I Quadretti - Elogio del nuoto: "Acqua azzurra, acqua chiara..."
IL QUADRETTO
Di: Gianni Romeo
...così cantava Lucio Battisti.
Nella piscina di Budapest
i giovani italiani/italiane
sono stati applauditi
dal mondo,
un esempio di gioventù
viva, forte, capace.
La celebre canzone di Battisti e Mogol è tornata a fischiare nelle nostre orecchie dopo la metà di giugno, quando un gruppo fantastico di nuotatrici/nuotatori italiani ha dipinto di tricolore la piscina di Budapest. Parliamo di sport, ma fino a un certo punto. Taceva il calcio, il ciclismo era assopito in attesa del Tour ed è stato riposante anche per via delle temperature bollenti dedicare occhi e attenzione ai teleschermi, dove molto spazio veniva dedicato ai campionati mondiali di nuoto. Immaginiamo la sorpresa, la scoperta per molti ritrovare l’Inno di Mameli innescato da giovanotti ben muscolati, ragazze magari filiformi ma fatte d’acciaio che erano lì a contendersi il successo contro statunitensi, australiani/e, inglesi, eccetera.

Ragazzi e ragazze scoprono che è anche compagna, poi occasione di sfida. A questo punto entrano in ballo i genitori, le famiglie. Perché gli istruttori convincono i più dotati a proseguire l’attività, ancora un paio d’anni magari… E quel paio d’anni diventano spesso una bella porzione di vita. A mano a mano che il giovane, la giovane
crescono in età e bravura è necessario dedicare ore alla piscina, per completare il percorso. Ma chi li accompagna, chi li assiste, chi paga? Quei talenti che a Budapest hanno innescato spesso l’inno di Mameli o in ogni caso sono arrivati alle soglie della celebrità conquistandosi il diritto alla partecipazione mondiale nella squadra azzurra (accidenti se è poco!) hanno tutti alle spalle una lunga storia di amorevole assistenza, di sacrifici a volte non immaginabili.

Lo chiedo a Giorgio, un papà per tanti anni compagno di lavoro e di Giri d’Italia per chi scrive: <Con mia moglie Sita abbiamo messo al mondo tre figli,
Ludovico (classe 2002), Eleonora (2005) e Federico (2008). Sono diventati nel tempo tre nuotatori agonisti, il che sembrerebbe una splendida notizia, ma senza una totale dedizione familiare i loro sogni sportivi sarebbero svaniti sul nascere. In Italia per nuotare ad alti livelli è indispensabile una enorme disponibilità di tempo, di passione, di denaro da parte dei genitori. Levatacce prima dell’alba per accompagnare in piscina i figli che spesso si allenano prima dell’orario scolastico, notti quasi in bianco quando si torna da una trasferta. E poi il discorso economico…>. Giorgio snocciola tante cifre, è un computer, difficile stargli
dietro, ma il conto è presto fatto. C’è l’iscrizione qua, la visita medica là, il fisioterapista, il nutrizionista, il costume di gara in fibra particolare… Soltanto quando si arriva al top arriva lo sponsor tecnico o l’offerta del club militare per offrire stipendio e assistenza.


È il momento dell’emersione, termine mai così appropriato parlando di acqua…
Una medaglia non dovrebbero meritarla pure quei genitori che sono un po’ badanti, un po’ allenatori, un po’ sponsor, un po’ tutto? Risponde Nella, a suo tempo nuotatrice, oggi divoratrice delle gare in tivù: <È un’idea romantica quella di spartire la medaglia fra l’atleta e chi è stato decisivo per lanciarlo in orbita. I genitori fanno per mestiere i genitori, ci sono quando occorre.

Ecco, è stata lei, sono i figli che consegnano ai genitori la medaglia della riconoscenza>.