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Emilio Salgari, "Il poeta dell'Avventura"

Emilio Salgari

 
 
 
LA CARTOLINA
 
Di: Augusto Frasca
 
 
Visse a Torino
il periodo più tormentato
di un'esistenza difficile,
mai immaginando la celebrità
che avrebbe accompagnato i
l suo nome e le sue opere.
 
                 
 
Centodieci anni dalla sua scomparsa. All'indifferenza della società, agli sbadigli accademici e all'esosità degli editori, il 25 aprile del 1911 Emilio Salgari aveva lasciato un messaggio agghiacciante: <<A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria ed anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho procurato pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna>>.Parco Villa Rey
Il corpo dell'uomo, suicida, che a partire dal primo prodotto narrativo pubblicato a vent'anni e che con un numero sterminato di romanzi d'avventura avrebbe progressivamente alimentato in Italia e all'estero l'interesse e la fantasia d'intere generazioni di giovani, gola e ventre squarciati da un rasoio, fu trovato nel Parco di Villa Rey nella zona collinare che sovrasta Corso Casale. Al momento della scomparsa lo scrittore, cui la sensibilità di Margherita di Savoia e l'assegnazione da parte della Real Casa del cavalierato dell'Ordine della Corona d'Italia nulla avevano influito nell'affrancarlo da un'esistenza segnata da indigenza e disgrazie, aveva quarantanove anni.
Il padre Luigi era morto suicida, la moglie Ida era da tempo ricoverata in manicomio, una figlia, Fatima, era irrimediabilmente malata, e altri tre figli furono successivamente segnati dalla 'maledizione familiare': Nadir rimase vittima di un incidente stradale, Romero ed Omar finirono anch'essi suicidi.

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Voci del '900 - Madre Teresa


Logo Voci 900aMadre Teresa 1
 
 
LA DETERMINAZIONE
 
Madre Teresa
La cura che trasforma
 
Che cosa può insegarci
una piccola suora
con un sari bianco,
vissuta nel secolo scorso?
 
A cura di: Ferdinando Garetto
 
Mai come in questo anno si è parlato della necessità di potenziare i servizi di cure palliative per dare risposta ai drammatici bisogni che il Covid-19 ha mostrato in tutta la loro imponenza (ma che c’erano già ben prima della pandemia). E intanto si riaccende la discussione bioetica sul fine vita, come se il referendum sull’eutanasia fosse l’unica strada possibile.
Che cosa può insegarci una piccola suora con un sari bianco, vissuta nel secolo scorso?
Tradizionalmente la “data di nascita” delle cure palliative moderne è considerata il 13 luglio del 1967, inaugurazione del St. Christopher HospiceCicely Saunders fondato da Cicely Saunders, sulla cui figura abbiamo già detto qualcosa nelle nostre “Voci del ‘900”.  Ma secondo molti studiosi dell’argomento c’è un’altra “pietra miliare” dell’assistenza ai morenti sviluppatasi nel XX secolo. Ci riporta ad una figura ben nota, premio Nobel per la Pace nel 1979, ma che forse non è così immediatamente collegata nel sentire comune al mondo delle cure palliative.
In un contesto sociale e culturale completamente diverso da quello londinese della Saunders, nel 1954 viene aperto da Madre Teresa a Calcutta il Nirmal Hriday, per l’accoglienza dei numerosissimi miserabili che morivano per strada. Una decisione istintiva di fronte ad un’urgenza drammatica (“il posto più opportuno per la nostra gente per riposarsi prima di andare in cielo”) ma che si trasformò in un luogo di cura “che aveva la capacità di trasformare” coloro che vi andavano “per pulire a quelle donne e a quegli uomini le ferite, a Nirmal Hridayliberarli dagli escrementi, a tagliare loro i capelli, a cercare di imboccarli, anche solo a strofinare i pavimenti e le verande e (...) ne uscivano in qualche modo cambiati”. Per quanto l’impostazione del Nirmal Hriday sia stata oggetto di critiche da parte di movimenti di opinione contrari all’operato di Madre Teresa (probabilmente mossi da un non disinteressato approccio pregiudiziale, con improponibili confronti con gli approcci farmacologici e strutturali del “ricco” Occidente) e che non si possa escludere una descrizione “agiografica” da parte dei biografi favorevoli alla sua figura, è indiscutibile che il Centro possa essere considerato uno dei primi Hospice, tuttora riferimento per una significativa fascia della popolazione e conforme ai principi e ai valori delle cure palliative. Così lo descrisse Giovanni Paolo II: “Hriday attesta la profonda dignità di ogni essere umano. La cura amorevole che qui vediamo testimonia la certezza che il valore di un essere umano non è misurato con l’utilità dell’ingegno, con la salute o con l’infermità, con l’età, il credo o la razza(...)”.

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Un "Rito laico" in memoria delle vittime della pandemia

Ulivo Mauriziano

 
IL SIMBOLO
 
Un ulivo piantato
nel giardino
dell’ospedale Mauriziano.
 
Simboleggia
la continuità della vita
e la solidarietà
di sanitari, malati
e famigliari delle vittime.
 
Di: Ernesto Bodini
 
Da sempre le esperienze della vita, positive o negative, vanno sommandosi incrementando “l’enciclopedia” della Storia umana, e se parte di esse riguardano la sofferenza fisica o psicofisica, le pagine che la compongono non saranno mai bianche e quindi senza fine.
Dunque tanti i capitoli e tra questi non ultimo quello della pandemia da Coronavirus, tuttora aperto, in cui si contano oggi milioni di casi, centinaia di migliaia Salute e Artedi deceduti, ma anche decine di migliaia di guariti, e altrettanti sono i protagonisti che, a vario titolo, hanno contribuito a lenire le pene di ognuno è nostro dovere ricordare tutti, ma soprattutto quelli che non sono più tra noi e con essi i loro familiari che non hanno avuto il conforto di dare loro l’ultimo saluto e l’ultimo abbraccio.
A questo riguardo all’ospedale Mauriziano di Torino si è tenuta una toccante manifestazione denominata “Rito Laico” in ricordo dei defunti a causa del virus pandemico, un evento collettivo di raccoglimento per condividere le narrazioni dei famigliari e dei sanitari sull’emergenza umanitaria e sanitaria. Una testimonianza che va al di là del mero simbolismo per richiamare il valore di chi ha sofferto e di chi si è prodigato per lenire le sofferenze, e al tempo stesso di quanti non ce l’hanno fatta. Il progetto, curato dall’infermiere Pino Fiumanò, referente del gruppo Salutearte e una delle anime del lodevole coinvolgimento, pone le sue basi sulle politiche sanitarie delle Medical Humanities e ciò, secondo la multidisciplinare e partecipativa metodologia di Teatro Sociale e di Comunità (T.S.C.), che comprende rappresentanti del mondo della cultura e dell’arte del territorio e della società civile e istituzionale. L’iniziativa è stata oltremodo caratterizzata da una cerimonia “coreografica” che ha visto riunite centinaia di persone nel giardino dell’ospedale Mauriziano, per presenziare alla messa a dimora di un ulivo, quale elemento simbolico potente di connessione e comprensione empatica reciproca.

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Il ruolo del Farmacista ospedaliero

Ordine Farmacisti

 
LA SINERGIA 
 
L'importanza
del "counselling" farmacologico
dei Malati con Tumori Rari
 
Scuola
di specializzazione
in Farmacia Ospedaliera
Università di Torino
 
 
Di: Tiziana Comandone
 
La Comunicazione
comunicazione funzionaleLa comunicazione1 è definita come ogni processo che consiste nello scambio di messaggi, attraverso un canale e secondo un codice, tra un sistema (animale, uomo, etc.) e un altro della stessa natura o di natura diversa.
 
La teoria della comunicazione2 si fonda su tre modelli che si integrano e completano a vicenda: modello meccanico, modello sistemico e modello relazionale. Il primo consiste del trasferimento di un’informazione da un emittente ad un destinatario è privo di un feedback, la risposta. Il modello sistematico è una comunicazione circolare, caratterizzato dall’interazione tra più soggetti che si attua in un sistema definito dalla comprensione e dal feedback. Infine, vi è il modello razionale una comunicazione non considerata un semplice passaggio di informazioni, ma diventa un atto, un evento, un processo.
 
La comunicazione avviene sempre su due piani, quello del contenuto e quello della relazione, così è possibile evidenziare tre livelli di linguaggio: verbale, ovvero il contenuto; paraverbale, come il tono o il timbro della voce; non verbale, come la postura, l’atteggiamento o la gestualità. La comunicazione ha più probabilità di essere efficace quanto più vi è una connessione fra i diversi livelli.
 
Nella comunicazione è fondamentale saper ascoltare, ovvero essere concentrati sull’interlocutore e sulle sue richieste. Solitamente siComunicazione Farmacista individuano due momenti principali nello svolgimento della relazione comunicativa: la parola e l’ascolto. Nella parola è importante che chi parla possegga una capacità linguistica atta a garantire un’adeguata comunicazione del messaggio, invece nell’ascolto bisogna essere in grado di uscire dalla sfera culturale e sociale di cui si è parte e rendersi disponibili alla comprensione del nostro interlocutore. Ecco che l’ascolto diventa un momento fondamentale per la buona riuscita della relazione/comunicazione. Un atto comunicativo è efficace quando viene compreso dal destinatario ed un comunicatore efficace riesce a traferire messaggi in modo tale che vengano recepiti in modo chiaro dall’interlocutore. Talvolta è possibile che si abbia una scarsa comprensione del messaggio questo perché nella comunicazione sono coinvolte sia la parte razionale che quella emotiva.

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A Torino il Prof. Albert B. Sabin e la sua Preziosa Firma

Sabin firma

 
 
L'EVENTO
 
Nel 1986 la firma
della Charta Taurinensis
a sostegno della pace
e dello sviluppo
internazionale.
 
Il Comitato Internazionale
Studi Multidisciplinari
ed il Comitato Italiano
per l’Unicef,
concretizzarono la volontà
emersa tra i partecipanti
al Convegno mondiale
“Vaccinazioni ‘85”.
 
 
Di: Ernesto Bodini
 
Trascorrono gli anni ma non si possono scordare le molte presenze a Torino del prof. Albert Bruce Sabin (1906-1993), e precisamente nel 1985, 1986, 1988 e 1989 per presiedere a convegni medici internazionali.
La sua autorevolezza ha lasciato una impronta indelebile non solo di carattere scientifico, ma anche di grande umanità e simpatia, a testimonianza del suo contributo reso all’umanità, che soprattutto oggi per la Giornata Mondiale della Poliomielite, sarebbe dovere di tutti i torinesi (in particolare di chi scrive) conservare tra i più cari ricordi e con ideale riconoscenza. Il prof. Sabin non solo ha rilasciato autografi a chi glieli chiedeva, ma ha onorato con la sua firma la Charta Taurinensis, nell’ambito dell’incontro “Torino per la Pace”. L’atto, datato Torino 25 settembre 1986, e presentato dal prof. Gianfranco Chiappo (allora presidente regionale dell’Unicef) si tenne a Palazzo Lascaris sede del Consiglio Regionale del Piemonte, presidente Aldo Viglione), a cura del Comitato Italiano per l’Unicef e del Comitato Medici per lo Sviluppo (General Secretary prof. Gianni Bona, Immunity Department Secretay prof. Libero Zannino) è fu firmato anche dai proff. J.A. Bellanti (USA), K. Bozkowa (Polonia), N. Kobayashi (Giappone), V. Kolesnikov (Russia), E. Rossi (Svizzera), e C. Zanussi (Italia).
Roosvel e bambiniLa Charta, una suggestiva pergamena scritta in latino, in inglese e in italiano, è il documento programmatico per l’istituzione di un “Centro Internazionale di coordinamento di studi immunologici”, una struttura stabile con compiti di coordinamento mondiale nel campo della prevenzione, che si inserì nel più vasto progetto di incontri annuali, a carattere mondiale, promossi dal Comitato Internazionale Studi Multidisciplinari, ospitati dal capoluogo piemontese. Qui di seguito il testo in italiano del “prezioso” documento.
 
«Il Comitato Medici per lo Sviluppo in collaborazione con il Comitato Internazionale Studi Multidisciplinari ed il Comitato Italiano per l’Unicef, per concretizzare la volontà emersa tra i partecipanti al Convegno mondiale “Vaccinazioni ‘85”, ha promosso la costituzione di un Centro Internazionale Coordinamento Studi Immunologici. Scopi precipui di questa iniziativa sono l’incentivazione della ricerca, unitamente allo sviluppo ed alla cooperazione in campo internazionale. Con questo documento, a cui si è voluto dare per ricordare il luogo di incontro il nome di Charta Taurinensis, si intendeVACCINO ANTIPOLIO concretizzare la volontà di collaborazione fra Istituti e Centri di Ricerca, Ricercatori, Organizzazioni nazionali e internazionali, Enti pubblici e privati che si identificano in queste finalità. L’attuazione pratica di tali obiettivi preposti dalla Charta Taurinensis, verrà determinata in base agli apporti che perverranno al Comitato di coordinamento da parte dei singoli gruppi di ricerca, sia quelli già ora presenti, sia quelli che in un successivo momento saranno invitati ad aderire al Centro Internazionale. Fin d’ora uno dei momenti prioritari di studio si identifica nel campo della prevenzione, in particolare nel settore dei vaccini. Tale iniziativa riveste oltre che un’importanza scientifica, un ruolo fondamentale di reale avvicinamento fra i popoli, al di là di ogni frontiera e di ogni ideologia politica, ed è in sintonia con lo spirito del 1986 “Anno Internazionale della Pace e 40° anniversario della fondazione dell’Unicef».

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La "caccia" al pedone

Signora e Bastone

 
IL QUADRETTO
 
Di: Gianni Romeo
 
A Torino una scena
come tante:
 
anziana sfiorata dal monopattino
si spaventa e dice:
“Siamo ormai le vittime designate
per diminuire
l’inquinamento delle città?”
 
 
Questa è avvenuta sotto i miei occhi, perciò la racconto...
È ormai una scena quasi quotidiana nelle nostre città. Tarda mattinata, una signora all’apparenza molto anziana (scoprirò poi che ha soltanto un paio di anni più di me) alza nervosamente il bastone da passeggio verso il cielo ma di lassù nessuno l’ascolta e non parte il fulmine desiderato per incenerire l’incauto giovanotto che l’ha sfiorata sfrecciando con il monopattino. Sono a pochi metri, la sorreggo, è terrorizzata. La accompagno a sedere su una panchina che stranamente è in ordine. Uno dei divertimenti, definiamoli così, più di moda a Torino oltre a quello di dare la caccia ai pedoni con il monopattino è quella di spaccare le panchine. Mah…
Pericolo MonopattinoLei riprende colore e fiato. Ha voglia di parlare. Mi dice che era abituata a passeggiare sotto i maestosi alberi del parco Rignon ma è arrivato l’autunno, la temperatura scende ed è molto meglio una bella strada accarezzata dal sole. Cioè sarebbe molto meglio, ma non aveva messo in conto quegli indiani metropolitani con i pedoni nel mirino del loro arco. Mi chiede: chi ha inventato quei diabolici strumenti di locomozione? Storia lunga, semplifico: quei cosi hanno più di cent’anni, erano stati pensati per l’innocente divertimento dei bambini. Negli Anni Cinquanta le parrocchie avevano pure organizzato alcune edizioni del <Giro monopattistico d’Italia>. Poi l’evoluzione, sa com’è… Vanno pure a motore, non c’è più nemmeno il problema di dare slancio al mezzo con una gamba, li usano anche distinti signori in giacca e cravatta per andare in ufficio. Ma non bastavano le biciclette, dice, silenziose, governabili e con un bel campanello che trillava per annunciarsi?

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Le infermiere, una storia esemplare - Parte Seconda

Allieve infermiere

 
LA STORIA
 
In questo Articolo 
Parte Seconda
 
La saggezza
di Florence Nightingale
 
“L’evoluzione
dell’assistenza sanitaria
in Italia e in Europa”
 
Di: Ernesto Bodini
 
Molto importante si rivelerà in Italia, ai fini di una modernizzazione delle concezioni assistenziali, prima di allora di quasi esclusivo monopolio concettuale del medico, l’introduzione del concetto di nursing e l’esperienza sviluppata in campo infermieristico nei Paesi anglosassoni. Il termine nursing, per definire l’assistenza infermieristica, in Libro Notes NursingItalia viene introdotto soltanto agli inizi del XX secolo, sulla scorta della pubblicazione in Inghilterra del ben noto Notes on Nursing (1859), un libretto divenuto ben presto un bestseller tradotto in molte lingue, in cui la Nightingale dispensa consigli ai milioni di donne che sono responsabili della salute dei loro familiari. In Italia bisogna attendere il 1896, quando su iniziativa della principessa Adelaide Antici, viene istituita a Napoli la Scuola della “Croce Azzurra”, affidata all’infermiera Grace Baxter formatasi come tale all’università di John Hopkins di Baltimora. Nel 1864 Henry Dunant (1828-1919) fonda la Croce Rossa Internazionale (in occasione di una convenzione dove partecipano sedici Paesi), evidenziata con la stesura di un libro tanto da scuotere l’opinione pubblica. Nel 1901 riceverà il premio nobel per la pace, che devolve interamente alla Società fondata. Un corpo infermieri volontari che intervengono in caso di guerra o calamità naturali e che in tempo di pace si dedicano all’istruzione del personale sanitario e al trasporto degli infermi. All’inizio del ‘900 la condizione degli ospedali italiani è alquanto precaria: una visitatrice americana parlerà di «totale assenza di una vera e propria assistenza infermieristica». I progressi compiuti sotto l’aspetto diagnostico e terapeutico portano l’assistenza infermieristica a cercare di adeguarsi al nuovo clima scientifico e tecnologico.
 
Nel 1910 vengono fondate le Scuole Regina Elena presso l’ospedale civile di Trieste e il Policlinico Umberto I di Roma, che cercanoTreno Crocerossine di reclutare le allieve infermiere fra le signorine istruite della classe media; e successivamente altre Scuole vengono fondate dalle allieve della Nightingale. Sino a questo momento nel nostro Paese non vi sono ancora normative che stabiliscono regole e programmi, una “carenza” che pone l’esigenza di una tutela della categoria.Dopo numerose vicissitudini avviene la formale istituzione dell’Associazione “San Camillo De Lellis”, tra infermieri dell’ospedale San Marco sotto l’egida dell’Ufficio del Lavoro.
Il 15 agosto 1925 viene emanato il Regio Decreto Legge n. 1.832, convertito nella Legge n. 562 del 18/3/1926, in cui viene prevista l’istituzione delle Scuole Convitto professionali per infermiere, di durata triennale, a cui si può accedere con il titolo di quinta elementare. L’obiettivo di questa legge non è solo quello di formare adeguatamente personale di assistenza sanitaria ma, con la formazione dei quadri dirigenti dell’assistenza infermieristica, si prevede la sostituzione graduale dei posti di caposala con personale diplomato.

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Le Raccolte del GITR

 
“IN PUNTA DI PENNA” e "I QUADRETTI"
In punta di penna1 I Quadretti1
SCARICA I FASCICOLI CLICCANDO SUI RELATIVI LOGHI
 
Abbiamo raccolto in un fascicolo scaricabile che abbiamo chiamato “IN PUNTA DI PENNA”,gli articoli del nostro compianto amico Michele Fenu, grande giornalista in grandi giornali, che ha accompagnato con decenni di reportage l’evoluzione dell’auto, la sua storia, i suoi personaggi e che per circa due anni abbiamo avuto l’onore di avere come Caporedattore e meraviglioso collega nel GITR.
 
In un secondo fascicolo che abbiamo chiamato “I QUADRETTI”abbiamo raggruppato invece gli articoli di un altro grande giornalista sportivo Gianni Romeo, appena insignito del premio “Dardanello 2020 di Tuttosport” e attualmente nostro Redattore Capo, articoli che sono veri “cammei” dedicati a fatti opersonaggi della vita dei nostri giorni che, al di là dei doverosi argomenti scientifici e medici, ampliano le nostre conoscenze e ci regalano qualche minuto di piacevole lettura.
 
"VOCI DEL '900" e "LE PAROLE CHE CURANO"
Logo Voci 900a Logo Parole che Curano 5
SCARICA I FASCICOLI CLICCANDO SUI RELATIVI LOGHI
 
In questi due fascicoli abbiamo raccolto in gli articoli delle rubriche “VOCI DEL ‘900” e “LE PAROLE CHE CURANO”, la prima dedicata a personaggi famosi del secolo scorso e non solo, la seconda a temi di vario tipo che, articoli che da tempo ormai, al di là degli argomenti scientifici e medici, ampliano le nostre conoscenze in campo letterario.
 
Tutti i fascicoli saranno aggiornati periodicamente con gli articoli che potrete leggere su ogni nuovo numero di PRIMA PAGINA, articoli che vi ricordiamo, potete trovare anche singolarmente nelle Categorie relative, cliccando sui loghi nella parte sinistra della HOME.

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