Per una migliore qualità di vita in oncologia

Percorsi espressivi
attraverso arte e cultura
In ogni malato,
in particolare
quello oncologico,
può essere importante
stimolare iniziative
volte all’espressione
del proprio essere
e del proprio esistere.
Di: Ernesto Bodini
Il cancro, si sa, è una fonte di forti emozioni negative: dolore, sofferenza, paura, morte, per sé e per gli altri. Sia pur anche a livello simbolico e inconscio, la stessa parola “cancro” è sufficiente a creare un disagio emotivo nella maggior parte delle persone, sino ad evocare il concetto della propria morte. La malattia fena la vita e in molti casi la oscura... Concetto che, soprattutto la società moderna, tende a negare aggrappandosi a tutti i mezzi della tecnologia, con la falsa illusione di poterla sconfiggere… Le emozioni, anche se molto forti, sono le stesse che risultano essenziali per la vita psichica di ogni individuo e costituiscono la base sentimentale di ogni comportamento umano.Tutte considerazioni note, ma ogni volta è bene ricordare soprattutto a chi “non soffre” che ogni dove la malattia frena la vita e in molti casi la oscura sino a rallentarne il ritmo. Scandisce il tempo nel tentativo, non tenue, di aggrapparsi alla speranza: ultima “risorsa” per continuare a vivere. Ed ancora. Quando si accanisce moltiplicando i sintomi e il dolore, la malattia crea una frattura, trasforma ogni cosa che fa parte del quotidiano... tanto da impadronirsi della mente e dell’anima; non dà tregua né tra le mura di un ospedale e a volte nemmeno tra quelle domestiche. Ma in ogni malato, in particolare quello oncologico, la reazione alla malattia è diversa e va considerata, compresa e per quanto possibile condivisa sia da parte dell’operatore sanitario che dei famigliari... Quindi, “Capire per curare”, così titolava un articolo apparso sul settimanale Panorama nel 2007 per introdurre l’argomento tumori e psicologia, nel corso del quale lo psichiatra Luigi Grassi di Ferrara precisava: «…il cancro, più di ogni altra patologia, non colpisce solo il corpo ma coinvolge la psiche, producendo una dissoluzione del mondo e intaccando la vita nei suoi significati più profondi». Ma tutto questo può bastare a sostenere il paziente oncologico? È evidente che creare modelli di intervento psicoterapeutico per questi malati dovrebbe essere un obiettivo di cura e la Psiconcologia, ad esempio, insiste sul dialogo e interazione attraverso il conoscere, il capire e l’ascoltare… e magari stimolare iniziative volte all’espressione del proprio essere e del proprio esistere.
Dal Progetto del 2006 “Narrare la malattia

Tra le attività realizzate il concerto spettacolo Passioni Cabaret per raccontare, evocare, provocare e suggerire cos’é la vita e le sue passioni, senza remore e indugi… L’esposizione iconografica “Aiutami a non aver paura” del laboratorio di oncologia infantile (ospedale “Regina Margherita”) in una raccolta di disegni dei bambini costruita dall’associazione Antescena in collaborazione con gli operatori sanitari e gli insegnanti. Attivazione del Laboratorio di musicoterapia, suddiviso in due momenti (operatori sanitari e pazienti e loro famigliari), costituito da dialogo sonoro, manipolazione di strumenti, ascolto, uso di colori, rilassamento… Come pure il Laboratorio di arti terapie comprendente piccoli musei sentimentali sull’equinozio d’autunno costruiti individualmente o in piccoli gruppi attraverso un laboratorio di creazioni fatto con oggetti vari e materiale povero, unitamente a parole e musiche. Un Incontro esperenziale/seminario con l’Associazione Salute Donna dedicato alla presenza e consapevolezza attraverso tecniche di ascolto per imparare a vivere nel momento, sperimentare una possibilità di autonomia dalle ansie quotidiane, paure ed angosce. Un Incontro esperenziale/seminario con l’Associazione Antescena fatto di racconti, testimonianze, piccole esperienze teatrali pratiche per avvicinare attraverso il sentimento teatrale l’universo delle paure e delle gioie di operatori e familiari nell’incontro con il bambino malato di tumore.
CONTINUA...