Cartoline dal Passato - Le vite incrociate di Ugo e Raimondo
LA CARTOLINA
Di: Augusto Frasca
Li univa la primavera del 1922.
Erano nati a poco più
di un mese di distanza l'uno dall'altro.
Il primo, Ugo,
il ventitré marzo, a Cremona.
L'altro, Raimondo,
il 7 maggio, a Roma.
In quella che risultò essere la congiuntura più drammatica della storia nazionale, le loro vite si incrociarono per la prima volta a ventuno anni, entrambi tra le fila della Repubblica Sociale Italiana. Andò peggio a Raimondo, rinchiuso, assieme a futuri protagonisti del mondo dello spettacolo come Giorgio Albertazzi, Dario Fo, Walter Chiari, Enrico Maria Salerno, ad un giovanissimo Pino Dordoni, olimpionico di marcia nel decennio successivo, nel campo di concentramento di Coltano, due passi da Pisa. Si ritrovarono dieci anni dopo dinanzi alle telecamere di una RAI da poco
alle prese con lo strumento tecnologico che di lì a poco avrebbe invaso case e famiglie suggerendo, rivoluzionando e condizionando abitudini e rapporti dell'intera società italiana. Dal 1954, fino al 1959, Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello furono tra i dominatori delle scene televisive nazionali. Lo spettacolo più noto della coppia, Un due tre, fu quanto di meglio realizzato nella storia del varietà televisivo.

Ma fu proprio una puntata del loro spettacolo – la parodia, dissacrante, di un incidente accaduto alla Scala al presidente della Repubblica Gronchi in occasione della visita del collega francese Charles De Gaulle – a comprometterne la durata: in meno di ventiquattrore, dagli uffici di via Teulada, una telefonata del direttore generale Ettore Bernabei annunciava l'allontanamento dei due attori dagli schermi dell'Azienda di Stato.
Come sovente accade nei casi della vita, quell'allontanamento fu fortuna per entrambi. Già impegnato nel


Diversa la sorte del suo antico compagno d'avventura, subito avviato ad una carriera che di lì a poco, insieme ad altri fuoriclasse quali Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Monica Vitti, Mariangela Melato, Giancarlo Giannini, ne avrebbe fatto uno dei massimi esponenti di quella
che sarebbe passata alla storia della cinematografia nazionale, e la definizione va stretta ad ognuno degli attori citati, come Commedia all'italiana.

Occorrerebbe un calendario per citare l'eccezionale versatilità, successi e premi di Ugo Tognazzi sul doppio versante comico e drammatico, e anche teatrale negli ultimi anni di vita, compreso, nel 1986, a Parigi, il percorso a rischio, magnificamente superato, nel pirandelliano Sei personaggi in cerca d'autore in lingua francese, interpretazione che lo consacrò, anche per la sua contiguità professionale con mostri sacri d'oltralpe come Philip Noiret, Michel Serrault e Michel Piccoli, come l'attore italiano
più ammirato oltre confine.

Lo spazio ci consente tuttavia di ricordare alcune pellicole che, fra le 153 interpretate, a parere di chi scrive rappresentano spesso il meglio registrato nella storia della cinematografia, e non solo italiana, dal Federale ai Mostri, da In nome del popolo italiano – difficile dire, tra i due mattatori Tognazzi-Gassman, chi prevalga – alla Tragedia di un uomo ridicolo, da Amici miei, l'ultima creazione di Pietro Germi, passata nelle mani di Mario Monicelli dopo la scomparsa del regista genovese, nella memorabile interpretazione del conte Lello Mascetti, al Vizietto, in esplosiva accoppiata con Michel Serrault.

I cimiteri di Velletri e del Verano ne conservano, rispettivamente, memoria visiva.