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STIAMO PREPARANDO GLI ARTICOLI DEL
... N°. 2 - 2022 ...
A PRESTO !!!
 
BUONA LETTURA A CHI CI SEGUE
 
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La "lettera d'intenti "del dott.Comandone

Dott Comandone

 
 
LA LETTERA
 
 
Il dottor Comandone
fa un bilancio
del recente passato
e illustra ai collaboratori
gli obbiettivi del GITR
per il 2022.
 
 

 

Anno nuovo vita nuova, si dice da sempre.

L’impegno di offrire vita nuova o vita migliore, per dirla senza enfasi, a chi affronta problemi di natura medica è testimoniato in modo chiaro, in stile sobrio e pratico dalla lettera che il dottor Alessandro Comandone ha inviato agli amici, i collaboratori di GITR (Gruppo Italiano Tumori Rari) alla fine dell’anno appena trascorso.  <Prima Pagina>, il periodico on line di informazione, riflessione, cultura e varietà che accompagna il GITR pubblica i questa lettera di bilanci e d’intenti, il viatico migliore per riprendere il cammino.  Comandone ringrazia la sua <squadra>, in realtà il primo grazie va girato al timoniere, termine che non la dice tutta per definire l’impegno di chi porta sulle spalle un pesante zaino supplementare. Grazie Alessandro, ci offri la possibilità di non essere soltanto spettatori nella vicenda della salute.

Si ricomincia, anzi si va avanti, il treno GITR non si ferma mai.
__________________________________________________
 
Carissimi Colleghi e Amici,
 
nell'augurarVi un buon 2022, voglio prima di tutto ringraziarvi per quanto state facendo e farete per il GITR.
In questa lettera riassumo quanto abbiamo concretizzato nel pur difficile 2021 e che cosa abbiamo in programma per il 2022.
 
Consuntivo 2021 e proposte per il 2022
 
Pubblicazione dei due volumi con AIOM Fondazione sul Caregiver in Oncologia
Stiamo valutando di produrre una nostra pubblicazione, raccogliendo i vari capitoli sparsi nei due testi e aggiungendone altri, quale ad esempio il Caregiver Oncologico nel tempo del COVID; Caregiver, malato e spiritualità (intesa in senso lato secondo OMS); un capitolo sulla gestione dei Cateteri venosi centrali; un capitolo sui nuovi indirizzi e sulle nuove necessità del Malato Oncologico.
Produrremmo così un volume di grosso rilievo dal punto di vista umano e di gestione pratica.
 
N.°6 Pubblicazioni sui Tumori Rari su Riviste Internazionali con elevato impact factor.
 
N.°15 Articoli Scientifici senza impact factor pubblicati in cartaceo o su web.
 
Borsa di studioal Data Manager dottor Gianluca Cuomo
per gli studi di ricerca in corso al San Giovanni Bosco (attualmente abbiamo in corso N.°14 studi su diverse patologie. Un anno fa erano 3!). La Borsa di Studio va rinnovata.
 
Supporto al progetto "Impatto psicologico di una diagnosi di Tumore Raro"
con borsa di studio erogata a una Psicooncologa che lavora presso il San Giovanni Bosco.
Progetto cofinanziato con la Fondazione Lanzavecchia Lastretti di Torino. Borsa di Studio da rinnovare.

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La memoria... e il ricordo

 Depressione

L'IDENTITÀ
 
La memoria
non è una skill (abilità),
una dotazione, un optional,
è ciò che ci identifica
come esseri umani
 
 
Di: Davide Deangelis
 
Nel cuore dell’inverno, quando le giornate si tingono di algido grigiore, anche l’animo delle persone sembra assumere le stesse plumbee sfumature. I pensieri si fanno più introspettivi e a volte più tristi. Gli inglesi chiamano la malinconia, blue, e blues è il genere musicale di chi canta il male di vivere, proprio degli emarginati dalla discriminazione razziale. E nero, etimologicamente è anche il colore della melanconia (in greco, μελάνια) quel sentimento per anni considerato peculiarità delle “anime belle” e ora confinato nella patologia psichiatrica sotto varie definizioni. Appare così inevitabile che anche la calendarizzazione delleMemoria e Rotaie ricorrenze e delle commemorazioni comprese tra il 27 gennaio e l’8 marzo assorba le stesse tinte fosche. In poco più di un mese l’ONU, l’UNESCO e l’OMS (sempre più spesso WHO) hanno inanellato una serie di Giornate internazionali che ci rammentano tragici eventi: il Giorno della Memoria per le vittime della Shoah, quello del Ricordo dei morti nelle foibe, la Giornata Mondiale per la lotta contro il cancro, quella del malato, quella dei bambini oncologi, quella dei lebbrosi, quella delle vittime delle mutilazioni genitali e della discriminazione per l’obbligo del velo islamico fino a quella delle donne, la cui istituzione kill ripercorre episodi di morti bianche.

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"I due nemici"... il Covid alleato del cancro

 
Fam Carta
 
IL SUPPORTO
 
 L’accoglienza
della fragilità psicologica  
e il suo sostegno
puntano a sostenere
i nuclei in difficoltà
e favorireun maggior adattamento 
alle situazioni di crisi
 
 
 
Di: Monica Seminara

PROGETTO PROTEZIONE FAMIGLIE FRAGILI

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PRESIDIO SANITARIO HUMANITAS GRADENIGO con G.I.T.R.

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logohumangrad

Psiconcologa Case Manager: Monica Seminara

Presidente G.I.T.R.: Alessandro Comandone

 
REPORT ATTIVITÀ ANNO 2021
 
In questo report abbiamo inserito i dati del 14° anno di attività del PPFF a supporto dei malati oncologici e delle loro fragili famiglie assistiti presso il Presidio Sanitario Humanitas Gradenigo, a cura del Gruppo Italiano Tumori Rari che sostiene il Progetto Protezione Famiglie Fragili (PPFF) in modo continuativo, fattivamente, nella mission e nella vision.

Anche nel 2021 il Progetto ha supportato - con interventi specialistici mirati - numerosi nuclei familiari di malati oncologici ad alto rischio di destabilizzazione.

Le segnalazioni, relative ai malati oncologici con nuclei familiari caratterizzati da fragilità, sono pervenute dai vari operatori sanitari del CAS, del day hospital oncologico, dell’ambulatorio di oncologia e dai reparti ospedalieri di oncologia, medicina, chirurgia, urologia, ambulatori di dermoncologia, dietologia ed endocrinologia, ortopedia, terapia intensiva e pronto soccorso.

Prot famigliaSi evidenzia che, anche quest’anno, sono risultati ancor più numerosi i pazienti in difficoltà - e/o i loro familiari - che hanno fatto autonomamente richiesta di attenzione e presa in carico psico-oncologica, in relazione ad un aumento del disagio psichico familiare dipendente dalla situazione oncologica aggravato dalle ripercussioni e dai vissuti emotivi e comportamentali riferibili alla pandemic fatigue.  

Il PPFF, grazie al Responsabile dell’Oncologia di Humanitas Gradenigo e al continuativo e fondamentale sostegno del G.I.T.R. stabilmente operativo all’interno della struttura, ormai si conferma un punto di riferimento riconosciuto ed adeguatamente identificato come uno strumento utile da proporre alle famiglie, a sostegno delle loro situazioni di disagio psicologico e psicosociale sempre crescenti.

L’attività viene svolta all’interno di un tempo/lavoro stabilito di n.12 ore settimanali, spesso, nel concreto, variabile per eccesso in relazione alle numerose richieste pervenute e alle necessità che talvolta sopraggiungono fuori orario previsto e anche nel fine settimana, in caso di urgenza\emergenza.

Nel 2021 sono stati presi in carico n.98 nuclei familiari ma si precisa che per n.27 nuclei è stato assistito più di un membro per un totale di n.127 persone assistite; per n.4 minori e per n.15 giovani adulti è stato effettuato un intervento specialistico diretto. Tra le famiglie assistite, per n.13 di loro le prese in carico erano già attive dall’anno precedente e quindi sono state seguite in continuità, unitamente a n.85 nuovi invii e avvii assistenziali.

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Vittorio Gassman, uno… centomila. Il "mattatore"

Gassman Otello

 
LA CARTOLINA
 
Di: Augusto Frasca
  
In un inverno del 1956
furono la curiosità,
gli studi classici
e la sensibilità di un docente
a suggerire a quattro diciottenni
d'un Liceo romano di varcare
l'ingresso del Teatro Quirino.
 
 In un inverno del 1956 furono la curiosità, gli studi classici e la sensibilità di un docente a suggerire a quattro diciottenni d'un Liceo romano di varcare l'ingresso del Teatro Quirino. Fu, quella, la prima volta che vidi di persona Vittorio Gassman, segnato da una notorietà che ne faceva il miglior prodotto tra le nuove generazioni del teatro nazionale. All'epoca trentaquattrenne, aperto contemporaneamente da tempo, in Italia e all'estero, a incursioni cinematografiche che non avevano in realtà lasciato tracce decisive nella storia e nell'evoluzione della settima arte, quella sera l'attore era impegnato in una interpretazione che alla vigilia più d'un critico aveva ritenuto ai limiti della temerarietà, recitare cioè l'Otello di Shakespeare alternandosi di serata in serata, nei ruoli di Jago e del Moro di Venezia, con un altro colosso del teatro classico, Salvo Randone.
Il giorno successivo, l'irresponsabilità di un gruppo di allievi che gestivano il giornalino dell'Istituto, un modesto ma diffusamente saccente ciclostilato di quattro pagine, affidò al sottoscritto la recensione di uno spettacolo che fu poi, con il succedere delle stagioni, unanimemente considerato, per l'originalità dell'iniziativa e la qualità degli interpreti, tra i momenti più significativi nella storia del teatro classico, italiano e non solo.
Ne uscì fuori una pagina che la generosità del responsabile delle titolazioni, mentre faceva crescere nei miei confronti, in una con la gelosia dei compagni di classe, l'attenzione delle compagne, ebbe tuttavia il torto di elevare il titolo al rango di una pubblicazione iperspecializzata: Luci ed ombre nell'Otello di Gassman.
Quella serata al Quirino, doppiamente storica per un giovane alle soglie della maturità, fu dunque la prima volta, e anche l'ultima, che favorì l'occasione di assistere di persona ad uno spettacolo di Gassman. Tutto il resto del poliedrico personaggio è noto ai più.

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2022 - Recensione Libro: "Normale e Complicato"

Libro Normale e Complicato

 
 
IL LIBRO 
 
Una pubblicazione
provocatoria,
ma non troppo,
per affrontare meglio un lutto.
 

Di: Sara Arcois

 
Da: Il mio giornale

Home - Cultura e Spettacolo - Evidenza - 8 Marzo 2022 - Ernesto Bodini

 
Recensione di: Ernesto Bodini
 
Vivere l’esperienza di un lutto per la perdita di una persona cara, credo che per chiunque comporti un particolare impegno se non anche un sacrificio interiore, che mette a dura prova il proprio spirito e le proprie emozioni dettate dai sentimenti più profondi. E per quanto la nostra psiche sia “fortificata”, tale esperienza, specie se vissuta direttamente, può lasciare un segno profondo… magari sino alla fine dei nostri giorni. Tuttavia dal punto di vista psicologico è possibile superare questo periodo (più o meno lungo) attraverso la cosiddetta elaborazione, secondo il Modello della psichiatra svizzera Elisabeth Kubler-Ross (1926-2004), che comprende le fasi del rifiuto o negazione, della rabbia, lo stadio del patteggiamento o contrattazione, le fasi della depressione e della accettazione.
Nei casi dei soggetti più fragili può essere di aiuto un sostegno psicologico con consigli e metodiche comportamentali sino a prendere in considerazione l’ironia, anche con risvolti dissacranti, proprio come suggerisce la psicologa e psicoterapeuta Sara Ancois, nella sua (quasi provocatoria) pubblicazione Normale e Complicato (Ed. Susalibri, 2019, pagg. 90, Euro 19,50). Un delicato progetto di ricerca dell’autrice a cui hanno collaborato 100 intervistati (con raffigurazioni dalla più diversificata eloquenza, a cura di Danilo Viviani, e dati medici della dott.ssa Marina Rivetti), che hanno rilasciato lapidarie affermazioni.
Tra queste, che l’autrice fa rientrare nella personalizzazione del “Signor Lutto”, ve ne sono alcune coraggiosamente simpatiche come, ad esempio, «… soffrire è unVola via trauma anche fisico, cammina con calma guarda dove metti il piede», oppure «Ho scoperto che il dolore sradica poi annaffia con acqua avvelenata»; a quest’ultima seguono «Ho scoperto che l’acqua avvelenata si può drenare», «Ho imparato che il dolore offre prospettiva e rifiutarla significa aver sofferto inutilmente», «… soffrire è un trauma anche per le relazioni come in lavatrice non tutti i tessuti sopportano temperature alte e centrifuga, quel giorno lui mi stupì davvero: non pensavo facesse il bucato, non lo credevo tanto sensibile»; una sorta di accettazione per respingere la sofferenza, appunto con ironia. Ancor più sagge, a mio avviso, alcune affermazioni che paiono essere meno dissacranti perché propositive come «Una Perdita è il più buio tra i dolori mi ha spiegato, ma a suo modo rende inaccettabili certi compromessi, insegna a preservarsi e a trattare le proprie lacrime con rispetto»; ed ancora, «È difficile decidere come spendere l’unica moneta che possiedi, ho domandato consiglio a ciò che ho perduto, ci siano incontrati nel morbido che ho dentro. Tu abiterai lì per sempre».

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Ora...un vaccino per la terra

Puntura Mondo

 
IL QUADRETTO
 
Di: Gianni Romeo
 
Si parla tanto
della pandemia,
ma c’è un paziente
che ha un bisogno
altrettanto urgente di aiuto.

  I medici non mancano, tutti noi dovremmo esserlo.

Il caro, antico Padre Nostro, <…dacci oggi il nostro pane quotidiano…>, echeggia spesso quando veniamo aggrediti dai bombardamenti dei bollettini Covid, perchè nella mente scatta una preghiera adattata alla bisogna: <…dacci oggi meno vittime di ieri… dacci un vaccino più potente…>. Con la fede e la fiducia nella scienza la luce dell’ottimismo resta accesa, la parola d’ordine è pazientare, resistere.
Ma non finisce qui. Ogni giorno ci imbattiamo in compagni di viaggio poco graditi come lo smog, come le truppe d’assalto impegnate a fare delle strade e degli Preghieraspazi verdi discariche a cielo aperto… Ho nelle mani una bottiglietta che mi ha appena dissetato, dove trovo il contenitore giusto per la plastica? E affiora la domanda che mi rovina la passeggiata: arriverà mai un supervaccino per difendere la terra, i fiumi, i mari, l’aria, cioè noi? Fino a quando il nostro pianeta sarà in grado di pazientare, di resistere?
Qualche timida risposta a volte i giornali ce la offrono. Scopriamo ad esempio che i giovani, anzi i giovanissimi in questo caso, si rendono conto più degli adulti che il supervaccino è nella testa di tutti noi, non occorrerebbero troppi studi per  trovarlo.  

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"Lifetime Achievement Award" per la Chirurgia Laparoscopica al prof. Mario Morino

Morino LIfetime

 IL MERITO

 
Il prestigioso riconoscimento
in occasione
del Congresso Mondiale
di Chirurgia Endoscopia WCES
il 25 Novembre 2021
a Barcellona. 
 
 
 
Da: Il mio giornale 
Evidenza - Notizie - Salute - 07 Gennaio 2022 - Francesca Lippi
 
Di: Ernesto Bodini
 
In un mondo sempre più impegnato in attività di particolare rilevanza scientifica, specie in ambito medico e tecnologico, la nostra attenzione non può che essere rivolta a quei protagonisti che per intraprendenza, grande dedizione e sacrificio hanno realizzato processi innovativi migliorando le loro performance per il trattamento delle patologie.
Per queste ragioni i relativi riconoscimenti ufficiali meritano degna considerazione, per renderci tutti partecipi, sia pur idealmente, e al bisogno, poter fruire di questi risultati a beneficio della nostra salute.
Del prestigioso riconoscimento mondiale Lifetime Achievement Award per la Chirurgia Laparoscopica e mini invasiva, è stato designato il noto cattedratico torinese, prof. Mario Morino (classe 1957), il 25 novembre scorso a Barcellona in occasione del congresso mondiale di Chirurgia Endoscopia WCES. Il merito alMolinette Morino professor Morino, che è direttore del Dipartimento Discipline medico-chirurgiche all’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, si estende alla sua équipe della Chirurgia Generale 1 universitaria che, dal febbraio 1990, quando fu realizzato il primo intervento laparoscopico in Italia, è leader in Europa e oltre oceano nella chirurgia digestiva laparoscopica e mini invasiva.
Il nostro connazionale, ormai conosciuto in tutto il mondo accademico, scientifico ed oltre, vanta un curriculum di tutto rispetto che ritengo utile rammentare sia pur sinteticamente.
Nel marzo 1990 ha eseguito la prima “Colecistectomia Laparoscopica” in Italia, e poco dopo ha partecipato alla nascita del Centro trapianti di fegato di Torino.
Nel 1991 ha fondato il Centro di Chirurgia mini invasiva dell’Università subalpina, divenuto progressivamente uno dei più accreditati Centri di Chirurgia mini invasiva al mondo, grazie ad una intensa attività clinica e di ricerca a livello mondiale. Tale impegno gli ha consentito di eseguire, oltre alla prima colecistectomia, la prima plastica antireflusso laparoscopica e il primo trattamento laparoscopico dell’acalasia in Italia nel 1991, e poi nel 1993, il primo posizionamento di gastric banding regolabile laparoscopico per obesità nel mondo.

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Gravidanza dopo una terapia oncologica: problema raro, ma non troppo

Abbraccio

 LA POSSIBILITÀ
  
Che una donna in età fertile
possa manifestare un tumore,
guarire e poi intraprendere
una gravidanza
a distanza di tempo
è un eventosempre meno raro
nello scenario
dell’Oncologia moderna.
 
 
Di: Alessandro Comandone

S.C. ONCOLOGIA ASL CITTÀ DI TORINO

Il motivo del sovrapporsi o concomitare dell’evento malattia con il desiderio di prole è facilmente spiegabile: tralasciando la possibilità di un tumore sviluppato in età infantile e da cui la bambina è guarita, dobbiamo considerare che la manifestazione di un tumore in età giovane adulta (20-39 anni) ha una incidenza annua nella popolazione italiana del 7,8 su 100.000 abitanti (ISTAT 2000) e i numeri annui assoluti di tumori nella popolazione tra 0 e 49 anni è di 16000 casi nei maschi e 30000 nelle donne (AIRTUM-AIOM  I numeri del cancro 2020). Per motivi sociologici ben noti, il fenomeno tenderà ad aumentare nei prossimi anni.

Gli aspetti della correlazione tra tumori e gravidanza sono molteplici:

  1. gravidanza e contemporanea manifestazione di una malattia tumorale
  2. preservazione della fertilità in una donna giovane durante una terapia antitumorale
  3. sterilità post chemio o radioterapia
  4. concepimento a distanza di mesi o anni dalla forma tumorale guarita.
  5. danni al prodotto del concepimento a causa dei farmaci antiblastici e ormonali utilizzati.
  6. possibile azione negativa della gravidanza sulla riaccensione di un tumore ormonosensibile 
  7. secondi tumori causati dalla esposizione a farmaci antitumorali.
  8. gravidanza e sindromi eredo famigliari
PensieroDati epidemiologici
Nella fascia di popolazione tra 0 e 49 anni, AIRTUM 2020 ci dice che i tumori più frequenti nel sesso femminile sono:
mammella (41%) - tiroide (15%) - cute (7%) - colon retto (4%) - cervice uterina (4%).
Rari ma anche rappresentati sono i linfomi, i sarcomi e i tumori disgerminali.
Come si può rilevare tutti i tumori succitati possono permettere un concepimento dopo la cura, anche il carcinoma del collo dell’utero se trattato con conizzazione e non irradiato.
I dati più maturi, sia per il numero di donne incluse che per l’importanza sociale della malattia è il carcinoma della mammella. Secondo i dati AIRTUM nella fascia fertile le donne che in Italia si ammalano di carcinoma della mammella sono 8.860 all’anno.
Nel contempo è incrementata sensibilmente l’età della prima gravidanza che nel 2021 in Italia è salita a 31,2 anni (ISTAT) rendendo possibile il sovrapporsi dei due eventi tumore e gravidanza sia in modo concomitante che sequenziale.

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L'abnegazione di Albert Schweitzer, medico e filantropo in Gabon

Albert

 
L'ESEMPIO
  
La sua opera umanitaria,
che gli valse
il premio Nobel per la Pace, 
sia di esempio a quanti
osteggiano l’arte
e la scienza medica.
 
 
Anche in questo periodo pandemico
il ricordarlo può essere di “conforto”
per tutti gli operatori impegnati
ogni giorno sul fronte medico.
 
 
Di: Ernesto Bodini

Mentre la pandemia sta ancora distanziando gli esseri umani, creando fazioni e contrasti che sembrano non finire, può essere utile rievocare l’opera del medico alsaziano (1875-1965), esempio di elevata umanità in quanto poneva al primo posto l’uomo sofferente. Chi legge questo articolo, anche se non appartenente alla Medicina, non può eludere la conoscenza di questa nobile figura, con l’auspicio di vedere in ogni nostro simile che ci cura, colui (o colei) che annulla la sofferenza, non solo con i farmaci, ma anche con la parola quale sostegno di grande conforto. Ecco, qui di seguito, una breve rievocazione del pioniere nel trattamento delle malattie gravi e “urgenti” della popolazione africana. 

Già nella sua autobiografia “Ma vie et ma pensée” il dottor Albert Schweitzer annotava che all’età di 21 anni aveva deciso di “vivere per la scienza e per l’arte” sino aiMa vie Schweitzer trent’anni e di “consacrarsi in seguito ad un servizio puramente umano”. Voleva diventare medico per poter lavorare senza essere costretto a parlare e, in Africa, la presenza di un medico corrispondeva al bisogno più urgente (una sorta di intervento di “emergenza”, così si può intendere per l’epoca). Mantenne e concretizzò questo suo proposito.

Nell’ottobre 1905 si presentò, in qualità di studente, al preside della Facoltà di Medicina di Strasburgo e, conscio dell’impegno che avrebbe dovuto affrontare, annotava nelle sue memorie: «[…] così ora inizio una lotta contro la fatica ed il tempo che durerà parecchi anni». Nel febbraio 1912 ottenne l’autorizzazione ad esercitare la pratica medica. Trascorse la primavera a Parigi per seguire dei corsi di medicina tropicale e, nel contempo, si dedicò alla raccolta di materiale tecnico-sanitario che gli sarebbe servito per la sua attività a Lambarènè (uno sperduto villaggio del Gabon), dove giunse nel 1913 con la moglie Helénè Breslau, che per molti anni lo coadiuvò come infermiera. Sino al 1917 e dal 1924 in poi si dedicò prevalentemente all’attività medica e chirurgica, che fu incrementata con l’arrivo del dott. Marc Lautenburg. «Il dottor Schweitzer, nel campo della scienza medica – ha precisato più volte Adriano M. Sancin, chirurgo e ginecologo, già segretario nazionale dell’Associazione Italiana Albert Schweitzer (A.I.A.S.), che tra l’altro si dedicò per oltre trent’anni ad attività organizzative nell’ambito dell’assistenza sanitaria nei Paesi in via di sviluppo dall’Africa all’Estremo Oriente – non fu un genio e non ha mai inventato nulla. Vanno quindi eliminate certe idee sulla sua genialità riportate varie volte dai media, male informati ed alla ricerca di notizie sensazionali e quantomeno infondate. Quello che invece ci stupisce di Schweitzer, e ciò vale per tutte le sfere della sua attività, non è tanto la sua capacità geniale quanto la pazienza di apprendere. Una pazienza sostenuta indubbiamente da una straordinaria forza di volontà e favorita, pure, come egli stesso affermava, da una buona dose di fortuna».

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Le Raccolte del GITR

 
“IN PUNTA DI PENNA” e "I QUADRETTI"
In punta di penna1 I Quadretti1
SCARICA I FASCICOLI CLICCANDO SUI RELATIVI LOGHI
 
Abbiamo raccolto in un fascicolo scaricabile che abbiamo chiamato “IN PUNTA DI PENNA”,gli articoli del nostro compianto amico Michele Fenu, grande giornalista in grandi giornali, che ha accompagnato con decenni di reportage l’evoluzione dell’auto, la sua storia, i suoi personaggi e che per circa due anni abbiamo avuto l’onore di avere come Caporedattore e meraviglioso collega nel GITR.
 
In un secondo fascicolo che abbiamo chiamato “I QUADRETTI”abbiamo raggruppato invece gli articoli di un altro grande giornalista sportivo Gianni Romeo, appena insignito del premio “Dardanello 2020 di Tuttosport” e attualmente nostro Redattore Capo, articoli che sono veri “cammei” dedicati a fatti opersonaggi della vita dei nostri giorni che, al di là dei doverosi argomenti scientifici e medici, ampliano le nostre conoscenze e ci regalano qualche minuto di piacevole lettura.
 
"VOCI DEL '900" e "LE PAROLE CHE CURANO"
Logo Voci 900a Logo Parole che Curano 5
SCARICA I FASCICOLI CLICCANDO SUI RELATIVI LOGHI
 
In questi due fascicoli abbiamo raccolto in gli articoli delle rubriche “VOCI DEL ‘900” e “LE PAROLE CHE CURANO”, la prima dedicata a personaggi famosi del secolo scorso e non solo, la seconda a temi di vario tipo che, articoli che da tempo ormai, al di là degli argomenti scientifici e medici, ampliano le nostre conoscenze in campo letterario.
 
Tutti i fascicoli saranno aggiornati periodicamente con gli articoli che potrete leggere su ogni nuovo numero di PRIMA PAGINA, articoli che vi ricordiamo, potete trovare anche singolarmente nelle Categorie relative, cliccando sui loghi nella parte sinistra della HOME.

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Olga Di Fede e Giuseppina Campisi
 
 

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    UNA POLEMICA
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    Tra tanti esempi positivi
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    per ricordare i risultati
    conseguitinegli anni
    e sino ad oggi
     
    "Don Carlo Gnocchi
    e la Fondazione
    Pro Juventute
    ieri e oggi"
     
    - Martedì 3 Maggio -
    2022
    -Venerdì 6 Maggio-
    2022
     
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    NELLA CIVILTÀ
    DEGLI SPRECHI
    SALVIAMO ALMENO 
     
    I FARMACI
     
    CHE NON SONO
    ANCORA SCADUTI
     
    Si dice, con ragione, che la nostra sia la civiltà degli sprechi. Purtroppo, tra i tanti si devono annotare i farmaci.
     
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