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PRIMA PAGINA 2017 - N. 5 - SETTEMBRE/OTTOBRE
 
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Alimentazione: un'invenzione che rende perplessi

Pentola
 
 
IL FUTURO ? 
 
QUALCOSA
BOLLE IN PENTOLA...
ARRIVA
LA CARNE IN PROVETTA
 
 
Di: Michele Fenu
 
 
 
<Qualcosa bolle in pentola>. Un modo di dire che solitamente esprime perplessità.
In questo caso parliamo di alimentazione e, in particolare, di carni sintetiche. A quella che imita il manzo, nata nel 2013, si sono aggiunti prodotti in provetta che interpretano pollo e anatra. Made in USA, naturalmente. L’iniziativa, presentata sul sito della rivista <Science>, ha ottenuto l’approvazione di un gruppo di investitori, tra cui spiccano Bill Gates e Richard Branson, che hanno stanziato 22 milioni di dollari. Si vuole estendere l’attuale produzione, limitata ad hamburger e polpette. Così, sostengono i fautori di questo progetto, che nasce dalla manipolazione delle cellule staminali, non sarà più necessario uccidere milioni di animali, sarà ridotto l’impatto ambientale, diminuiranno i costi. Il fatto che gusti e sapori (mancano grasso e sangue, il colore è ottenuto aggiungendo succo di barbabietola rossa) non siano al livello delle carni naturali non viene per ora, in vista di ulteriori progressi, considerato fondamentale. Inoltre, i prezzi sono elevatissimi e la diffusione limitata mentre i risvolti per la salute, specie per chi ha problemi gravi (neoplasie, cuore), rimangono da definire.
Cibo Futuro
 
Così, nel capitolo alimentazione, alle insidie di prodotti etnici che arrivano da Paesi lontani migliaia di chilometri, senza alcuna garanzia ma interpretando in modo tutto italico certe mode (che ne pensate di un bel piatto di cavallette fritte o di un intingolo di scarabei?), e al peso economico di cibi importati dall’estero (carni bovine e non, pesce e crostacei) con il rischio di contaminazioni chimiche, si aggiungono, a quanto pare, trappole che dipendono da vari fattori. Regole del gioco diverse, costi, regolamentazioni. Grano duro dal Canada, caffè grezzo dal Brasile, mandorle dagli USA.
Schef
 
Il tutto mentre impazza sui media il festival della gastronomia o presunta tale. Cuochi che lasciano i fornelli e diventano personaggi, spot a ruota libera, trasmissioni e concorsi televisivi da ogni parte del mondo, rubriche che ti spiegano i segreti della cucina. E una cascata di diete o pseudo tali che spesso ti spingono ad abboffarti. Con tanti saluti ai suggerimenti dei medici per prevenire l’obesità e patologie gravi, adottando stili di vita opportuni.
E qui sale alla ribalta la necessità di allargare gli orizzonti a favore di chi soffre, promuovendo una alimentazione idonea ad accettare più serenamente una terapia, sopportandone i disagi con minor fatica e sacrifici.
 
È il caso, ad esempio, di un libretto curato dal Gruppo Italiano Tumori Rari per iniziativa del presidente Alessandro Comandone. Redatto da tre specialiste, tra cui la dott.ssa Orietta Dal Canton (Humanitas Gradenigo), si rivolge a chi deve sottoporsi a terapie oncologiche: chemio, terapie a bersaglio molecolare, radioterapia, convalescenze post chirurgiche.
Ne abbiamo già parlato in questo sito, ma il piccolo quanto valido trattato  (<E ora cosa mangio? Consigli alimentari pratici e ricette>) appare di grande interesse, spaziando sui rimedi possibili per contenere i disturbi più frequenti, dalla stanchezza e inappetenza alla secchezza della bocca e proponendo una serie di ricette e l’uso di spezie ed erbe aromatiche. Ma la grande industria pensa soprattutto agli affari: altro che erbe aromatiche, bolle la carne sintetica.
Sulla mia tavola non comparirà mai.
 
 

La verità in Oncologia - Il punto di Comandone e del suo Team

 
Consenso
 
L'INFORMAZIONE
 
Il malato, il medico,
la famiglia,
c’è una rivoluzione
nel modo di esporre
diagnosi  e prognosi
 
 
 
Il mondo cambia, nuovi rapporti sociali e culturali, nuove scoperte nel campo dei farmaci, delle terapie e della tecnologia.
Comunicare la verità in oncologia è sempre delicato, ma si stanno aprendo processi di informazione e idee innovative.
Crescono il ruolo degli infermieri e dell’assistenza casalinga.
 
Il punto di: Alessandro Comandone - Ferdinando Garetto - Monica Seminara
                  S.C. Oncologia Ospedale HUMANITAS GRADENIGO - Torino
 
Riassunto
 
Il processo di informazione completa di diagnosi di tumore e della relativa prognosi è una pietra miliare dell’evoluzione del rapporto tra medico e paziente.
I quesiti fondamentali sono sempre i medesimi: quanto è utile che il malato sappia tutto? Ma soprattutto che cos’è la verità per il medico, il paziente e la sua famiglia?
Inoltre, si può ritenere che vi sia un diverso livello di verità tra la fase iniziale di malattia quando le possibilità di guarigione sono molto elevate, rispetto alla fase di ricaduta e di cronicizzazione della stessa, rispetto infine alla fase terminale?
Negli ultimi 20 anni in Italia sono avvenuti profondi rivolgimenti sociali e culturali: il ruolo sempre più importante negli infermieri nella cura del paziente, l’indebolimento della struttura famigliare, l’accesso a internet con un flusso di notizie spesso incontrollate e per contro una crescita culturale e in consapevolezza della popolazione.
Nell’ultimo decennio la scoperta di terapie basate sul profilo genetico-molecolare della malattia e la nascita della terapia personalizzata hanno aperto un nuovo fronte nel processo di informazione: occorre infatti spiegare al paziente i pro e i contro delle nuove terapie, il vantaggio rispetto ai trattamenti tradizionali, rappresentati soprattutto dalla chemioterapia, la sostenibilità finanziaria e la disponibilità  delle stesse terapie.
Il passaggio dalla medicina paternalistica a una medicina di alleanza può permettere il realizzarsi di un cambio sostanziale nella rivelazione della verità tra medico e paziente.

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Ricordando il "pioniere" Christian BARNARD

Barnard 1
 
 
 
LA STORIA
 
 
In Dicembre a Torino
commemorazione
di un evento storico
per la Medicina
 
Barnard, l’audace pioniere
che con il primo trapianto
cardiaco in un essere umano
cambiò, 50 anni fa, il mondo

 

Nella millenaria storia della medicina si susseguono eventi straordinari. Uno di questi, in età moderna, si chiama trapianto di cuore: 50 anni fa, il 2 dicembre 1967, uno sconosciuto cardiochirurgo sudafricano bianco, Christian Barnard, batteva sul tempo i potentissimi americani trapiantando il cuore di una giovane ragazza di 24 anni, morta in un incidente stradale, nel torace di un uomo cinquantenne. Bianca lei, bianco lui: erano i drammatici giorni dell’apartheid. Ma Barnard fece di più e non esitò a intervenire sui neri e sui bianchi. Per celebrare il primo trapianto di cuore al mondo la Società Italiana di cardiologia, l’Accademia di Medicina e altre istituzioni stanno preparando per il prossimo dicembre una commemorazione di quell’avvenimento che scosse il mondo. Qui ne raccontiamo le fasi salienti.
 
A cura di: Ernesto Bodini
 
I trapianti di parti del corpo da un individuo all’altro affascinano l’uomo da tempo immemorabile, come testimonia la presenza di narrazioni mitiche sull’argomento e dei primi tentativi fatti dal medico bolognese Gaspare Tagliacozzi (1545-1599).
Ma in precedenza, se vogliamo “rinverdire” la storia, alcuni ricercatori sostengono di aver individuato la prima rappresentazione pittorica di chirurgia dei trapianti, e la scena ritrarrebbe un intervento avvenuto intorno al V secolo d.C., ossia 1400 anni prima che la Medicina moderna teorizzasse il trapianto.
Il dipinto, del XIV sec., si trova nel North Carolina Art Museum di Raleigh (USA) e raffigura la storia di un presunto miracolo operato dai santi e fratelli Cosma e Damiano (medici anargiri: visitavano e curavano i malati senza farsi pagare), i quali, secondo una tradizione, presero una gamba sana da un uomo deceduto e la posero al posto di una gamba affetta da cancrena di un altro uomo. I ricercatori italiani affermano che si tratta della prima raffigurazione di un trapianto di arti (Il dipinto è del pittore Matteo di Pacino, realizzato tra il 1370 e il 1375 d.C.).
Non sorprende quindi il fatto che l’evoluzione della Medicina moderna sia stata accompagnata da continui tentativi di trapianto, che hanno evidenziato al tempo stesso le difficoltà operative e i limiti delle conoscenze biologiche alla base delle tecniche impiegate, soprattutto nell’ambito della Cardiochirurgia. Nel suo libro di testo sulla Chirurgia (1896) il chirurgo inglese Stephen Paget (1855-1926), scriveva: «La chirurgia del cuore ha probabilmente raggiunto il limite impostato per natura a tutti gli interventi chirurgici; nessun nuovo metodo e nessuna nuova scoperta possono superare le difficoltà naturali che attendono una ferita del cuore»
Il chirurgo e biologo francese Alexis Carrel (1873-1944), mise a punto una tecnica per collegare tra loro i vasi sanguigni tra organo trapiantato e corpo umano. Lo sviluppo di queste nuove tecniche chirurgiche, associato all’evento della moderna anestesia e della riduzione delle infezioni postoperatorie, avrebbero reso i trapianti una pratica realizzabile ed efficace. Per questi studi Carrel è stato insignito del Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia nel 1912.
Nel 1933 l’ucraino Yurii Veronov riuscì a realizzare il primo trapianto di rene su una donna di 26 anni che aveva tentato il suicidio ingerendo del cloruro mecuroso (noto anche con il nome di calomelano, peraltro usato in medicina interna come lassativo e antisettico fino al XIX secolo, nda). Anche se il trapianto si dimostrò tecnicamente riuscito, la paziente sopravvisse solo 48 ore a causa del fenomeno del rigetto immunitario.
Nel 1946 il russo Vladimir Demikhov (1916-1998) riuscì nel primo trapianto cardiopolmonare in un cane, gettando le basi per i tentativi nell’uomo. La tecnica messa a punto da questo chirurgo sarebbe stata migliorata negli anni successivi, tanto da diventare nel futuro riferimento per la realizzazione del primo intervento cardiaco sull’uomo.
Nel 1952 i chirurghi francesi Renè Kuss (1913-2006), Charles Dubost (1914-1991) a Parigi, e Marceau-Henri Servelle (1912-2002) a Crèteil effettuarono una serie di trapianti con reni rimossi da condannati alla ghigliottina, i quali avevano accettato di donare i loro organi prelevati subito dopo l’esecuzione (come si ricorderà l’ultima avvenne nel 1977 e la pena capitale in Francia fu abolita nel 1981, nda). L’anno successivo, il nefrologo Jean Hamburger (1909-1992), in collaborazione con l’urologo Louis Michon (1892-1977) dell’ospedale Necker di Parigi, documentò un trapianto di rene da madre a figlio: l’organo funzionò per tre settimane prima di essere rigettato. In seguito il procedimento fu sviluppato ed eseguito dal dott. Kuss e da altri chirurghi francesi. 

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"Voci" del Novecento - Primo LEVI

PrimoLevi
 
 
LA NOVITÀ
 
Con Primo LEVI il Sito GITR 
inaugura una nuova rubrica
che tratteggia figure significative
del ‘900 in tutti i campi.
 
Anche un modo
per ricordare le nostre radici
e la nostra cultura
in questi tempi
di elettronica imperante.

 

 
A cura di: Ferdinando Garetto
 
Primo Levi: memoria e profezia
Per chi lavora in sanità il primo dovere è indubbiamente quello di un costante aggiornamento scientifico, perché questo è ciò che ci chiede innanzitutto chi si presenta in ospedale. Ma il rapporto quotidiano con i malati e con le loro famiglie chiama da sempre gli operatori sanitari a un piano di relazioni autenticamente umane, in cui è importante mettersi in gioco con interezza come persone. Per questo gli aspetti umanistici dovrebbero essere un bagaglio altrettanto costitutivo, da coltivare -per esempio- attraverso le letture che ci permettono di riscoprire e approfondire le nostre radici.
 
Primo Levi (1919-1987), torinese di famiglia ebraica ha vissuto in prima persona le persecuzioni del nazi-fascismo. Dopo un breve periodo di lotta partigiana, è stato deportato ad Auschwitz. Autore di racconti, memorie, poesie e romanzi, ha lavorato come chimico in una fabbrica della provincia di Torino fino alla pensione. Il suo primo libro “Se questo è un uomo” è una delle testimonianze fondamentali dell’orrore dei lager nazisti. Il suo ultimo, a cui si fa riferimento nel testo: “I Sommersi e i Salvati” (Einaudi, 1987) 

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Volontario o vero lavoratore che in troppi sottovalutano?

caregiverfamig

 

L'AIUTO

SOCIETÀ E MEDICINA
STANNO TRASFORMANDOSI
ED EMERGE
UNA NUOVA FIGURA:
IL CAREGIVER
 
Tra mille problemi e lacune,
un aiuto prezioso
per il paziente
costretto a curarsi in casa
 
 
Di: Davide Deangelis
 
Se considerassimo il concetto di società attraverso lo studio e le acquisizioni della biologia potremmo definirla come un organismo 'vivente', in continua evoluzione e dinamicamente in trasformazione. Un simile approccio, certamente non originale se ricordiamo la lezione meccanicistica di Spinoza ed Hobbes, o l’apologo di Menenio Agrippa narrato da Tito Livio, permetterebbe di comprendere il polimorfismo che caratterizza le diverse società nella storia e giustificare gli aspetti proteiformi che la contraddistinguono, in relazione alle concause che li determinano quali, scoperte scientifiche, tradizioni culturali ed antropologiche, valori religiosi e civili, vicende storiche, morfologia del territorio, etc.
L'attuale società occidentale, da cui ovviamente non si discosta la situazione italiana, appare reduce dal disagio prodotto dall'instabilità politica ed economica di fine secolo, sebbene percorsa dai venti positivistici dello sviluppo tecnologico e scientifico: aspetti, questi, che hanno concorso a promuovere atteggiamenti prestativi e ricercare l'efficientismo in ogni ambito, medicina compresa. In effetti, ogni mutamento sociale coinvolge, influenza e ispira diversi settori scientifici, campi di sapere e loro declinazioni, assorbendone a sua volta le novità e beneficiando delle scoperte.

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Angelo Gino Torchio - Medico Scrittore

Gino Torchio
 
IL PERSONAGGIO
 
Le esperienze
di un vissuto intenso
accanto ai suoi pazienti
hanno fatto da corollario
alla sua “crescita” culturale.
 
Oggi è anche membro
dell’Associazione
Medici Scrittori Italiani
 
Di: Ernesto Bodini
 
C’era una volta il medico di famiglia, e c’é ancora? Questa definizione è stata considerata per decenni, poi, con l’evoluzione delle specializzazioni, delle “rivisitazioni” delle normative e burocratiche, nonché contrattuali, il medico di famiglia è diventato il medico di base, ovvero il medico di medicina generale (MMG). Ma a parte l’evoluzione semantica ed interpretativa, la conoscenza di questo professionista merita di essere più estesa facendoci coinvolgere dai suoi interessi culturali... oltre che professionali, poiché parte di essi sono dediti alla cultura in generale, nello specifico, spaziano dalla musica alla pittura, dalla scultura al collezionismo, dalla recitazione teatrale alla scrittura, etc. In quest’ultima disciplina non sono pochi gli appassionati di poesia e narrativa (molti i romanzieri e autobiografi); come ad esempio il dottor Angelo Gino Torchio (nella foto, classe 1949, oggi in pensione, sposato con Ida Marcer anche lei medico di famiglia, e in pensione), specialista in malattie dell’apparato respiratorio e per molti anni medico di famiglia a Chivasso e frazioni della cintura di Torino. Ho conosciuto il dott. Torchio per ragioni professionali (reciproche), tanto da aver “vissuto” al suo fianco una giornata di lavoro (come “ospite-osservatore”) una volta all’anno per dodici anni consecutivi, descrivendo più volte le ricche esperienze che ne sono derivate. Ma in questi anni ho avuto anche modo di apprezzarne le sue doti di medico-scrittore che, seppur nella sua semplicità, ha realizzato e realizza con la passione di chi è legato alle proprie origini e a quel vissuto umano e professionale che lo ha visto ogni giorno, per oltre otto lustri, accanto ai suoi pazienti anziani e non, ma tutti hanno fatto da “corollario” alla sua crescita... anche letteraria.

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    17 Novembre 2017
    Ore 14.30 - 19.30
     
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    Via Nizza, 262
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