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Benvenuto a Augusto Frasca

A.Frasca 2

 
 
 
LA COLLABORAZIONE
 
Da questo
primo numero
del 2021
 
la nostra <PRIMA PAGINA>
 
diventa più ricca
con la collaborazione
di Augusto Frasca  
 
 
 
Giornalista, saggista, storico dello sport e della cultura a tutto campo:
ogni volta una data e un personaggio da ricordare. 
 
Presentazione di: Gianni Romeo
 
Augusto Frasca
Abruzzese di nascita, romano di residenza, La corsa del secolocomponente del Comitato scientifico della Treccani e curatore, con Claudio Ferretti, dell’Enciclopedia Garzanti, insieme con le responsabilità dei servizi giornalistici nei principali avvenimenti di atletica e in occasione dei Mondiali di Calcio del ’90, Augusto Frasca ha al proprio attivo pagine fondamentali su fatti e personaggi dello sport, tra cui, rilevante, la ricostruzione integrale, con la Corsa del Secolo, delle vicende di Dorando Pietri nel centenario della maratona olimpica del 1908. Ultimo impegno letterario, recente regalo agli Amici, la pubblicazione, a tiratura limitata e in carta pregiata, su 100 protagonisti dello sport nazionale e internazionale.   

Bonatti, il cavaliere errante

Bonatti 65

 
 
 
LA CARTOLINA
 
Di: Augusto Frasca
 
 
 
Moriva 10 anni
fa lo scalatore–mito
ignorato a lungo
come protagonista
della conquista del K2.
                 
 
 
 
 
Moriva 10 anni fa lo scalatore–mito, ignorato a lungo come protagonista della conquista del K2. Restano le cronache, le testimonianze, le memorie, le Museo Montagnascritture, le ceneri nel piccolo cimitero di Porto Venere, le vie e le pareti a suo nome, le migliaia di reperti che mani attente, giorno dopo giorno, toccano ed archiviano, a fianco della Chiesa dei Cappuccini sulla prima collina torinese nella solennità del Museo della montagna titolato a quel grande Italiano che fu il Duca degli Abruzzi.
In quel settembre del 2011, quando Walter Bonatti, ottantunenne, abbandonò il mondo dei vivi, alto s'elevò il necrologio per il cavaliere errante che, diciannovenne, aveva abbandonato la quotidianità borghese di un impiego per abbracciare un'esistenza che si sarebbe nutrita di un gesto reso nobile dalla costante immanenza del rischio, terribile, implacabile placenta pronta a punire, nella solitudine dello spirito, chiunque manchi di rispetto alle leggi di natura.
Anni dopo, nel febbraio del 1965 – inseguito dalla celebrità conquistata sul Grand Capucin, sul Petit Dru, k2sul Gasherbrum IV, sulle rocce del Pilier d'Angle nelle stesse ore in cui nell'Oberland bernese, nell'agosto del 1957, nelle terrificanti concavità dell'Eiger, si consumava il dramma di Stefano Longhi, di Gunther Nothdurft, di Franz Mayer e di Claudio Corti – al termine del riuscito tentativo di aprire una nuova via invernale sul Cervino, Bonatti lasciò con lucidità il suo testamento: <<Quel giorno compresi che sulle montagne non avrei potuto fare di più, salvo accettare le tecniche e gli strumenti che avevo sempre rifiutato>>.
Da allora, novello Achab, la sua vita si aprì ad un interminabile caleidoscopio di esplorazioni, traversando per quindici stagioni territori e continenti, toccando terre descritte da Melville, Defoe, Cechov e Stevenson e Antartidelasciando traccia delle sue avventure, con l'aiuto dell'obbiettivo fotografico, sulle pagine di Epoca e di numerose pubblicazioni. In tanti anni, una linea d'ombra lunga mezzo secolo.
Fu quando nel 1954, tra acide rivalità, venne volutamente ignorato nel rapporto ufficiale il suo ruolo fondamentale nel successo della spedizione italiana sul K2. Gli fu infine riconosciuto, nero su bianco, nel 2004. Incomprensibile nella sua pigrizia morale, quel riconoscimento accompagnò tuttavia l'ultima esistenza di un personaggio che, come altri grandi nella storia dell'alpinismo, aveva trovato la propria misura umana guardando alle montagne come un infinito da affrontare.
 

La "Medicina di Precisione" quattro anni dopo

Precisione 4

 
L'EVOLUZIONE
 
Dopo 4 anni
molte situazioni
si sono evolute,
è necessario quindi
un aggiornamento,
anche perché interessa
direttamente i Tumori Rari.

 

Di: Alessandro Comandone
 
Nel 2017 scrissi per il Portale GITR un breve articolo sulla Medicina di precisione che stava conoscendo il suo cammino verso la fase di concreta applicazione. Dopo 4 anni molte situazioni sono evolute e credo necessario un aggiornamento, anche perché interessa direttamente i Tumori Rari. 
Premetto che la necessità di una terapia medica di precisione non è nata oggi e non interessa solo l’Oncologia.
Ma poiché nella nostra Materia gli studi di genetica si sono evoluti molto rapidamente è certo che l’Oncologia e l’Ematologia sono molti anni avanti rispetto ad Altre Specialità.
 
In realtà il desiderio di colpire solo la malattia e non i tessuti sani è una nozione che esordisce ad inizio 900.Karl Landsteiner
Landesteiner, premio Nobel 1930, comprese nei primi anni del 900 che per praticare una trasfusione ci dovesse essere una compatibilità tra Gruppi sanguigni A B e 0 del donatore e del ricevente. Diversamente il ricevente sarebbe morto per emolisi acuta. Il fattore Rh venne identificato molti anni dopo e rese ancora più “precisa “ la pratica della trasfusione.
Un altro rappresentante della grande Scuola di Medicina austro tedesca di inizio 900, Paul Ehrlich, insignito anch’egli del Nobel nel 1909 coniò il termine di pallottola magica (zauberkugel / magic bullet) per i farmaci che a suo avviso avrebbero dovuto colpire in modo selettivo il batterio della sifilide e le cellule tumorali. Non arrivò alla meta che si era prefissato, ma diede inizio alla Medicina moderna.
Altri esempi remoti di terapia di precisione sono i sulfamidici di Domagk (premio Nobel 1939) e la penicillina di Fleming (premio Nobel 1945) che colpivano selettivamente strutture batteriche non presenti nelle cellule umane guarendo da malattie spesso mortali quali la polmonite e la setticemia. Ma la selettività di azione venne ricercata anche in Chirurgia oncologica e in radioterapia.
La grande lezione di Umberto Veronesi che dimostrò come si potesse guarire dal carcinoma della mammella asportando solo la parte malata del seno evitando interventi devastanti di mastectomia e gli interventi per sarcomi ossei e dei tessuti molli che sostituirono negli anni 70 la terribile amputazione degli arti con interventimche permettevano la conservazione della regione anatomica e la sua funzione, sono due esempi lampanti.
Le tecniche di precisione della radioterapia quali cyberknife, stereotassi, brachiterapia producono un’azione limitata all’area tumorale senza coinvolgere in modo significativo i tessuti sani circostanti, costituiscono un ennesimo esempio di terapia personalizzata.

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"Isabella che un giorno cominciò a volare"

PrimoLevi

 
 
IL RACCONTO
 
...leggendo un racconto
di Primo Levi
con i ragazzi
del progetto "Up2Me"
parlando di vita,
crescita, dolore, amore.
 
 
Su ragazzi che spiccano il volo
adulti che hanno
un altro ruolo.
 ...E voli che durano per sempre
 
A cura di: Ferdinando Garetto 
 
Isabella da alcuni giorni non stava bene: un forte prurito sulla schiena, dove oltretutto sembravano spuntarle dei peli piuttosto ruvidi, oltre a una certa debolezza. La mamma si accorse che c’era qualcosa di diverso, e chiamò il giovane dottorino del paese.
Era giovane e simpatico, e Isabella notò con stupore che all’inizio della visita appariva preoccupato e perplesso, poi sempre più attento e interessato, e alla fine sembrava contento come se avesse vinto alla lotteria...”. Disse che doveva approfondire sui suoi libri qualcosa, e tornò il giorno dopo con una grossa lente di ingrandimento.
Non erano peli, anzi, ma penne... era ancora più del giorno prima... “In gamba Isabella - disse - non c’è niente da spaventarsi: fra quattro mesi volerai”.
AngeloIsabella ne fu un po’ spaventata, ma in fondo l’idea l’affascinava: volare... che paura! Ma che bello! E poi, chissà... Non osava parlarne coi genitori, ma chi le avrebbe insegnato a volare? Le sarebbe piaciuto imparare da quel dottorino così simpatico... “o che magari le ali fossero spuntate anche a lui, non aveva detto che erano contagiose? Così dai clienti delle frazioni sarebbero andati insieme; e forse avrebbero anche superato le montagne e avrebbero volato insieme sul mare, fianco a fianco, battendo le ali con la stessa cadenza...”.
In poco tempo la notizia si sparse, arrivarono giornalisti e televisioni (Isabella imparò a rispondere con serietà alle domande che tanto erano piuttosto stupide e sempre le stesse), esperti e studiosi... Come al solito anche molti curiosi, ma i genitori di Isabella tennero ben chiuse le porte di casa.
Intanto le ali crescevano, e cominciavano a dare un po’ fastidio: Isabella dovette usare una camicetta più larga e di notte non sapeva tanto dove girarsi. Ma erano diventate belle, molto intonate con il colore dei suoi capelli biondi. Belle, con tante sfumature di colori, ma anche robuste. Era anche arrivata una super-esperta dalla Svezia, una fisioterapista che parlava male l’italiano e che costringeva Isabella a esercizi noiosissimi e dolorosi. E continuava a ripeterle: “non ora, non è ancora ora!”.

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La maestrina che regala parole

Elda 1

 
IL QUADRETTO

Di: Gianni Romeo

Elda ha educato i giovani
sulle montagne della Val Maira,
ora che è in pensione
insegna l’italiano
agli immigrati di Dronero
 
 
Con Elda, a Dronero, ci eravamo sfiorati alle elementari, qualche ciao quando si andava a scuola con la divisa di ordinanza, grembiule nero per tutte-tutti, noi ometti il fiocco rosso le ragazzine l’azzurro. Poi alle medie classe mista, eravamo compagni di banco. La mia famiglia era sbarcata da Torino nella cittadina del Cuneese durante la guerra per scampare alle bombe e di lì non si era più mossa,
 
Elda da sempre aveva radici profonde nella sua val Maira. Aveva preso la statura dal papà, meno che alto, il profilo dolce e gli occhi luminosi Veduta Dronerodalla mamma.
Era la prima della classe. Dove avesse catturato quella capacità di scrivere fiorito a soli 12 anni, quella proprietà di rispondere alle interrogazioni col linguaggio giusto, un mistero.
Il papà gestiva un <ostu>, l’osteria Oriente detta Praveia, forse perché era nato nella frazione Pratavecchia; quel locale, un altro mistero, era diventato il crocevia del piccolo mondo di paese. Il sindaco in cravatta prendeva il caffè con l’operaio in tuta, il fabbro discuteva con l’avvocato, il linguaggio di tutti era un piemontese speciale, un <patois> spruzzato da un po’ d’italiano. Lei faceva i compiti nel retro, non aveva granché da imparare dall’intreccio di parole che volavano dalla sala.
Ma era la prima della classe…
Dopo la terza media le strade si dividono, per me ginnasio liceo università a Torino, Elda a Cuneo, le magistrali. Voti alti, vince il concorso, primi incarichi da maestra nell’alta Val Maira. A quella ragazza tascabile tocca una cattedra che sembra un castigo, Marmora Superiore. Un migliaio di metri d’altitudine, l’autobus di linea la lascia in basso, non c’è neanche la strada per arrivare, soltanto un sentiero e nessun negozio, scarpina con lo zaino e i viveri per una settimana, dal lunedì al sabato, quando è inverno e il sentiero è quasi impraticabile qualcuno del posto scende ad attenderla, l’accompagna nella scuola, cioè nel locale che funge da classe unica, la stanza adiacente è il suo alloggio, una stufa a legna, niente acqua, bisogna andare a prenderla alla fontana, spesso manca la luce. Ma le basta il lume di candela per studiare e arrivare poi alla laurea. <Quella gente non aveva niente e mi dava tutto, ricorda, quando i giovani se ne andavano verso la pianura a cercare una vita migliore in fabbrica i vecchi stavano sull’uscio di casa in silenzio, capivano che forse non sarebbero tornati più, piangevo con loro>. Anche l’insegnamento era una bella sfida, lingua ufficiale l’occitano di antica memoria, un rebus. 

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Il determinante ruolo della ricerca

Sperimentazione topo

 
IL DIBATTITO
 
Per prevenire e curare
importanti patologie
gli animali sono sempre stati
il principale punto di riferimento
e di grande utilità.
 
Ma ciò comporta la comprovata
e assoluta mancanza
di alternative,
e in ogni caso la rigida
osservanza etica
a tutela degli stessi.
 
Di: Ernesto Bodini
 
Ogni qualvolta si parla di malattie e di farmaci per prevenirle o curarle, inevitabilmente si tira in ballo il lavoro (soprattutto in ambito medico-scientifico) dei ricercatori, delle sperimentazioni e quindi anche dell’etica… oltre che dei profitti.
Da un po’ di tempo nel nostro Paese (ma anche in altri) è in discussione, secondo quanto riportato più volte da vari mass media, il noto Progetto Light Up, a cuiLogo Light Up collaborano le Università di Parma e Torino. La questione riguarda la liceità o meno sulla sperimentazione con alcuni macachi ospitati all’interno degli stabulari dell’Università di Parma. Tale progetto è stato anzitempo valutato e approvato dai vari Enti: European Research Council e dal suo Comitato Etico, dal Comitato Bioetico dell’Università di Torino, dall’Organismo Preposto al Benessere Animale (OPBA) e dal Ministero della Salute previa valutazione favorevole del Consiglio Superiore di Sanità; oltre a decine di esperti nell’ambito delle Discipline di Neuroscienze e Neuropsicologia. A tal riguardo, come riferisce l’Ansa il 28 gennaio scorso, il Consiglio di Stato ha confermato in via definitiva la validità dell’autorizzazione rilasciata dal Ministero della Salute per il Progetto Light Up dell’Università di Torino in collaborazione con quella di Parma per una necessaria sperimentazione su macachi. Ma su questa conferma gli animalisti e quanti simili a loro obiettano da tempo, tant’è che a detta di un gruppo di studenti universitari provenienti da diversi Atenei, hanno redatto una lettera con la quale informano che da mesi si assiste ad un attacco indegno ai danni dei ricercatori coinvolti nel progetto, con insulti ed accuse di essere al servizio di multinazionali e case farmaceutiche e con l’aggravante di incitamento all’odio e minacce di varia natura. «Con il nostro testo – precisano gli autori del comunicato-lettera, peraltro da tempo di dominio pubblico – desideriamo esprimere il nostro profondo rammarico per la situazione creatasi. In particolare reputiamo che la violenza vada condannata in tutte le sue forme, fisiche e verbali.

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Cosa ci ha insegnato la pandemia

Vaccino Siringa

 
L'ATTESA
Nelle speranze di tutti
l’avvio della campagna
vaccinale dovrebbe dare
un contributo significativo,
anche se graduale,
alla soluzione del problema. 
 
Sarà così?
 
 
Di: Luigi Giovannini
 
Il titolo può a prima vista sembrare provocatorio, poichè dopo quasi un anno di pandemia, con centinaia di migliaia di morti in tutto il mondo, di milioni di persone precipitate nella povertà a causa della crisi economica indotta dalla diffusione del virus, è nelle speranze di tutti che l’avvio della campagna di vaccinazioni dia un contributo significativo, anche se graduale, alla soluzione del problema. Ed è anche una dimostrazione importante della capacità del ‘’sistema’’ di reagire all’eccezionale gravità dell’evento: un accesso tempestivo ai finanziamenti, l’accelerazione delle procedure, la collaborazione tra strutture pubbliche, centri di ricerca e imprese hanno più che dimezzato i tempi di realizzazione del vaccino, beninteso senza saltare nessuna verifica sull’efficacia e sicurezza del farmaco, ma agendo sull’efficientazione del processo.

Grafico

Questa è certamente la prima e più importante ‘’notizia’’ che ciascuno di noi attendeva con ansia: l’inizio della fine dell’incubo e l’auspicato, graduale ritorno ad una vita normale. È comunque fuor di dubbio che un anno e più di lotta contro la pandemia lascerà tracce profonde nella società, nell’economia, nel mondo del lavoro, della scuola, della sanità, nelle nostre abitudini quotidiane, ecc… E questo vale a maggior ragione per il nostro paese che è arrivato ad affrontare la pandemia dopo anni di difficoltà, di mancata crescita economica e con un sistema socio-assistenziale messo a dura prova da anni di tagli di personale e riduzione dei finanziamenti.
Bastano poche macro-variabili per evidenziare che la situazione italiana, già tutt’altro che rosea prima della pandemia, necessiterà di attenzioni straordinarie per quantità e qualità degli interventi che si dovranno predisporre per evitare guai irreparabili.
Il debito pubblico, già pesantissimo, salirà ulteriormente dal 135% al 160% del PIL, che subirà a sua volta una contrazione di circa il 10% dopo anni di stagnazione. A questo occorre aggiungere alcune ‘’aggravanti di sistema’’: carenza di investimenti pubblici e privati, un significativo calo demografico (da qualche anno 100 mila unità in meno al netto dei flussi migratori), un costante invecchiamento della popolazione e una produttività stagnante ormai da un ventennio in particolare nella pubblica amministrazione.
In sintesi ci troviamo nelle condizioni di un maratoneta esausto a cui, sul filo del traguardo, venisse comunicato che la corsa è stata prolungata di altri 10 km.

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La dannazione di essere i migliori

Maradona Mano

 
 
 
LA LEGGENDA
 
Una riflessione
sulla morte
di Diego Armando
Maradona

 

Di: Davide Deangelis
 
Una partita per entrare nella storia. Una partita per descrivere un uomo. Novanta minuti per diventare per sempre una leggenda del calcio, mostrandone l’essenza, e la propria, come persona. In quella sfida contro l’Inghilterra teacheriana, Maradona vinse la sua battaglia da argentino e iniziò a perdere quella come uomo. Troppo grande la sua personalità per essere confinata al di qua o al di là del bene o del male.
Due goals, esemplari di una condotta morale antitetica: uno invalido e scorretto, di mano, ingenuamente convalidato, accettato socialmente a posteriori, per quella triste approvazione che il mondo osserva verso l’astuzia, e l’altro sublime nella sua dinamica, perfetto stilisticamente. Avversari saltati come birilli, difensori pietrificati come nani da giardino troppo lenti per inseguire o fermare una corsa naturale e disinvolta: 70 metri in dieci secondi con la palla al piede e continui cambi di direzione. Con la straordinaria lucidità di voler realizzare quanto era apparso nella sua mente, quanto si era configurato nella sua corteccia pre-motoria, senza subire infinitesimali rallentamenti elaborativi nelle aree associative. Istinto puro trasformato in movimento. Questo era Maradona. Capace solo di eccessi, perché il calcolo, inteso nel senso etimologico di Maradona Argentinaragionevolezza, non è qualità di chi eccelle senza cadere. L’altare e la polvere sono i destini dei più grandi. Di coloro che hanno una personalità così espansa da sembrare contraddittoria e risultare controversa. Quelle anime dannate che uniscono o dividono, a cui non si può rimanere indifferenti perché provocano delle emozioni e toccano delle corde troppo profonde per rimanere inascoltate. È la maledizione dei migliori, degli inarrivabili. Di coloro che stanno stretti in tutte le classificazioni e non per nulla si chiamano fuoriclasse. Troppo irraggiungibili per emularli, troppo complessi per comprenderli. Sono mostri, ossia meraviglie, che possiamo solo ammirare. Così sconosciuti a loro stessi, attratti dalla vertigine dell’esagerazione, perennemente sull’orlo della perdizione, in bilico tra creazione e distruzione. Perché nel suo assoluto disordine, Maradona creava. Quel magma di sentimenti, pulsioni, passioni si agitavano nell’animo per poi esplodere come un vulcano in eruzione. È il fascino del disordine, dell’energia accumulata che inspiegabilmente riesce a sprigionarsi e riversa la sua carica altrove, innescando un moto perpetuo. Un equilibrio instabile che per conservarsi deve mantenersi in movimento. Fermarsi significa cadere, significherebbe pensiero, ordine.

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Le Raccolte del GITR

 
“IN PUNTA DI PENNA” e "I QUADRETTI"
In punta di penna1 I Quadretti1
SCARICA I FASCICOLI CLICCANDO SUI RELATIVI LOGHI
 
Abbiamo raccolto in un fascicolo scaricabile che abbiamo chiamato “IN PUNTA DI PENNA”,gli articoli del nostro compianto amico Michele Fenu, grande giornalista in grandi giornali, che ha accompagnato con decenni di reportage l’evoluzione dell’auto, la sua storia, i suoi personaggi e che per circa due anni abbiamo avuto l’onore di avere come Caporedattore e meraviglioso collega nel GITR.
 
In un secondo fascicolo che abbiamo chiamato “I QUADRETTI”abbiamo raggruppato invece gli articoli di un altro grande giornalista sportivo Gianni Romeo, appena insignito del premio “Dardanello 2020 di Tuttosport” e attualmente nostro Redattore Capo, articoli che sono veri “cammei” dedicati a fatti opersonaggi della vita dei nostri giorni che, al di là dei doverosi argomenti scientifici e medici, ampliano le nostre conoscenze e ci regalano qualche minuto di piacevole lettura.
 
"VOCI DEL '900" e "LE PAROLE CHE CURANO"
Logo Voci 900a Logo Parole che Curano 5
SCARICA I FASCICOLI CLICCANDO SUI RELATIVI LOGHI
 
In questi due fascicoli abbiamo raccolto in gli articoli delle rubriche “VOCI DEL ‘900” e “LE PAROLE CHE CURANO”, la prima dedicata a personaggi famosi del secolo scorso e non solo, la seconda a temi di vario tipo che, articoli che da tempo ormai, al di là degli argomenti scientifici e medici, ampliano le nostre conoscenze in campo letterario.
 
Tutti i fascicoli saranno aggiornati periodicamente con gli articoli che potrete leggere su ogni nuovo numero di PRIMA PAGINA, articoli che vi ricordiamo, potete trovare anche singolarmente nelle Categorie relative, cliccando sui loghi nella parte sinistra della HOME.

AIOM - La Carta dei Servizi dell'Oncologia italiana

 

2020 Libro bianco AIOM X Ediz

 
 
IL CONTRIBUTO
 
 
Il Libro Bianco dell'AIOM
Il network delle
Reti Oncologiche
Regionali
 
 
La Xa Edizione
del Libro Bianco 
dell’Oncologia Italiana del 2020
rappresenta un ulteriore
contributo di AIOM
alla crescita della
“Casa Comune dell’Oncologia”
 
 
 
Questa Xa Edizione del Libro Bianco dell’Oncologia Italiana del 2020 si affianca alle 40 linee guida annualmente aggiornate, al documento di consensus sulla continuità di cura in oncologia, alle Raccomandazioni cliniche e metodologiche e ai controlli di qualità nazionali per i test bio-molecolari, alle numerose Raccomandazioni plurisocietarie (quali ad esempio, Raccomandazioni per l’implementazione del test BRCA in pazienti con carcinoma mammario, con carcinoma ovarico, con carcinoma pancreatico metastatico; Raccomandazioni per l’implementazione dell’analisi mutazionale e la gestione del paziente con melanoma maligno), alle Raccomandazioni per la gestione cardioncologica del paziente neoplastico, ai “Numeri del Cancro”, che riportano ogni anno il quadro epidemiologico dei tumori in Italia. Un contributo continuo sia per diffondere le migliori strategie di trattamento sia per permettere l’accesso alle cure in tutte le regioni del nostro Paese.

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    a cura di Alessandro Minisini
     
    Dipartimento Oncologia
    Azienda Sanitaria Universitaria
    Friuli Centrale - Udine
     
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