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Sei su PRIMA PAGINA di Luglio/AGOSTO 2016
BUONA LETTURA

Sul palcoscenico con un "boa rosso" al collo

 
 
 
Le pazienti
si trasformano...
in attrici

 

Le sfide si affrontano in molti modi, specialmente quando riguardano noi stessi e non gli altri e a maggior ragione se si riferiscono a una malattia che fa paura come il cancro. Bisogna avere coraggio, essere positivi, mettersi in gioco. E’ quanto hanno fatto diciannove formidabili donne che hanno vissuto l’esperienza della malattia oncologica: sono andate in scena a Firenze in un originale spettacolo teatrale dove hanno raccontato la loro storia.

L’opera, intitolata <Il mio corpo è un’opera d’arte – dal cancro al burlesque>, è frutto di un progetto (Women Life Love) che ha raccolto l’impegno di varie associazioni (Lilt, Ispo, Arbus) e di un team di esperti, tra cui medici e psicologi. Colpite da carcinoma al seno, di età ed estrazione sociale diverse, provenienti da varie città toscane, le pazienti-attrici, reduci da un centro di riabilitazione, hanno dimostrato che la vita può ripartire e riservare ancora divertenti sorprese, come ritrovarsi a recitare se stesse in un teatro.

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L’analisi di Alessandro Comandone

 
 
 
L’oncologia cambia volto
 
Il Congresso Asco 2016 di Chicago
traccia le linee del futuro
 
Dove stiamo andando?
Ve lo spieghiamo
 
Nasce una rivoluzione nell’oncologia
Dal singolo medico al team di lavoro
Cambiano le prospettive di cura

 

Una delle tematiche centrali trattate durante il congresso ASCO (American Society of Clinical Oncology) a Chicago nello scorso Giugno è stata il mutamento dei trattamenti in oncologia da un contesto monodisciplinare o medico centrico a un più moderno contesto pluridisciplinare realizzatosi nell’ultimo decennio. L’Oncologia è divenuta nel corso degli anni via via più complessa. Una vera esplosione di conoscenze di biologia di base, di richiesta di cure e di desiderio dei pazienti di partecipare alle decisioni hanno determinato un cambio profondo nella pratica clinica quotidiana di questa disciplina. Quello che fino a 10 anni fa poteva essere un modello di pratica clinica soddisfacente, rappresentato dal Medico Oncologo con profonde conoscenze che sapeva offrire delle risposte a tutti i Malati, è diventato oggi un modello non più sufficiente. L’ASCO ci ha dimostrato che ogni anno che passa la pratica clinica diventa più complessa e che il modello unico medico-paziente tende a esaurirsi a favore di una attività a piccoli gruppi o, meglio, a gruppi pluridisciplinari coinvolgenti più ospedali nella stessa città o addirittura in città o nazioni differenti.

Certamente i progressi delle comunicazioni per via Internet hanno facilitato questi interscambi, ma hanno reso più complesso e articolato il rapporto di cura medico-paziente.
 
Ad oggi non sappiamo se con i progressi della tecnologia tale ritmo di cambiamento accelererà ulteriormente favorendo la velocità della risposta alla decisione meditata del dialogo diretto come si realizza in una visita clinica.

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Quei raggi che vengono dal cielo non sempre sono benefici

 
Sole e melanoma,
così un nevo
può diventare un tumore
 
Di Simona Chiadò
Oncologia Medica
Humanitas Gradenigo - Torino
 
 

 
Il melanoma maligno (MM) è un tumore che deriva dai melanociti, le cellule pigmentate localizzate nello strato superficiale dell’epidermide.
Tali cellule contengono la melanina, un particolare pigmento prodotto in seguito all’esposizione solare e responsabile, in condizioni normali, della protezione della cute da parte dei raggi solari.
Piuttosto raro nei bambini, colpisce soprattutto soggetti tra la IV e V decade di vita, anche se negli ultimi decenni si è assistito ad una progressiva riduzione dell’età media di insorgenza.
 
In Italia, secondo i dati AIRTUM (Associazione italiana registri tumori) l’incidenza è di circa 13 casi/100.000 abitanti con una stima di 3.150 nuovi casi ogni anno tra gli uomini e 2.850 tra le donne.
Il MM insorge prevalentemente in zone di cute sana, nel 20-25% dei casi deriva invece dalla trasformazione di un nevo preesistente.
- Classicamente il MM si manifesta come una macchia scura, apparentemente simile ad un nevo, che compare all’improvviso e progressivamente tende a   crescere e a modificarsi. Come già anticipato, nel 20-25% dei casi, si assiste invece alla cosiddetta “attivazione”, ovvero alla trasformazione di un nevo preesistente.
- In entrambi i casi si tratta di una crescita “bizzarra”, rapida e irregolare, caratterizzata dalla comparsa di segni clinici spesso inequivocabili e riassunti nella “Regola dell’ABCDE”:
 
A: Aspetto irregolare, Asimmetria della forma
B: Bordi frastagliati, infiltranti
C: Colore disomogeneo, con chiazze scure, nere
D: incremento delle Dimensioni (diametro > 6 mm: indicata una valutazione specialistica)
E: Evoluzione/Elevazione (aumento dello spessore) /Emorragia spontanea in assenza di traumi.

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Un gesto d'amore e di bontà per "alleviare" con l'Arte chi soffre

 
 
 
Un'opera artistica
di Line Danielsen
è oggi presente
nel reparto degenza
di Oncologia Medica
dell'Ospedale
Humanitas Gradenigo
di Torino 
 
 
Di Ernesto Bodini
Giornalista Scientifico
Membro del Gruppo GITR-GPS
 
Esiste ancora oggi “l’arte” del donare? E c’è ancora un momento e un posto per donare? E a chi? Sembrano domande retoriche, ma non lo sono a fronte dell’attuale società segnata dall’individualismo, con evidenti tratti di narcisismo, egoismo, egolatria che la caratterizzano sempre di più… Esistono tuttavia quelle “eccezioni” che non fanno novità, ma inducono a riconsiderare il valore del saper donare e quanto beneficio questa azione possa dare a chi riceve.
Un esempio ce lo ha dimostrato la pittrice e scrittrice norvegese Line Danielsen che, martedì 12 Luglio, è stata ospite nel reparto degenza di oncologica medica e del Gruppo Italiano Tumori Rari-Gruppo Piemontese Sarcomi (diretto l’uno e presieduto l’altro dal dott. Alessandro Comandone) dell’ospedale Humanitas Gradenigo, dove ha potuto manifestare i suoi sentimenti di spontaneo altruismo offrendo in dono una sua opera pittorica, e che fa ora bella mostra di sé sulla parete del reparto.  

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In Guerra o in Viaggio?

 
 
Una Interessante ricerca...
 
Di: Ferdinando Garetto
e Monica Seminara
 

Sul sito della Società Italiana di Cure Palliative (www.sicp.it) viene riportato il resoconto di un’interessante ricerca pubblicata l’anno scorso su BMJ Supportive & Palliative Care sulle metafore linguistiche utilizzate dai Curanti, dai Pazienti e dai familiari e amici, nell’approccio alla malattia oncologica e alle cure.

Da una parte, temi di “combattimento” (è una battaglia... è una lotta... combattere insieme, contro il “nemico”... è una “bomba ad orologeria”...), dall’altra comunicazioni più “soft” incentrate sui temi del “viaggio” (...è un “percorso”... la vita “prosegue”... si vive con un “ospite”... la malattia è un “cammino”...).

Dallo studio emergono con equilibrio i “pro” e i “contro” di questi diversi atteggiamenti.

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Nel Rapporto 2015 di AIRTUM-AIOM cifre preoccupanti.
Nel 2015 registrati 89.000 nuovi casi, 900.000 i pazienti in Italia.
Difficoltà di diagnosi e cure, le strade da seguire.
 
Necessaria una più stretta collaborazione tra le diverse figure
professionali della Sanità dopo la riclassificazione dei farmaci ex OSP 2.
 
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La definizione di "tumore di origine sconosciuta" non si riferisce
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senza che sia evidente l'organo da cui lo stesso tumore origina.
 
 

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