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PRIMA PAGINA 2020
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Corona
 
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L'umanità di fronte alle calamità

Intensiva

 
IL DRAMMA
 
Quando scoppiano
le epidemie…
 
Sanitari
in prima linea
<I nostri eroi>
 
 
 
Di: Ernesto Bodini
 
Brevi considerazioni di un giornalista che ha vissuto alcune realtà sanitarie in tempi… meno cruciali per la collettività. Un accorato pensiero e una dedica a tutti gli operatori impegnati oltre il valore della propria esistenza.
 
Come ogni era, anche l’attuale fa e farà storia anche per la pandemia in corso di COVID-19 (di cui non si riesce a immaginare la fine), soprattutto per il nostro modo di fronteggiarla osservando i provvedimenti comportamentali relativi e con il nostro modo di essere solidali in particolare nei confronti di tutti gli Operatori Sanitari. Di primo acchito può sembrare banale e retorico questo modo di introdurre l’argomento che, dal canto mio come cittadino e come divulgatore vorrei sviscerare o ancor meglio approfondire, ma ritengo possa essere utile apportare qui il mio modesto contributo, in perfetta coscienza, di quanto si è tutti fortemente condizionati da un diverso modo di vivere e, come ripeto, dalla presa di coscienza dell’immane sacrificio di chi è preposto a curare chi si ammala. A tutti i sanitari in regime contrattuale si sono aggiunti (e si vanno aggiungendo) altri colleghi già in pensione, ed ora sono richiesti anche i neo laureati e tutti (medici generici e specialisti, infermieri, farmacisti, tecnici di radiologia medica, psicologi, volontari, forze dell’ordine, etc.) costituiscono un piccolo esercito per combattere un nemico che, al momento, pare fare la parte del leone. Ma ogni “combattente” per affrontare e difendersi dal nemico deve essere dotato delle armi essenziali, in assenza o in carenza delle quali è destinato a soccombere… e, come è logico che sia, ogni esercito ha dei comandanti in capo e dei sottoposti per imporre le direttive più strategiche che, in questo caso, sono i nostri governanti più o meno “illuminati” e responsabili per ogni decisione strategica pianificabile e pianificata con la consulenza di mirati esperti nelle varie competenze, da questo punto di vista quindi, non possiamo che osservare le loro direttive auspicando l’imposizione collettiva tout court… senza remora alcuna. In tutto il territorio nazionale, ma anche in tutto il mondo, per questa epidemia in ambito sanitario ogni giorno uomini e donne giovani e meno giovani non si risparmiano per rischio e fatica, perfettamente coscienti di potersi trovare nella condizione di smettere I panni da medico per indossare quelli del paziente, e magari di aver salutato (più o meno consapevolmente) per l’ultima volta i propri cari prima di andare a compiere il proprio dovere. Per noi, che al momento stiamo “alla finestra ad osservare”, il male è per così dire minore, ma allo stesso tempo non siamo e non dobbiamo essere privi della nostra dedizione solidale, che ognuno può esprimere a seconda del proprio stato d’animo dal punto di vista psicologico e delle proprie possibilità materiali.

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Dalla lontana India...

Romeo

 
 
IL QUADRETTO
 
Di: Gianni Romeo
 
 
...uno scritto
che voleva essere
di saluto natalizio,
 
in realtà
una testimonianza
che colpisce.

 

Il mio percorso nel giornalismo è stato (è ancora, a piccole dosi) spesso gratificante, a volte faticoso, sempre interessante. E istruttivo.
Ancora oggi trovo compagni di strada che mi arricchiscono offrendomi le loro esperienze. Come Pierluigi Lazzarini, esploratore del mondo degli Ultimi nel nome di Don Bosco. Pierluigi è il direttore del periodico che raccoglie i fatti e informa gli ex allievi salesiani. Dalla lontana India mi è arrivato uno scritto che voleva essere di saluto natalizio, ma anche l’etere qualche volta si prende i suoi tempi, ed è giunto ben oltre le festività. 
Don Bosco e ragazzi
Una testimonianza che mi ha colpito e che offro qui a chi legge. Senza commenti.
<Carissimi amici, vi mando gli auguri di Buon Natale dalla bellissima India nord orientale. Da poco sono arrivato qui ad Agarlala dal <tetto del mondo>, il Nepal, e dalla provincia di Shillong, che magnifici echi suscita nella storia delle Missioni salesiane. Lì ho incontrato i miei fratelli e laici salesiani, le nostre sorelle e le nostre suore missionarie di Maria Ausiliatrice.

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Cosa abbiamo fatto nel 2019

2019Cosa FattoGITR

 
 
IL CAMMINO
 
 
Come sempre,
quando un anno finisce
e il calendario
volta l’ultima pagina,
è buona norma
voltarsi per un momento
all’indietro e fare la conta
del lavoro svolto. 
 
 
 
 
 
 
 
 
Come sempre, quando un anno finisce e il calendario volta l’ultima pagina, è buona norma voltarsi per un momento all’indietro e fare la conta del lavoro svolto. Anche il Gruppo Italiano Tumori Rari - Gruppo Piemontese Sarcomi (Onlus) si dedica a questa riflessione che non va a cercare una pagella di merito ma vuole fissare nuove bandierine nel percorso futuro.
Il volontariato, com’è in questo caso, non identifica mai un traguardo finale ma vede di fronte a sé soltanto un cammino e studia il modo migliore di percorrerlo, di scoprire ulteriori percorsi ancora inesplorati.
Chi si addentra nel nostro sito, qualunque sia la ragione del suo interesse, leggendo il riepilogo potrà cogliere che cosa l’ha più attratto, aiutato o semplicemente incuriosito. Ma la regola è <continuare a camminare>, guardare indietro per andare più spediti in avanti, ed ecco che l’abile lavoro del supergrafico Riccardo già indica le nuove bandierine da piantare nel 2020 ormai al galoppo.
Le indicazioni naturalmente sono soltanto titoli di momenti programmati, ma alle spalle di queste indicazioni c’è tutto un lavoro anonimo, c’è il piedestallo che regge la costruzione. Sono gli studi, le riflessioni, le ricerche, dalle quali nasceranno altri motivi per divulgare il lavoro, la scienza, la speranza.
Buon cammino a tutti.
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CHE COSA ABBIAMO FATTO NEL 2019
 
Febbraio 2019
Terzo Corso di Aggiornamento Nazionale per giovani Oncologi Italiani sui Sarcomi dei Tessuti Molli e dell’Osso, Stage presso l’Ospedale Humanitas Gradenigo e il CTO
 
Settembre 2019
Giornata di Studio Regionale sui Tumori Rari del Rene, presso l’Accademia di Medicina di Torino
 
Ottobre 2019
Relazione al Congresso Nazionale degli Oncologi a Roma sulle Linee Guida nei Sarcomi e GIST
 
Gennaio - Ottobre 2019
Redazione della 11a Edizione delle Linee Guida Nazionali sui Sarcomi dei Tessuti Molli e GIST
 
Febbraio - Ottobre 2019
-  46 Relazioni a Congressi Nazionali
-    4 Corsi per giovani medici sulle Cure Palliative in Oncologia
-    1 Pubblicazione sull’Academy Journal of Epidemiology (USA)
        sui Sarcoms dei Tessuti Molli
-    4 Pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali con impact factor
-  19 Conferenze informative rivolte alla società civile sui Tumori Rari,
        presso Associazioni di Volontariato piemontesi
-  72 News, Aggiornamenti e Articoli pubblicati sul nostro Sito,
        realizzati da componenti del Gruppo GITR-GPS o in collaborazione
        con altre Associazioni
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Le fibromatosi extra addominali

Vetrino

 
L'INFORMAZIONE
 
Le patologie rare
connesse ai tumori
dei tessuti molli
 
Inizia con questo Articolo 
numero 1) 
una serie su Patologie Rare
connesse ai tumori
dei tessuti molli
 
Di: Alessandro Comandone - Antonella Boglione - Tiziana Comandone
 
Si definiscono fibromatosi un ampio gruppo di tumori caratterizzati dalla proliferazione di fibroblasti ad aspetto microscopico simile, ma con comportamento biologico differente, sovente a media e bassa aggressività con tendenza spiccata alla recidiva locale ma scarsa tendenza a metastatizzare.
Riconosciamo diverse localizzazioni delle fibromatosi: palmare (delle mani), plantare (pianta dei piedi) della parete addominale, intraaddominali, retro peritoneali e infine extra addominali.
Nel primo articolo tratteremo delle forme di fibromatosi extra addominale (FEA)
La sede di manifestazione della fibromatosi extra addominale (FEA) è assai variabile a seconda delle casistiche prese in considerazione. SonoFibromatosi tumori rari che possiamo riscontrare a livello dei tessuti profondi del dorso, della coscia, del cingolo scapolare e del collo.
Le forme dei cingoli scapolare e pelvico si sviluppano nel contesto delle parti muscolari o aponevrotiche di queste aree anatomiche, coinvolgendo nel procedere dello sviluppo muscoli, nervi e vasi.
In circa un quarto dei casi ad essere colpita è la regione del collo, soprattutto nel giovane, e mostra il comportamento più aggressivo soprattutto a causa della stretta contiguità anatomica di strutture vitali come grandi vasi, nervi, colonna e midollo spinale.
Dal punto di vista epidemiologico la FEA si manifesta in giovani adulti con età compresa tra i 25 e i 45 anni . Non sono però eccezionali i casi in età senile.
Prevale la manifestazione nel genere femminile ma senza una predilezione precisa. (F : M 1,3 : 1)
Le FEA si manifestano clinicamente come masse duro-elastiche a lenta crescita che crescono lentamente ma in modo continuo e possono causare talora dolore o impaccio funzionale della regione articolare adiacente. Solo quando sono coinvolte le radici nervose il dolore può diventare continuo con fasi acute molto intense o con dolore sordo ma costante.
 

Parlando di tutto...forse anche di sport

Voga e Nebbia

 
L'OPPORTUNITÀ
 
 
Si fatica meglio,
pensando a chi soffre.
 
Chi rema, chi corre
è un’individualità
che affronta la vita
in tutti i suoi momenti
con le proprie capacità,
sensibilità, intelligenza.

 

Di: Davide Deangelis
 
Nel proporre un articolo di argomento sportivo, il benevolo, ma incauto caporedattore, non poteva certo immaginare che ne avrei colgo l’occasione per una peregrinazione nei miei ricordi, traendone considerazioni assolutamente personali. A differenza degli altri miei scritti, di dubbio approfondimento scientifico, il presente non pretende neppure di assumere qualche intento didattico, ma soltanto didascalico…in fondo però l’etimologia dei due termini è la stessa! Per un ex agonista di tre sport di resistenza, che è giunto alle selezioni per le fasi finali dei rispetti campionati italiani, assaporando l’ebbrezza di una gara europea, parlare di sport equivale a passeggiare nel viale delle rimembranze, facendosi trasportare da un flusso di pensieri senza un ordine preciso, condotto soltanto dalla potenza delle emozioni provate. Per tale ragione non ne abbia a male il lettore, se avvertirà uno smarrimento maggiore di chi sfoglia le pagine di Miller, Joice o Proust, non solo per l’incapacità letteraria dello scrivente, ma anche perché i ricordi non affluiranno con chiarezza e imparzialità.
 
La nostra storia infatti non principia con il profumo delle madeleine, ma con l’intenso odore delle livide acque del Po nell’algida bruma di un’antelucana mattina d’inverno. Il fiume, seppur gelido, risulta meno glaciale della riva, sollevando un pulviscolo di fitta condensa che rende ostica la discesa delle barche, sorrette a forza di braccia, al pontile. Il crepitio delle assi percosse dal peso dei passi incerti dei canottieri si confondeva con lo scricchiolio degli scalmi su cui il ghiaccio della notte aveva cristallizzato. Le normali manovre di preparazione all’imbarco erano meno disinvolte del solito a causa del freddo e del buio di quel mattino. Eppure la prima sessione di allenamento della giornata era stata stabilita ad inizio settimana e la Circolo Armidasquadra agonistica sapeva quale programma l’attendesse: una serie di ripetute lunghe a fondo medio, con una progressione di colpi ogni minuto, per un totale di venti chilometri. Prepararsi per lavoro simile, aveva richiesto una prima colazione che Manzoni avrebbe definito degna delle nozze di Eliogabalo. Spremuta, yogurt con cereali e frutta secca, the verde con diverse fette di crostata e di pane integrale su cui spalmare crema di sesamo e miele. Oltre cinquecento calorie ingurgitate controvoglia per un allenamento che ne avrebbe bruciate quattro volte tanto. Essere un atleta è una fatica sotto tanti punti di vista: orari d’allenamento e di gara spesso inconciliabili con i propri impegni personali, né rispettosi del corretto ritmo circadiano e biologico; osservanza rigorosa di un regime alimentare che prevede delle restrizioni, quando non dei dichiarati divieti; dedizione e impegno sottoposti costantemente a valutazione altrui e una motivazione tenace e inscalfibile alle sconfitte o agli infortuni. E poi la sopportazione del dolore fisico.

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La Giornata Mondiale delle Malattie Rare

Logo Gm malattie are

 
LA RICORRENZA
 
Una ricorrenza
che richiede
sempre più attenzione
per evitare quel senso
di abbandono
verso chi ne è affetto
e per i suoi familiari
 
 
 
Di: Ernesto Bodini
 
Sembra quasi “irriverente” in questo periodo dedicare uno spazio alle Malattie Rare (MR), ma una ricorrenza a carattere mondiale (la fine di Febbraio di ogni anno), ormai consolidata, merita comunque altrettanta attenzione senza nulla togliere agli eventi epidemici.
Sono circa 6.000-8.000 le MR a oggi conosciute e solo in Italia, secondo i Registri regionali, i malati rari sono oltre 780 mila (meno di uno ogni 2mila), per non parlare delle malattie “rarissime” che colpiscono una decina di pazienti al mondo. Un piccolo esercito dei “forzati” della sofferenza e spesso dell’abbandono a causa dell’assenza di una diagnosi e anche quindi di una terapia.
Logo 30TelethonMa quali attenzioni e quale sollievo per tutti loro? Ecco che il mondo, come ogni anno, è chiamato a volgere un sguardo non caritatevole o peggio compassionevole, ma di partecipazione attiva magari prodigandosi nel sensibilizzare i propri famigliari, come pure il vicino della porta accanto affinché prendano conoscenza e coscienza, per far sì che quel mondo non resti ovattato e sommerso. Sono molti i Paesi che si dedicano alla ricerca investendo fondi e risorse umane, ma come è noto, l’Italia da sempre è il fanalino di coda (non investe nemmeno l’1% del Pil) e ben viso si fa avvalendosi dei finanziamenti privati come grazie alle maratone televisive Trenta Ore per la Vita e Telethon, due lodevoli entità sostenute dal comune cittadino che, come in tutte le circostanze in cui si invoca solidarietà, viene sensibilizzato ad aprire il proprio borsellino… anche se vuoto, visto il perdurare della crisi in cui versa il Paese. Dietrologia? Demagogia? Facili considerazioni? Niente di tutto ciò ma sono altre le cifre che invitano a qualche riflessione. 
In tutto il mondo sono 300 milioni le persone affette da una MR, ciascuna della quali, quando va bene, è supportata Diversitdalla propria famiglia, dagli amici, assistenti volontari e molto raramente dalle Istituzioni. Relativamente alle cause il 72% delle MR ha un’origine genetica, mentre altre sono il risultato di infezioni (batteriche o virali), allergie e cause ambientali, o tumori rari; inoltre, il 70% delle MR genetiche ha un esordio nella prima infanzia. In fatto di statistiche si potrebbe proseguire oltre, ma quelle citate sinora credo siano sufficienti per avere una visione completa di una realtà che richiede consapevolezza, senso civico e altruismo attraverso anche semplici iniziative affinché questi malati e loro familiari non si sentano soli e abbandonati. L’informazione su questo argomento è assai ricorrente con molti articoli, spot pubblicitari, convegni, giornate di studio, master, etc.; tutti notevoli contributi alla cultura del problema in quanto creatrice di immensi valori e non di meno umanizza l’uomo in quanto contribuisce a renderlo più consapevole della sua vita; più libero e protagonista della propria esistenza, dandogli la disponibilità di essere sé stesso. Così inteso, il concetto di cultura, anche se rapportato a realtà scientifiche e professionali, si pone come il fondamento della vita sociale. Particolarmente attento e puntuale è l’Osservatorio delle Malattie Rare (O.MA.R.) la prima ed unica agenzia giornalistica, in Italia e in Europa, dedicata alle MR e ai tumori rari.

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Un microscopio per vedere il futuro

Microscopio

 
IL DOMANI
 
L’oncologia
ha bisogno di occhi
sempre più acuti
per stanare
l’evoluzione del male
 
Inganni, mascheramenti,
trasformazioni, insidie,
complicità…
 
 
Di: Davide Deangelis
 
Inganni, mascheramenti, trasformazioni, insidie, complicità…se non stessimo parlando di una patologia severa, che colpisce milioni di persone nel mondo ed è coeva all’uomo stesso, il processo di tumorigenesi e i meccanismi di resistenza al sistema immunitario dell’organismo ospite evocherebbero più gli intrighi deplorati nelle Catilinarie o nelle tragedie shakespeariane piuttosto che le regole biologiche dell’oncologia molecolare. E non ci sentiremmo in colpa se, guardandoli al microscopio, questi comportamenti cellulari, indotti da proteine ormai danneggiate e alterate, ci sembrassero affascinanti. In effetti, nel corso dell’ultimo cinquantennio la ricerca oncologica ha prodotto continuamente nuove acquisizioni scientifiche, attingendo da più discipline: istopatologia, embriologia, immunologia, genetica…Rendendo la cancerologia una materia complessa e in continua evoluzione.
 
Limitandoci ad analizzare, anche solo superficialmente, i meccanismi che interessano la fagocitosi, ossia quel processo di ingestione dei microrganismi patogeni e la loro relativa disintegrazione ad opera dei fagociti, le cellule immunitarie deputate aSiringa questo compito, non possono non sorprenderci le manovre di evitamento e camuffamento che le cellule tumorali sono in grado di attuare per sfuggire al controllo immunitario. arresti e persino scorciatoie.
Sebbene i proclami della lotta contro il cancro inducano a ritenere che proprio dal potenziamento delle difese immunitarie giungano le nuove armi da utilizzare in questo duello ancestrale, i meccanismi molecolari di come questo avvenga in condizioni patologiche, in quello che viene chiamato microambiente tumorale, sono ben lungi dall’essere compresi e assodati. Perché infatti una tipologia di cellule, selezionate filogeneticamente per aggredire qualunque insulto esterno, rappresentato da un agente patogeno battezzato come “no self”, ossia estraneo, non intervenga per eliminare cellule anomale o perché la naturale “xenofobia” immunitaria non predisponga delle contromisure per difendersi da queste cellule diverse e fuori controllo rimangono interrogativi su cui si gioca gran parte della futura ricerca sull’immunoterapia, rispondendo ai quali forse si potranno risolvere i quesiti da un lato ancora aperti sulla genesi tumorale e dall’altro sul potenziamento degli effetti terapeutici degli anticorpi monoclonali e della cosiddetta target therapy (terapia a bersaglio mirato). 

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Voci del '900 - Lidia Rolfi Beccaria


Logo Voci 900aLidia Rolfi
 
 
 
L'INCONTRO
 
Per non dimenticare
 
Un incontro
di 37 anni fa
al liceo Alfieri
con Lidia Rolfi Beccaria,
 
il suo racconto
della terribile esperienza
nel lager nazista,
torna ora d’attualità

 

A cura di: Ferdinando Garetto

Ci sono voci che risuonano più forti con il passare degli anni. Soprattutto quando se ne avverte maggiormente il bisogno.
La notizia non è purtroppo nuova in questi tempi: una mano sconosciuta ha imbrattato di vernice la porta di casa dove abitava una donna, ex-deportata nel lager di Ravensbruck.
Ma il suo nome è una scossa.
Lidia Rolfi Beccaria: l’avevamo conosciuta, la ricordo bene. Una mia compagna di liceo mi scrive di aver pianto al servizio del telegiornale.
La memoria corre veloce a quel giorno del 1983 in cui l’avevamo incontrata, 17enni studenti del liceo Alfieri, nel nostro lavoro di ricerca intitolato “ I lager nazisti nella memoria scritta e orale dei sopravvissuti”. 
 
Ho ancora il prodotto di quella esperienza: fogli battuti a macchina da scrivere, fotocopiati e rilegati artigianalmente, interviste riportate secondo quanto avevamo raccolto e tradotto dalle registrazioni su cassetta.
Dispense Memoria  Intervista Rolfi
Una intervista dai toni forti quella con Lidia Rolfi (proprio in quei mesi uno storico francese aveva iniziato a divulgare idee revisioniste, negando l’esistenza dei lager), ma rileggendola ora mi pare particolarmente significativo un passaggio. Così riportavamo le sue parole: “...distruggere i rapporti umani era nelle intenzioni dei nazisti, ma il materiale umano reagisce in modo completamente diverso. Tutti quelli che sono vivi lo devono non solo a se stessi, ma all’aiuto di qualcuno, perché non è possibile in una situazione di questo tipo salvarti se sei solo... Ho vissuto i cinque mesi peggiori quando mi sono venuti a mancare tutti i rapporti umani, in cui mi sono sentita degradare totalmente...avevo solo diciannove anni ... Poi ho cominciato a lavorare con un gruppo di francesi: erano delle donne straordinarie, e a me è sembrato di rivivere: perché è vero che la razione di viveri era sempre quella, che il posto letto era sempre quello, però finalmente mi sentivo parte di un gruppo. Solo così potevi resistere...” 

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Donne e scienza, un bel matrimonio...

11 febbraio donne

 
IL TRAGUARDO
 
11 Febbraio,
Giornata Mondiale
per la Parità
 
Il cammino iniziato
da Marie Curie raggiunge
una vetta storica.
 
Pregiudizi e disuguaglianze sono ormai lontani?

Di: Ernesto Bodini

Il mondo rosa nell’ambito della scienza, soprattutto nell’ultimo secolo, ha annoverato non poche figure di spicco, dando così una svolta per il superamento di quel maschilismo tanto nostrano quanto internazionale. Ben venga, dunque, la Giornata mondiale delle donne nella scienza (il giorno 11 Febbraio) proclamata dalle Nazioni Unite al fine di promuovere la loro piena ed equa partecipazione.
Mi limiterò a citarne alcune con tutto il rispetto per quelle non menzionate per le quali sarebbe necessario molto spazio. Fra queste, Maria Salomea Skłodowska, meglio nota come Marie Curie (1867-1934); è stata una chimica e fisica polacca naturalizzata francese. Nel 1903 fu insignita del premio Nobel per la Fisica (insieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel) per i loro studi sulle radiazioni e, nel 1911, del premio Nobel per la Chimica per la sua scoperta del radio e del polonio, il cui nome è stato scelto dalla scienziata proprio in onore della sua terra. Marie Harriet BrooksCurie è l'unica donna tra i quattro vincitori di più di un Nobel e, insieme a Linus Pauling, l'unica ad averlo vinto in due aree distinte. Da ricordare anche la canadese Harriet Brooks (1876-1933), la prima studentessa, laureata in Canada, con il chimico e fisico neozelandese Sir Ernest Rutherford (1871-1937) sotto il quale ha lavorato subito dopo la laurea. 
Con Rutherford ha studiato elettricità e magnetismo per il suo master, ancor prima che la sua tesi fosse completata il suo lavoro fu pubblicato nelle Transazioni della sezione canadese della Troyal Society nel 1899. 
Lo stesso anno Brooks ricevette un incarico come tutor non residente presso il neo-costituito Royal Victoria College, il college femminile della McGill University; nel 1901 fu la prima donna della McGill a ricevere un master teorizzando la natura gassosa di un derivato del radio, in seguito denominato radon. La scoperta venne pubblicata nello stesso anno in un articolo a firma del suo supervisore Ernest Rutherford, che pochi mesi dopo ne pubblicò un altro dove il nome della ricercatrice non compariva più, sostituito dalla breve nota «assistito negli esperimenti da Miss H. T. Brooks»Un’esclusione che non meritava perché, qualunque siano state le ragioni, il concetto di meritocrazia non va negato a nessuno, tanto meno ad una donna!
Alla tedesca Ida Noddack (1896-1978) fu riconosciuto il merito di aver scoperto il renio e il tecnezio con il marito Walter Noddack, frequentando il laboratorio diretto dallo stesso solo come “ospite” senza essere retribuita. Più fortunata, invece, la chimica francese Marguerite Perey (1909-1975) in quanto, grazie alla sua scoperta nel 1939 del francio, nel 1962 divenne la prima donna membro corrispondente dell’Accademia francese delle Scienze. Dopo essersi diplomata in Chimica nel 1929 all'École d'Enseignement Technique Féminine di Parigi, lavorò all'Istituto Curie, dove divenne preparatrice particolare del team di ricercatori diretto da Marie Curie. Nel 1945 ottenne una laurea in Scienze all'Università della Sorbona, diventando poi ricercatrice capo al Centre National de la Recherche Scientifique. Nel 1949 fu titolare della Cattedra di Chimica nucleare all'Università di Strasburgo

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"Voci del '900" e "Le Parole che Curano": QUI i due fascicoli da scaricare

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LA NOVITÀ
 
Certi di fare cosa gradita ai nostri affezionati lettori abbiamo raccolto in due fascicoli gli articoli delle rubriche “VOCI DEL ‘900” e “LE PAROLE CHE CURANO”due rubriche dedicate, la prima a personaggi famosi del secolo scorso e non solo, la seconda a temi di vario tipo che, da parecchi mesi ormai, al di là degli argomenti scientifici e medici, ampliano le nostre conoscenze in campo letterario.
 
I due fascicoli saranno aggiornati costantemente con gli articoli che potrete leggere su ogni nuovo numero di PRIMA PAGINA, articoli che vi ricordiamo, potete trovare anche singolarmente nelle due Categorie relative, cliccando sui due loghi nella parte sinistra della HOME.
 
 
 

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