche il football. Vicino a casa, zona Mirafiori, c’è una società che porta il nome curioso di un pesce tropicale, Barracuda, lui al calcio non dà del tu, terzino è il massimo cui possa aspirare.
Gioca la prima partita il 27 settembre del 2015 a 9 anni, subito due gol. Proprio quel giorno muore il nonno.
Proprio quel giorno Manuel si apre le porte per la Germania, ma ancora non lo sa. Si fa largo in fretta nella jungla pallonara, dal Barracuda al Pozzomaina, un altro club di volenterosi dilettanti.
A suon di gol il terzino è diventato attaccante, c’è il salto verso il top, la Juventus.
E la Nazionale under 16 naturalmente, che attira uno sguardo attento dall’estero, nientemeno che dal Bayern Monaco per quel giovanotto
dai riccioli biondi, dal carattere focoso e dal gol facile. La strada della vita è in discesa, anche il destino sembra dargli un segno di benevolenza. In quel terribile giorno genovese, 14 agosto 2018, con il ponte Morandi che si sbriciolava causando 43 vittime, l’auto di papà Rosario, di Laura, di Manuel, del fratellino Ariele in vacanza si era
bloccata dietro a un Ducato appena prima del crollo. Pochi secondi, quattro giovani vite nel ruolo di spettatori impotenti e terrorizzati davanti a un incubo.
Peccato che il nonno non ci sia più, che Manuel Pisano non possa raccontargli l’occasione del Bayern accolta al volo, l’impatto con la Germania ben diverso, quasi settant’anni dopo. Un campus per i giovani del club, cinque allenamenti la settimana, una confortevole
camera a due letti, la scuola internazionale alla quale si è accostato già con un po’ d’inglese nel bagaglio, ora studia anche il tedesco e studia a 16 anni un calcio che non osava nemmeno sognare.
Il nonno è lassù, a Rosa spuntano due lacrime anche per lui, ora le sembrano meravigliosi gli anni di sacrifici nella fabbrica petrolchimica che hanno propiziato questo Buon Natale.