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PRIMA PAGINA 2019 - N. 2
 
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PRIMA PAGINA ARCHIVIO

Un Benvenuto e un Grazie

Gianni Romeo

 
 
L'AIUTO
 
Un grande giornalista
aiuterà il GITR.
 
A pochi mesi
dalla scomparsa
del caro Michele Fenu,
annoverariamo
tra i nostri sostenitori
un'altra firma del 
giornalismo torinese.
 
 
 
 
 
Sono passati pochi mesi dalla scomparsa del grande amico giornalista Michele Fenu e, grazie alla Signora Fenu possiamo oggi annoverare tra i nostri sostenitori un'altra grande firma del giornalismo torinese.
Il Dottor Gianni Romeo lavorerà con noi, prendendo le redini del portale GITR, come fece Michele in modo grandioso per alcuni anni.
Gianni Romeo, torinese DOC, ha scritto pagine memorabili sullo sport nei maggiori giornali italiani, mostrando una grande competenza e duttilità negli argomenti trattati.
 
Cominciò la sua carriera nel 1960 a Tuttosport, passando poi alla Gazzetta dello sport come grande esperto di atletica leggera e di ciclismo. Ritornò a Torino come vice direttore di Tuttosport e infine dal 1982 al 1997 a La Stampa dove ricoprì la carica di capo dei Servizi Sportivi.
Libro AreseCultore eclettico di molti sport ha scritto pagine indimenticabili sui leggendari Giri d'Italia e Tour de France, su un ciclismo ancora mitico e con personaggi che sapevano trionfare  sia nelle classiche che nelle corse a tappe, ma scritti indimenticabili sono stati dedicati  anche all'atletica, al tennis e ovviamente al calcio.
Ricordiamo i volumi scritti a 4 mani con Bruno Perucca sulla storia del Torino e della Juventus quando le due squadre potevano ancora competere ad armi quasi parimentre in collaborazione con Franco Arese i libri "Correre in salute e in allegria" e "Divieto di sosta". 
Premio ConiInnumerevoli i premi e i riconoscimenti che Gianni Romeo ha ricevuto nella sua vita professionale, su tutti il premio CONI "Una penna per lo sport - Giorgio Tosatti" conferitogli nel 2015, riservato all'intera opera professionale compiuta da un giornalista sportivo nel corso della sua carriera. 
Oggi Gianni Romeo darà una mano generosa anche al GITR in qualità di Capo Redattore del nostro portale.
La sua esperienza, la sua saggezza riusciranno a rendere sempre interessante la nostra vetrina  che risulta ad oggi assai gettonata.
Due sole parole accompagnano l'arrivo dell'amico Gianni Romeo:
Benvenuto e Grazie.
                                                                                    Alessandro Comandone

L'Osteosarcoma - L'analisi di A. Comandone e Antonella Boglione

Dott Comandone

 
 
 
L'ANALISI
 
L’Osteosarcoma (OS)
rappresenta
un tumore primitivo
dell’osso, assai raro
(0,3 casi ogni 100 000 abitanti/anno). 
 
Le difficoltà nella ricerca,
nelle terapie e a trovare
Centri di Riferimento
sono dovuti proprio
alla rarità della neoplasia. 
 
 
Di: Alessandro Comandone e Antonella Boglione 
 
L’osteosarcoma (OS) rappresenta un esempio tipico di neoplasia rara con tutti gli aspetti specifici di tali tumori nella ricerca, nelle difficoltà a registrare rapidi progressi nelle terapie, nell’incertezza statistica degli studi per il basso numero di malati trattati, nello sconcerto che tale malattia determina nei Malati e nelle loro Famiglie per la difficoltà a trovare dei Centri di Riferimento.
Per OS intendiamo un tumore primitivo dell’osso, assai raro (0,3 casi ogni 100 000 abitanti/anno) ma non eccezionale. Anzi tra i numerosi tipi istologici dei tumori ossei con circa 120 casi/anno in Italia è il più frequente di tale gruppo. Gli altri istotipi sono ancora più rari e vengono classificati in circa 50 entità differenti.
Sicuramente per le sue caratteristiche biologiche e di comportamento clinico l’OS è la forma più conosciuta e studiata e, in assoluto, il sottotipo istologico nel quale si sono annoverati i progressi terapeutici più concreti negli ultimi 40 anni.
L’OS è la neoplasia più tipica dell’età infantile giovanile, ma non sono eccezionali forme dell’adulto e dell’anziano. La causa dell’OS è in gran parte sconosciuta. Il fatto che questo tumore si manifesti prevalentemente nel periodo di accrescimento dello scheletro, che si presenti più frequentemente nelle ossa lunghe quali femore, tibia e omero, fa pensare che fattori predisponenti siano presenti nell’osso in accrescimento. È interessante notare come l’OS non sia specifico del genere umano, ma sia diagnosticato anche in molti animali.
Nel cane ad esempio è più frequente nel San Bernardo che in animali di piccola taglia, supportando l’ipotesi che l’accrescimento osseo sia un fattore favorente.
Tra gli elementi causali fortemente sospetti per co-causare l’insorgenza dell’OS nell’uomo ricordiamo le radiazioni, le infezioni croniche dell’osso (osteomielite), una malattia addensante dell’osso tipica dell’età adulta e la malattia di Paget. Tra le malattie genetiche ricordiamo una rarissima patologia chiamata sindrome di Li Fraumeni, caratterizzata da un’alterazione della proteina cellulare p53, vera sentinella delle mutazioni che avvengono nel nostro DNA. Peraltro tutte queste cause citate non giustificano più del 15% degli OS. Negli altri casi la causa è sconosciuta.
 
 

La scelta del "camice bianco" in corsia

Holmes Watson
 
 
IL RITORNO
 
Riecco il dottor WATSON
e SHERLOCH HOLMES
 
La celebre coppia
resa famosa da Conan Doyle
ripropone un dubbio:
medici o detectives?

 

Di: Davide Deangelis
 
“Elementare, Watson!” Chissà quante volte abbiamo letto, sentito o ripetuto questa frase, tra i più noti intercalari della letteratura mondiale. Diciamolo, il genio dell’investigatore londinese brillava ancor più fulgidamente a causa della bonaria goffaggine del suo partner medico, per il quale lo stesso autore, Conan Doyle, segretamente parteggiava, in quanto collega e per il disagio psicologico ed identitario nel quale, il suo personaggio, ormai celeberrimo ed amato, lo aveva confinato. Al punto da scrivere la parola fine sulla sua saga, eliminandolo. 
Ma i lettori non gradirono e dovette assecondarli, firmando un nuovo capitolo, che narrava il suo ritorno.
 
Perché la convivenza con l’acuto Sherlock Holmes era particolarmente problematica? Forse per la sua sprezzante rudezza verso coloro che non lo raggiungevano nelle sue aggrovigliate spirali speculative, o forse per il suo temperamento scostante ed introverso, ai limiti della sociopatia, oppure ancora per i suoi biasimevoli vizi privati, che mal si conciliavano con la morale dell’età vittoriana? No, il protagonista dei molti romanzi polizieschi di successo era odioso, perché aveva sempre ragione. O meglio, l’uso che egli faceva della ragione non consentiva alcuna scappatoia. Era stringente, vincolante. Imprigionava la verità, l’unica, e non le permetteva alcuna via di scampo. Tutto risultava elementare, cioè semplice, coglibile, fruibile dalla mente del detective, proprio perché ogni aspetto dell’indagine veniva ridotto ad elemento, cioè a porzione, frammento, particolare, particella, unità e pertanto chiara e chiarificatrice. L’ambiente culturale in cui si snodavano le vicende dei due personaggi era quello di matrice positivista nel quale il medico, insignito del titolo di baronetto per la sua Indagine Medicafortuna letteraria, Sir Arthur Conan Doyle, era cresciuto. La visione nettamente scientista di fine Ottocento, alimentata e giustificata dalla seconda rivoluzione industriale, ci permette di inquadrare la connotazione caratteriale del famoso detective. Ma non solo. Lo stesso autore, riferì in più di un’occasione di essersi ispirato ad un suo mentore, un medico in forza nell’esercito inglese, il cui acume, attenzione ed intuizione, gli consentiva di fare diagnosi quasi istantaneamente. Medicina e criminologia strinsero dunque un sodalizio, personificato rispettivamente da Watson ed Holmes, la cui proficuità persiste tuttora, nelle vesti della medicina legale e dello stesso ragionamento clinico, volto a scoprire la causa della malattia, o giudiziario, rivolto alla concatenazione di eventi che hanno condotto al delitto.

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Due metodologie a confronto, la Medicina è ad un bivio?

Analisi

 
 
IL DUBBIO
 
 
Evidence o Slow,
meglio puntare 
sulle prove sperimentali
o alla relazione
con il paziente?
 
Un'interessante dibattito
senza vincitori né vinti.

 

Di: Davide Deangelis
 
Il 28 gennaio di quest’anno si è tenuta all’Accademia di Medicina una interessante serata di divulgazione scientifica con relatori d’eccezione, l’epidemiologo Paolo Vineis ed il cardiologo Marco Bobbio, entrambi noti ed apprezzati scrittori, oltre che quotati medici, con alle spalle diversi testi pubblicati dalla casa editrice Einaudi.
Il tema dell’incontro era illustrare ad un consesso di eminenti professionisti, due diversi approcci metodologici della medicina: quella basata sulle prove sperimentali, comunemente denominata con la sigla EBM (Medicina Basata sulle Evidenze scientifiche) e quella più attenta alla relazione con il paziente ed i suoi lenti ritmi di guarigione e cura, soprannominata “slow” in nome di una sinergia d’immagine ed una comunanza di visione con il movimento promosso da Carlo Petrini, che dalle Langhe ha esportato la filosofia slow food ed il marchio Eataly nel mondo.
                      Vineis  Bobbio
La presentazione delle due scuole di pensiero è stata inizialmente neutrale, pacata e formale, riconoscendo i pregi di entrambe; man mano che la discussione accompagnava l’analisi, si approfondivano le divergenze e si esacerbavano le criticità, accendendo un vero dibattito culturale, che dall’esame dei modelli epidemiologici, dalla validità degli studi clinici e dallo studio del concetto stesso di appropriatezza terapeutica, intesa come corretta, comprovata e doverosa scelta farmacologica, chirurgica o diagnostica, si è giunti ad una insanabile questione circa la difficoltà interpretativa della sconfinata messe di informazioni e risultati che prende nome di Big Data.
Riposti temporaneamente i dubbi etici riguardanti il sovvenzionamento delle vaste campagne di ricerca, operato dalle industrie farmaceutiche, e soffermandoci sulla gestione e sulla disamina ermeneutica degli innumerevoli dati ricavati dagli studi clinici, attuati per definire o controllare l’efficacia di un farmaco, piuttosto che valutare la predittività di una malattia in un determinato contesto ambientale o da un accertato corredo genetico, non possiamo non avvertire la reale complessità di questa impresa. Per diverse ragioni. 

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Il dubbio del bivio? No, "una sola strada"

 
Lettera Aperta
del dott. Alessandro Comandone a Davide Deangelis
 
<Credo nell’Evidence, ha ragione chi studia di più
e chi dimostra una tesi scientificamente vera>.
 
Caro Davide,
 
ho impiegato molto a leggere i due  articoli. Mi piacciono per lo  stile pratico e diretto.
Ti scrivo il mio pensiero, che potrebbe aprire un dibattito sul nostro portale.
Come leggerai, soprattutto nei confronti dell’articolo <Evidence o Slow> avrai in me un "oppositore".
Io laureato nel 1981 quando la EBM non esisteva (divenne ufficiale dopo la morte di Cochrane e dopo il famoso articolo su JAMA e JCO)  sono vissuto nei primi 15 anni di professione nell'EMINENCE based Medicine: quello che diceva il Primario o il Professore era Legge. Perché? Perché il Primario "aveva esperienza" e andava ascoltato sempre e dovunque anche se non si era d'accordo o se sbagliava.
Quando arrivò la EVIDENCE based Medicine io la accolsi come un grande segno di democrazia: non aveva "ragione" chi aveva più anni o più galloni, ma chi studiava di più e chi dimostrava che una tesi era scientificamente vera (in una materia quale è la Medicina che peraltro è lontanissima dalla scienza pura). Alias, il Primario era bravo se studiava e faceva ricerca a cui aggiungeva l'esperienza. Ma la sola esperienza o i gradi non significavano nulla.
Vissi poi nel 1997-1998 la tragica esperienza Di Bella dove valeva il RACCONTO: il ragazzo di Lecce (prototipo dei pochi casi portati ad esempio) era guarito da un Linfoma quando i Medici avevano detto che sarebbe morto.
A parte il caso umano sempre da rispettare, si scatenò una tempesta che fece spendere all'Italietta 2.400 miliardi di Lire per fare una ricerca sulla quale TUTTO il mondo rideva. Quando si dimostrò che la Di Bella era una Bufala e che con il bicarbonato non curi il cancro, insorsero le masse: la lobby medica voleva che la terapia alternativa fallisse per mantenere il potere. In realtà era solo evidente un fatto: con la Di Bella avevamo fatto morire senza la giusta cura migliaia di persone.
Si ritornò ad un periodo più ragionato, forse estremista dall'altro lato: tutto andava dimostrato con studi randomizzati e nel 2009 uscì il famoso articolo di BMJ sulla non dimostrata efficacia del paracadute, mancando uno studio randomizzato che comparasse il destino di 50 persone che si buttavano dall'aereo con il paracadute e 50 senza tale strumento. Un paradosso, ma stigmatizzava con ironia che NON tutto può essere dimostrato con studi di confronto...
Adesso il tuo articolo e la posizione di alcuni illustri Clinici quali Paolo Casali mettono di nuovo in dubbio la EBM.
Certo nelle malattie rare e nei Tumori rari di cui ci interessiamo  trovare EBM non è facile: in un tumore che si manifesta con pochi casi all'anno è impossibile arrivare a prove di evidenza in meno di 10 anni, con il rischio che i Malati stiano senza cura e muoiano in attesa di prove di efficacia.
Ma qual è il rischio opposto? Che chiunque ha ragione: chi cura con le erbe, chi con i farmaci sbagliati, chi con le danze wodoo.
E guarda caso questa nuova posizione prende forza quando si apre la "democrazia del web" dove ognuno ha ragione. La scienza non conta più, le opinioni sono tutte uguali e valide.
Io medico posso dare suggerimenti su come ricostruire il ponte di Genova e il mio parere vale quello di grandi ingegneri.
La fantasia al potere era lo slogan degli Indiani Metropolitani in mia gioventù. Ora lo sta diventando nella quotidianità e ormai in ambulatorio arrivano decine di Parenti di Malati che ti chiedono come mai non è stato prescritto il farmaco X al Malato anche se tale farmaco è stato approvato per tutt'altra patologia.
Non mi dilungo. In sintesi credo che si dovrà superare l'EBM soprattutto nei Tumori Rari, ma per il momento mancando modelli alternativi, io, personalmente, per curare i miei Malati mi avvalgo assolutamente delle Linee Guida, del PDTA e della EBM (Evidence Based Medicine naturalmente e non Eminence anche se sono “primario” e mi farebbe molto comodo dire che ho ragione perché sono il “primario”. Invece, per fortuna DEVO studiare come tutti gli Altri e supportare le mie tesi con la fatica, la scienza, il ragionamento e non ultimo il buon senso.
 
Alessandro Comandone

Ci sono anche gli "Angeli Custodi"

 
Fam Carta
 
IL SOSTEGNO
 
L’altra faccia del cancro
 
La paura e
le implicazioni emotive
che accompagnano
i pazienti nel <viaggio di cura>
hanno bisogno di sostegno
che promuova la costruzione
di un’alleanza terapeutica.
 
 
RELAZIONE DESCRITTIVA ATTIVITÀ ANNO 2018 
 
Di: Monica Seminara
 
Questa relazione intende fornire una descrizione dell’attività di assistenza psico-oncologica rivolta ai malati oncologici affetti da tumore raro e con nuclei familiari fragili, nell’ambito del progetto Protezione Famiglie Fragili (PPFF - Rete oncologica Piemonte e Valle d’Aosta con G.I.T.R.) svolta nel corso dell’anno 2018.
Al fine di fornire una cornice di riferimento dell’intervento psico-oncologico posto in essere, si procede ad una breve connotazione clinica introduttiva dell’operato del servizio stesso.
Seguiranno, a conclusione, i dati di sintesi.
 
“Aiutare l’essere umano in difficoltà,
è una buona direzione di senso per ogni individuo…”
 
“Ho un cancro! Mai avrei immaginato che potesse accadere proprio a me…andava tutto bene, stavamo per prenotare le vacanze. Aiuto… e se muoio? I miei bambini…No, non può accadere, mi curerò, vincerò io la battaglia col mio nemico, mi salverò. Ma quale sarà il medico giusto? Mi hanno detto cosa devo fare: mi toglieranno un seno…certo, ho solo 40 anni, perderò una parte di me, del mio corpo della mia femminilità…forse mio marito farà fatica a guardarmi ancora…però devo salvarmi la vita…poi mi hanno detto che farò la chemioterapia…perderò anche i miei capelli…non potrò più andare a prendere i bambini a scuola, perché loro potrebbero vergognarsi di me…e poi sarò stanca, tanto stanca…e se la terapia andasse male??? Potrei andarmene, così giovane, non è giusto!…forse dovrei accettare il rischio di poter morire? Impossibile…io ho una vita davanti, io devo crescere i miei figli… Ce la farà mio marito a sopportare tutto questo? E’ stato appena licenziato… I miei bambini…I miei genitori, mio padre non ricorda più nulla, non potrò più aiutare la mamma…che angoscia…non riesco a non pensarci, non dormo più…AIUTATEMI!”…
       logo gitr colLogo Rete Onvologica
                                logohumangrad   
L’impatto psicologico con la malattia oncologica è universale e non ignorabile, per portata ed effetti: riguarda tutti e tutti spaventa.
Si tratta di una malattia ad alto grado di implicazione emotiva: non c’è soggetto interessato che nel viaggio di cura, dal principio alla fine, non abbia “la paura” – più o meno e diversamente espressa – come compagna di percorso. Una paura declinata in modi tanti e specifici per ciascuno: della morte innanzitutto, ma subito della terapia, degli effetti collaterali, della perdita dei propri ruoli sociali e familiari, della perdita della propria quotidianità, della perdita della dimensione della salute…perché si sa che si tratta di una malattia che, una volta sopraggiunta, accompagnerà ormai il pensiero di chi la incontra personalmente, per tutto il resto del suo tempo…

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Un fiore all'occhiello

Comandone I
 
 
 
LA NOTIZIA
 
 
Il dottor
Alessandro Comandone
insignito con altri
sei colleghi torinesi del
<Top Doctors Award>,
riconoscimento di prestigio
che arriva dalla base,
votato dai medici di tutta Italia.
Il Piemonte, regione al vertice.
 
 
 
Di: Gianni Romeo
 
Un fiore all’occhiello dell’abito scuro di Alessandro Comandone. Anzi, di più.
Nei primi giorni di febbraio i media, in primo luogo La Stampa, hanno dato risalto alla notizia che nella terza edizione dei <Top Doctors Awards> sette medici piemontesi sono stati selezionati come <l’eccellenza> a cui riferirsi. Top Doctors Awards, spieghiamo in breve, è la piattaforma che segnala i migliori specialisti, centri e cliniche. Non pensate a una specie di Pagine Gialle, o bianche o di altro colore. È una guida preziosa, senza confronti per gli utenti, perché l’hanno compilata, votata, i medici stessi, infine stilata in collaborazione con Adecco Medical & Science. Non ci vuole molto a capire che quando la segnalazione arriva dalla base le graduatorie non sono figlie di eventuali compromessi o rotazioni, ma soltanto della professionalità dimostrata sul campo.
Per quanto riguarda i torinesi, ovviamente, è segnalato l’ospedale di riferimento, a seconda della specializzazione di ciascuno.
Alessandro Comandone, oncologo, e la sua Onlus, Gruppo Italiano Tumori Rari (GITR) ha la base all'Humanitas-Gradenigo. Gli altri sei specialisti: Riccardo Casabona (Cardiochirurgia), Filippo Castoldi (Ortopedia e Traumatologia), Egle Muti (Chirurgia plastica e estetica), Alberto Revelli (Ginecologia e Ostetricia), Luigi Rolle (Andrologia), Giovanni Succo (Otorinolaringoiatria).
Il Piemonte seconda regione d’Italia, 7 presenze su 50. Qui non siamo alla classifica di un Giro ciclistico, non stiamo raccontando la cronaca di una competizione, ma permetteteci di esprimere un briciolo d’orgoglio, visto che il nostro carattere piemontardo ci porta a essere fin troppo schivi.
La riservatezza è anche uno dei segni distintivi del dottor Comandone, che pure in un’occasione del genere non esce dal suo credo. Lo si può interpretare e riassumere in poche battute: <Lasciamo parlare i fatti>. Che sono chiari, evidenti: un simile riconoscimento può incrementare, incrementerà la fiducia dei pazienti e dei sostenitori della Onlus.

Come esemplificazione viene pubblicato a seguire in questo numero di Prima Pagina un documento significativo. È il resoconto della psiconcologa Monica Seminara relativo al 2018 riguardo al <Progetto Protezione Famiglie Fragili>, reso possibile con la borsa di studio di quel gruppo professionale solido, motivato, che si cela dietro la sigla GITR, Gruppo Italiano Tumori Rari.

Punti di Vista

 
Il Sistema Sanitario Nazionale ha compiuto 40 anni,
due punti di vista a confronto:
 
il Primo...
 
È tempo di cambiare
Il Paese è frantumato in 3 aree e non garantisce cure in eguale misura a tutti.
La speranza di vita in buona salute è di 60,5 anni al Nord, di 56,6 al Sud.
 
il Secondo...
 
Va bene così com’è
La spesa sanitaria è più alta negli Stati Uniti che in Italia, mentre nel nostro Paese
l’età media della morte è di 82 anni,contro i 79 che si registrano negli Usa.
 
Leggi e Confronta.

È tempo di cambiare: revisione dell'SSN dopo i primi 40 anni

Tessera Sanitaria

 
LA RICORRENZA
 
Il Paese è
frantumato in 3 aree e
non garantisce cure
in eguale misura a tutti.
 
La speranza di vita
in buona salute
è di 60,5 anni al Nord,
di 56,6 al Sud.

 

Di: Ernesto Bodini

Nonostante una buona dose di ottimismo (per chi ce l’ha) cosa ci attende in futuro in tema di Sanità e Assistenza? Studiosi ed esperti (politici compresi) in varie discipline se ne occupano da tempo, ma a tutt’oggi un orizzonte appagante non sembra essere così vicino, ed è anche per questa ragione che, come cittadino, paziente e opinionista azzardo alcune considerazioni. Anzitutto rievochiamo il concetto di diritto, termine che da sempre sta sulla bocca di tutti e, in un Paese democratico (finché lo sarà), è lecito pretendere quei diritti che non solo sono sanciti dalla Costituzione e all’occorrenza tutelati da nostri quattro Codici di Legge (CC, CPC, CP, CPP), ma anche da quel senso di libertà, civiltà e progresso che abbiamo conquistato nel corso dei decenni… all’insegna dell’Unità italiana.
Ma partiamo dalla Costituzione: l’art. 32 sancisce la tutela della salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. In questoLa Costituzione principio è bene sottolineare che è responsabilità dello Stato nazionale garantire la salute del cittadino e della collettività in condizioni di eguaglianza. È su ispirazione del sistema sanitario inglese (National Health Service - NHS), nato nel 1948, con lo scopo di prestare assistenza sanitaria gratuita a tutta la popolazione britannica), che in Italia il 23/12/1978 è stata istituita la Legge 833 istituendo il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), una vera e propria conquista sociale durata ben quarant’anni, ma che da un po’ di tempo è oggetto di interminabili discussioni in fatto di mantenimento della stessa. Tre caratteristiche in particolare: destano perplessità: la generalità dei destinatari, ossia tutti i cittadini indistintamente; la globalità delle prestazioni che sono la prevenzione, la cura e la riabilitazione; l’uguaglianza di trattamento, ovvero l’equità d’accesso. 

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Va bene così com'è: i primi 40 anni dell'SSN

 
 
LA RICORRENZA
 
 
 
Il Servizio Sanitario Nazionale
ha recentemente compiuto 40 anni:
fu istituito con la legge n. 833
del 23 Dicembre 1978.
 
 
 
 
Di: Luigi Giovannini
 
Un compleanno importante. Una ricorrenza storica a ricordo di un evento che ha cambiato profondamente la vita dei cittadini, migliorando significativamente la qualità di vita di tutti, senza distinzioni ed eccezioni di sorta. Cure mediche e ospedaliere garantite per tutti indistintamente e per tutta vita (dalla culla alla tomba, si usa dire).
Nonostante l’importanza oggettiva della ricorrenza, il rilievo che ha avuto sui mezzi di comunicazione cosiddetti ‘’di massa’’ è stato assolutamente trascurabile a dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, che le buone notizie purtroppo non fanno notizia, poichè sviluppa più audience il racconto di un qualunque fatto di cronaca nera rispetto alla celebrazione di una ricorrenza che ha segnato, positivamente, la storia della società italiana negli ultimi 40 anni.
In un periodo come quello corrente, nel quale è di grande attualità il dibattito sulle autonomie è importante sottolineare i principi fondamentali su cui poggia la riforma del SSN e l’impatto rilevantissimo che ha avuto sulla vita degli italiani.
Occorre ricordare infatti che prima della riforma in questione l’assistenza sanitaria era garantita dalle ‘’casse mutue’’, che erano competenti per una o più categorie di lavoratori, obbligatoriamente iscritti con i loro famigliari, a cui veniva assicurata l’assistenza sanitaria sulla base dei contributi versati da loro stessi e dai loro datori di lavoro.
Dunque un diritto all’assistenza dipendente dallo stato di lavoratore.
La riforma sanitaria del 1978 ha soppresso le casse mutue e ha rivoluzionato questo approccio, garantendo il diritto all’assistenza a tutti indistintamente, per il solo fatto di essere cittadini italiani.
Oggi potremmo tranquillamente parlare di assistenza medica ‘’ di cittadinanza’’, peraltro in perfetta corrispondenza con i principi della nostra costituzione, che all’articolo 32 riconosce la salute come un diritto fondamentale dell’individuo.

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Voci del '900 - EUROPA


Logo Voci 900aBandiera Europa
 
 
 
LA MEMORIA
 
 
Europa:
 
radici nel ‘900
e semi
del terzo millennio

 

 

A cura di: Ferdinando Garetto
 
“...e in quella notte Luigi si disse: a guerra finita non odieremo i tedeschi perché faremo l’Europa unita. Un luogo senza confini dove il pensiero ci riesce a organizzare uno spazio speciale per ogni vita che cresce.
Chissà che Europa stupenda pensava e quante cose da fare se avesse fatto di tutto per farla ricominciare”
(Gian Piero Alloisio - “Luigi è stanco”,
in: Resistenza Pop - Album e docufilm 2018)
 
Sono da poco passati 60 anni dai Trattati di Roma del 1957, data di inizio della Comunità Economica Europea (allora MEC). Ancor prima, i trattati della CECA (comunità del carbone e dell’acciaio), firmati a Parigi nel 1951. La seconda Guerra Mondiale era finita da pochissimi anni...
      Padri EU  Padri EU1
Hanno un qualcosa di “sacro” le immagini degli incontri fra De Gasperi, Adenauer e Schuman: leader politici, ma innanzitutto volti segnati di un’Italia distrutta, di una Germania in ginocchio e una Francia sgomenta. Anime profetiche dell’autentica “politica”, che è quella -come è stato detto- che guarda alle generazioni future e non alle prossime elezioni. 
 
Sembrava che la pace fosse una breve tregua in attesa di una terza guerra mondiale, che avrebbe definitivamente spartito le spoglie di un’Europa destinata a scomparire dalle cartine economiche e politiche. Grazie a uomini come loro, invece, ancora oggi stiamo vivendo il più lungo periodo di pace che l’Europa abbia mai conosciuto. 

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