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PRIMA PAGINA 2019 - N. 1
 
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Baffi e "stranezze pelose" contro il cancro alla prostata

Baffo prevenzione
 
 
L'EVENTO
 
MOVEMBER:
da "moustache",
parola inglese per baffi
e "november"
mese in cui
si svolge l’evento.
 
 
Di: C.R.
 
Durante il mese di novembre di ogni anno, gli uomini che aderiscono a Movember (i "Mo bro") si fanno crescere i baffi per raccogliere fondi e diffondere consapevolezza sul carcinoma della prostata ed altre patologie.
 
Ad oggi, quasi la metà dei cinquantenni non è mai andato dall'urologo in vita sua e oltre tre su dieci non hanno mai effettuato il test del Psa (antigene prostatico specifico). Incrociando i dati, si ha che quasi uno su quattro (il 23%) non ha mai fatto nulla per la diagnosi precoce del tumore della prostata, il più frequente nella popolazione maschile over 50, che colpisce ogni anno un uomo ogni otto (con 35.300 casi stimati nel 2018).
A renderlo noto è una indagine condotta su più di 350 ultracinquantenni, rappresentativi della popolazione di riferimento per età, distribuzione geografica e livello di istruzione. L'occasione è Movember, il movimento internazionale che dedica il mese di Novembre alla sensibilizzazione sul cancro della proposta, che in Italia è promosso dalla Società italiana di Urologia (Siu) e da Janssen, per il sesto anno consecutivo.
A guardare i dati, sembrerebbe che questa malattia quasi non faccia paura, tanto che il 58% degli intervistati non ne ha neanche mai parlato con il proprio medico e uno su due ne ignora completamente i possibili segnali.
Il 76% è convinto che da questo tumore si guarisca sempre, un dato che per la stragrande maggioranza dei casi è vero: oggi sopravvive a cinque anni circa il 90% di chi si ammala, ma appena uno su 4 sa che la prevenzione è fondamentale.
Resta il fatto che ogni anno i decessi causati sono oltre 7mila (dato al 2015), inoltre solo una parte (38%) della popolazione la ritiene una malattia invalidante e con un impatto sulla qualità di vita, anche sessuale, quasi tutti però (l'83%), sono consapevoli di non “saperne molto”.

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"Le Parole che Curano" - Il limite...di un'orizzonte senza limiti


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 Lilli 1
 
LA RUBRICA
 
Limiti  e Orizzonti
 
solo all'apparenza parole
dagli opposti significati 
in realtà  entrambe
ad esprimere e determinare
confini precisi.
 
 

A cura di: Davide Deangelis

Chiunque abbia dei figli piccoli o apprezzi i cartoni animati della Walt Disney, non può non aver visto il cortometraggio classico “Lilli e il Vagabondo” senza ricordare una delle scene più note del film: quando Biagio, il cane meticcio e randagio, smaliziato e giramondo, innamorato di Lilli, una tenera e curata Cocker Spaniel, appena salvata da alcuni gravi pericoli, guardando l'orizzonte, domanda alla cagnolina che cosa vorrebbe dal loro futuro insieme. Una calda ed accogliente casa, con regole, imposizioni, divieti e padroni -amorevoli ed accudienti, ma comunque padroni- o il brivido della libertà, il suadente e vertiginoso richiamo della foresta, dello sconfinato e indefinito imprevisto, dell'indeterminato domani, l'assoluto fascino della privazione del limite. Rispetto normativo o autodeterminazione, dipendenza o indipendenza? Osservare regole date da altri (eteronomia) o ottemperare solo alle proprie (autonomia) se ve ne sono? Fare ciò che si deve o ciò che piace?
Infinito 
Questo irrisolto dilemma richiama da sempre l'attenzione di ogni uomo, nel momento in cui diventa consapevole delle proprie azioni, si inserisce in un tessuto sociale e assume il titolo di agente morale. In quel libro complesso e profetico, che è Il disagio della civiltà, Freud mette a confronto due concetti antitetici, ugualmente pervasivi: il principio di sicurezza, sociale e psichica, e quello di piacere, nel suo senso più ampio di libidine e libertà sfrenate ed incondizionate, fornendo le coordinate verso un sano equilibrio psichico dell'individuo attratto da queste due polarità. Ma molti sono gli autori, di varia estrazione culturale e provenienti da diverse discipline, che si sono misurati con tale tema, perché scossi dal fremito etico su come sia giusto comportarsi e che cosa sia più utile o conveniente. Ed in tale problematica prospettiva hanno provato a leggere la storia e le opere dell'uomo: Nietzsche con la sua formulazione dei concetti di apollineo e dionisiaco; Deleuze con la teorizzazione della diade ration deration; la sociologia di Durckeim, percorsa dall'analisi della struttura sociale e l'anomia; e tutte le teorie filosofico-sociali classiche che hanno contrapposto ordine a disordine, cosmo a caos, organizzazione sociale ad anarchia, civilizzazione a barbarie, governo a stato di natura, legami sociali ad indipendenza, essere a divenire, atto a potenza, finito ad infinito, determinato ad indeterminato, ciclicità a linearità. In altre parole, tra il concetto di limite, confine, soglia, contenimento e illimitatezza, assoluto, sconfinatezza e interminabilità. 

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"Voci" del Novecento - Tina Anselmi


Logo Voci 900aAnselmi 1
 
 
 
IL PERSONAGGIO
 
Tina Anselmi
 
la salute
come diritto umano,
la giustizia
come difesa della libertà

 

A cura di: Ferdinando Garetto
 
Ho letto da qualche parte che un giovane parlamentare dei giorni nostri, a chi sottolineava una certa inesperienza diffusa in chi oggi guida o cerca di guidare l’Italia, ha risposto che in fondo anche molti importanti politici del dopoguerra avevano meno di 30 anni...
Dubito che gli fosse nota la storia della “vocazione politica” di una grande italiana del secolo scorso, Tina Anselmi.
 
A 17 anni, il 26 settembre 1944, c’è anche lei nella piazza di Bassano del Grappa. Un gruppo di partigiani, quasi tutti suoi coetanei, viene uccisossn1 con impiccagione.
Quella orribile violenza nazifascista determina in lei una risposta immediata: non si può restare spettatori. Diventa staffetta partigiana; alla Liberazione si dedica da subito ai diritti delle operaie delle filande. La difesa di quei valori universali per cui tanti avevano dato la vita la accompagna per tutto il resto della sua esistenza. Fu la prima donna a diventare Ministro in un governo della Repubblica (Dicastero del Lavoro, nel 1976). 
Donna forte e capace di battaglie coraggiose: dobbiamo molto a Tina Anselmi tutti noi che viviamo l’esperienza quotidiana dell’Ospedale e della cura. Ogni volta che un paziente, indipendentemente dal suo reddito, stato sociale, provenienza, esce dal DH con una confezione di farmaco che sulla fustella ha segnato un prezzo di parecchie centinaia (a volte migliaia) di euro dovremmo fermarci a pensare che questo è tutt’altro che scontato, e che dobbiamo dire grazie a chi ha lottato per la nascita del nostro Servizio Sanitario Nazionale e ne ha difeso e ne difende i valori e i principi. Servizio Sanitario Nazionale che nel 2018 ha compiuto 40 anni. 

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I sarcomi dell'utero: l'analisi di A. Comandone

Dott Comandone

 
 
 
L'ANALISI
 
 
SARCOMI DELL’UTERO:
una pagina "rara"
nel capitolo
dei tumori rari.
 
 
Circa 400 casi
all’anno in Italia
suddivisi in vari
sottotipi istologici.  
 

Di: Alessandro Comandone

I sarcomi rappresentano l’1% dei tumori e a buona ragione sono classificati come tumori rari. La loro classificazione può avvenire sulla base del tipo istologico (ad esempio liposarcoma, angiosarcoma, leiomiosarcoma) o della sede di localizzazione della malattia (sarcomi degli arti, del retroperitoneo, della testa e collo, ginecologici).
I sarcomi ginecologici a loro volta si distinguono in sarcomi uterini, dell’ovaio e della vagina. I sarcomi dell’utero sono i più comuni, ma in realtà, rappresentano un evento molto raro: la loro incidenza in Italia è valutata su circa 3 casi/1 milione di abitanti.

Sarcoma utero

In Italia sono attesi circa 400 casi all’anno, ulteriormente suddivisi in sottotipi istologici: leiomiosarcomi, sarcomi dello stroma endometriale, forme di sarcoma indifferenziato e infine forme estremamente rare (adenosarcoma, leiomiosarcoma, di basso grado) e forme ad incerto comportamento biologico (STUMP; PECOMI e angiomixomi aggressivi).
Il carcinosarcoma invece pur mantenendo il nome è ormai considerato da tutte le linee guida un carcinoma scarsamente differenziato.
La diagnosi di sarcoma uterino è assai complessa e frequentemente determina un ritardo diagnostico e terapeutico.

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Un organo al giorno - L'osso e le sue affezioni

Scheletro

 
 
L'ANALOGIA
 
 
Nel corpo umano
il cuore corrisponde ad una pompa,
il cervello ad un computer,
i reni ad un filtro,
i muscoli a degli elastici
e le ossa ad un’impalcatura,
uno chassis, un telaio.

 

Di: Davide Deangelis

In una visione squisitamente meccanicistica, e quindi semplicistica, del corpo umano, gli organi rappresentano la versione biologica di congegni e artifici idraulici, elettrici o meccanici. In realtà, il nostro organismo risulta essere molto più sofisticato e capace di sviluppare soluzioni di autoregolamentazione, equilibrio e conservazione, in un complesso sistema di interdipendenza e sinergia. Per tale ragione, l'osso non assolve solo il compito di reggere il nostro corpo come una sorta di tensiostruttura, ma svolge diverse altre importanti funzioni: deposito di calcio ed acidi grassi, produzione degli elementi figurati del sangue (ematopoiesi) sostegno e protezione. In ragione della sua proverbiale solidità ed inaspettata elasticità, l'osso costituisce l'organo principale dell'apparato locomotore, con cui altre ossa contraggono rapporti, denominati articolazioni, e su cui si inseriscono altre entità anatomiche di stabilità come i legamenti, oppure di contrattilità come i tendini, cui sono collegati secondariamente i muscoli. 
Contrariamente alla sua presunta rigidità ed ai luoghi comuni che lo vedono simbolo di asciuttezza e fissità (“ridurre all'osso”, “essere all'osso”) questa unità anatomica è “viva” e “mobile”: indipendentemente dalla sua forma, allungata, corta, o piatta, la sua struttura è in costante rimodellamento. Cellule costruttrici e cellule demolitrici si alternano nella danza della crescita e mettono in circolo elementi chimici, il calcio ed il fosforo, fondamentali per la sintesi di altri composti implicati nella contrazione muscolare. A seconda del coinvolgimento, in un processo morboso, di una delle suddette linee cellulari, osteoblasti od osteoclasti, avremo dunque delle conseguenze e delle espressioni fisiopatologiche diverse. 

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Quando la natura decide diversamente...

Life Time

 
 
 
IL PERSONAGGIO 
 
 
Lizzie Velasquez,
donna americana affetta
dalla Sindrome di De Barsy,
 uno dei circa trenta casi
al mondo documentati.
 
Per una riflessione
è forse utile
conoscerla da vicino.
 
 
Di: Ernesto Bodini
 
L’arcipelago delle malattie rare è oggi molto vasto, ma la rarità assume un significato particolare quando è rappresentato dalla Sindrome di De Barsy.
È forse troppo retorico affermare che “Madre Natura” ci riserva doni e privilegi ma anche sventure, tant’é che con molti esseri umani talvolta non è stata e non è per nulla generosa... È il caso dell’americana Lizzie Velàsquez, una giovane di 29 anni (nata nel 1989 ad Austin nel Texas), considerata molto volgarmente la donna “più brutta del mondo” per via del fatto che è alta 1,57 metri, pesa 27 chilogrammi ed ha una magrezza senza pari.
Principali caratteristiche della Sindrome di De Barsy (DBS), una malattia rarissima (circa trenta casi al mondo, Lizzie Velàsquez  compresa) che Thierry de Barsyimpedisce al corpo di accumulare e conservare il grasso costringendo il soggetto ad ingerire cibo in continuazione: ogni 15 minuti, ossia circa 60 volte al giorno. Più esattamente questa patologia, di origine genetica (descritta per la prima volta dal neuropsichiatra belga Thierry de Barsy (1941-2016, nella foto) e altri, non permette al  corpo di immagazzinare il grasso ingerito come nel caso di Lizzie, che ha la necessità di un continuo apporto di cibo e calorie per sopravvivere, assumendo dalle 5 mila alle 8 mila calorie giornaliere. Tale sindrome, come spiegano gli esperti dell’Osservatorio Malattie Rare (OMAR), è altresì caratterizzata da dismorfismi facciali (rime palpebrali rivolte verso il basso, sella nasale piatta e larga, con aspetto progeroide (tendenza all’invecchiamento precoce), fontanella ampia a chiusura tardiva, iperlassità articolare, movimenti atetoidi e iperreflessia, ritardo della crescita pre e post-natale, deficit cognitivo, ritardo dello sviluppo, opacità corneale e cataratta. Una malattia dunque che suona come una sfida alla Medicina, in particolare ai genetisti e ricercatori; una “sfida” che ha raccolto anche la paziente Lizzie, affrontando quell’incauta definizione di mostro da parte della società che l’ha etichetta come la “donna più brutta del mondo”.  

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L'arte della buona cucina scritta da valenti clinici

Medico in cucina
 
 
 
LA RECENSIONE
 
Ricette
per tutti i gusti,
particolarmente indicate
per ogni condizione
patologica 

 

Da “il mio giornale” Inserito il 7 Gennaio 2019
da Francesca Lippi in Cucina, Evidenza, Salute

 

Di: Ernesto Bodini

Non è vero che una pubblicazione editoriale “datata” non meriti recensione; anzi, se non è mai stata fatta o sporadicamente accennata, ritengo altrettanto meritevole darne censo sia dal punto di vista dell’utilità pratica che per l’apporto letterario.
È il caso de’ “Il Medico in Cucina - Consigli dietetici per buongustai” (Edizioni Minerva Medica, 2009; pagg. 655, del prof. Alessandro M. Gaetini, cuneese classe 1938, emerito di Chirurgia Generale all’ospedale Molinette Città della Salute e della Scienza di Torino.
Si tratta di un lavoro copioso che comprende una ricchissima rassegna della migliore tradizione culinaria italiana; in particolare dedicato a tutte quelle persone che, affette dalle più svariate e comuni patologie, vogliono alimentarsi in modo “più appropriato”. Sono ben 36 i capitoli che compongono l’opera (peraltro realizzata in collaborazione con molti medici e cattedratici di rinomata fama piemontese e nazionale), ognuno dei quali riporta consigli per l’apporto dietetico-alimentare più indicato al caso. A supporto dei suggerimenti clinici un gruppo di rinomati chef consiglia una serie di ricette culinarie, altrettanto rispondenti alle esigenze clinico-patologiche individuali; in particolare si possono trarre le ricette più stuzzichevoli atte a soddisfare ogni palato, gran parte delle quali su “orientamento” della cultura dietetica Mediterranea. 

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"Voci del '900" e "Le Parole che Curano": QUI i due fascicoli da scaricare

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LA NOVITÀ
 
Certi di fare cosa gradita ai nostri affezionati lettori abbiamo raccolto in due fascicoli gli articoli delle rubriche “VOCI DEL ‘900” e “LE PAROLE CHE CURANO”due rubriche dedicate, la prima a personaggi famosi del secolo scorso ma non solo, la seconda a temi di vario tipo che da parecchi mesi ormai, al di là degli argomenti scientifici e medici, ampliano le nostre conoscenze in campo letterario.
 
I due fascicoli saranno aggiornati costantemente con gli articoli che potrete leggere su ogni nuovo numero di PRIMA PAGINA, articoli che vi ricordiamo, potete trovare anche singolarmente nelle due Categorie relative, cliccando sui due loghi nella parte sinistra della home.
 
 
 

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    Si dice, con ragione, che la nostra sia la civiltà degli sprechi. Purtroppo, tra i tanti si devono annotare i farmaci.
     
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