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PRIMA PAGINA 2017 - N.1 - GENNAIO
 
BUONA LETTURA

Il "cerchio magico" dei giovani medici

 
In Circolo
 
Il Corso "OLTRE Young"
(Progetto 2016/2017 a cura di 
G.I.T.R. Onlus - FARO Onlus) 
offre strumenti operativi
competenze basilari
"spendibili"
nell'agire quotidiano.
 
 
di Ferdinando Garetto - Monica Seminara - Barbara Barolo
 
Una ventina di giovani medici, seduti in cerchio, raccontano e si raccontano.
 
È la conclusione dell’ultima delle sei giornate che da Maggio a Novembre 2016 ci hanno fatto incontrare e costruire insieme il corso “OLTRE” Young.
 
C’è condivisione e ascolto profondo, reciproco.
 
“La mia carriera professionale non è che ai primissimi, incerti passi (...) mentre esternamente cerco di apparire “sicura e professionale” con le parole, ma anche con il linguaggio del corpo, per non sembrare la ragazza spaventata che sono (...).
In un turno di notte, eccomi di nuovo proiettata a fare la mia “parte”, cerco di “spiegare” che cosa avessi fatto... che lui sarebbe stato meglio... che avrei aggiunto una terapia.
E finisco la giornata ad ascoltare racconti, aneddoti, consigli di una vita. “Grazie, dottoressa, per essere venuta a trovarmi questa sera!’”
 
Il racconto di una delle più giovani partecipanti si intreccia con quelli degli altri colleghi, alcuni già attivi nei servizi di cure palliative e in hospice, RSA, in Pronto Soccorso, in Guardia Medica; altri in corso di formazione specialistica, in Oncologia, in Ematologia, in Medicina Generale, in Pediatria, in Ematologia; altri ancora alle prime esperienze lavorative in attesa di trovare “la propria strada”. Tutti accomunati - sin da quando a inizio 2016 avevamo iniziato a “sognare” con alcuni di loro il progetto - dal desiderio di confrontarsi col tema della sofferenza, del dolore e delle cure palliative, così presente nel lavoro quotidiano e così poco affrontato nei consueti percorsi formativi.

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Tumori rari, un complicato rebus che è anche un problema culturale

LilianaCarbone

 

 
Su CIVICO 20 NEWS
la rivista online di Torino
il Dottor Comandone
spiega come la sensibilizzazione
diventa prevenzione.
 
di Liliana Carbone (Giornalista)
 
 
 

 

La Prevenzione può diventare sensibilizzazione quando la questione riguarda quei tumori che, proprio perché la comunità scientifica considera sporadicamente o addirittura per niente, sono considerati di serie B oppure orfani di una madre che si chiama ricerca scientifica.
Allora la sensibilizzazione sta in una semplice ma efficace campagna informativa su temi e questioni poco conosciuti che coinvolga persone ed istituzioni.
 
Sui tumori rari (TR) e sui tumori gastro-intestinali (Gist) non solo mancano campagne di sensibilizzazione, ma la battaglia silenziosa si combatte su un terreno che se da una parte ha dato frutti importanti, dall’altra presenta ancora aree desolate e quasi sconosciute che aspettano di essere esplorate ed approfondite perché ci sono pazienti che non possono aspettare e non vogliono più essere marchiati come pazienti “affetti da patologie sconosciute”. Seppure in Piemonte esistano eccellenze e nuovi progetti nel settore, c’è ancora molta strada da fare.
 
L’Associazione per la Prevenzione e la Cura dei Tumori in Piemonte Onlus ne parla con il Dottor Alessandro Comandone, Direttore dell’Oncologia medica dell’ospedale Humanitas Gradenigo di Torino nonché membro dell’Associazione e del Gruppo italiano Tumori Rari Onlus, che invita a fare più sensibilizzazione, perché anche questo significa prevenzione!

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Quando il lavoro diventa... malattia

burn out

 
 
 
La Sindrome di Burnout 
nasce dallo stress 
di chi è a stretto contatto 
con soggetti che hanno problemi 
o motivi di sofferenza.
 
 
 
 
 
Si sviluppa una forma di patologia psicofisica che <brucia> l’equilibrio degli operatori di molte categorie professionali in particolare di chi è impegnato in oncologia, nelle rianimazioni, in chirurgia d’urgenza, in psichiatria.
 
Gli studi della prof.ssa Chistina Maslach  
 
Di: Ernesto Bodini
 
È indubbio che curare gli altri “fa male”, tanto da incorrere in vari disturbi come la depressione, l’abuso di psicofarmaci, l’apatia per il proprio lavoro o anche l’abbandono dello stesso, ed è altrettanto noto che gli operatori più colpiti dalla Sindrome di burnout (dall’italiano “bruciato”) sono soprattutto gli operatori sanitari, in particolare chi lavora in Oncologia medica, nelle Rianimazioni, in Chirurgia d’urgenza (P.S.), nei reparti e/o ambulatori di Psichiatria.
Tale sindrome consiste in un esaurimento delle emozioni e in una riduzione delle capacità professionali che si esprimono in una serie di sintomi: somatizzazioni, apatia, eccessiva stanchezza, risentimento, propensione agli incidenti, etc., il cui approfondimento è certamente di competenza degli esperti in materia.

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Oncologia e geriatria. Per i pazienti anziani la trappola dei sarcomi dei tessuti molli: ecco com’è la situazione

 
 
 
I sarcomi dei tessuti molli
sono tumori rari,
di cui circa il 50%
sono diagnosticati
in persone oltre i 65 anni.
Oncologia e geriatria
stanno affrontando il problema,
quanto mai complesso,
come dimostra questa analisi scientifica
realizzata da Alessandro Comandone
e dal suo team.

 

 
Di: Alessandro Comandone - Antonella Boglione - Paola Bergnolo
     Maria Luisa Sartori - Elena Giubellino - Paolo Pochettino
 
S.C. Oncologia Ospedale Humanitas Gradenigo - Torino
 
Le Premesse
1. Mancanza per gli anziani, di pubblicazioni scientifiche.
2. Il trattamento di pazienti anziani affetti da STM necessita di centri di riferimento e valutazione multidisciplinare.
3. L’anziano giovane in buon performance status può avvalersi delle terapie praticate nel paziente più giovane.
4. Nell’anziano con peggior quadro clinico una decisione personalizzata basata su un dibattito multidisciplinare è l’opzione più equilibrata.

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La lunga battaglia di Sharon

Sharon P

 
 
 
Nelle parole della mamma
il coraggio di una giovane ragazza.
 
Quando un tumore
colpisce e frena
una giovane vita.
 
 
Di: Ernesto Bodini
 
 
La recente scomparsa di Sharon Prestileo, una ventitrenne spensierata, sportiva, amante del lavoro e soprattutto della vita, tanto da esortare amici e famigliari ad apprezzarne i valori perché la vita va vissuta intensamente e con dignità.
 
A colloquio con la mamma Michela Tranchitella...

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Un prestigioso riconoscimento

 
 
ALL’ULTIMO CONGRESSO ESMO 2016 LA
SC ONCOLOGIA
DELL’HUMANITAS GRADENIGO DI TORINO
RICONOSCIUTA
CENTRO DI ECCELLENZA PER LE CURE PALLIATIVE
 
Abbiamo intervistato il Dottor Alessandro COMANDONE, Direttore della SC Oncologia del Presidio Ospedaliero Humanitas Gradenigo di Torino, la cui Struttura è stata riconosciuta Centro di Eccellenza per le Cure Palliative nell'ambito dell'ultimo Congresso ESMO tenutosi a Copenhagen, il quale ha descritto come ha ottenuto i risultati raggiunti e quali pensa siano gli sviluppi ed i vantaggi di tale organizzazione per il futuro, prima di tutto per la cura dei Pazienti.
 
Com'è stata organizzata la struttura da lei diretta per raggiungere questo ambito risultato?
 
La SC di Oncologia dell’Ospedale Humanitas Gradenigo ha sempre tenuto in massimo conto la tematica delle cure palliative, ora in modo più moderno chiamate cure di supporto e palliative o continous cares.
Infatti fin dal 2001 ha inserito un Collega specialista in cure palliative con contratto Gradenigo-FARO più specificatamente il Dr. Ferdinando Garetto che, molto recentemente, ai sensi della D.M. della Salute 4 giugno 2015 è stato riconosciuto come Medico Esperto in cure palliative da parte della Regione Piemonte.
 
Al Dr. Garetto, nel corso degli anni, si sono affiancati a tempo parziale due altri Medici che hanno conseguito il master in cure palliative: la Dr.ssa Dal Canton sin dal 2002 e la Dr.ssa Chiadò Cutin dal 2006. L’équipe è poi completata da una Psiconcologa la Dr.ssa Seminara e dall’Infermiera Paola Salisburgo. Ecco perché nel 2013 quando è giunto il bando Europeo per il riconoscimento della SC come Centro di Eccellenza per le continous care ci siamo sentiti pronti e abbiamo completato l’application.
 
Fummo già riconosciuti come Centro di eccellenza in tale anno durante il Congresso ESMO di Amsterdam. Il difficile del riconoscimento Europeo è che il Centro per essere riconfermato deve ripetere ogni tre anni l’application, dimostrando di aver corretto o migliorato le debolezze riscontrate nel primo riconoscimento. E anche questa volta a Copenhagen è andata bene e abbiamo ottenuto la riconferma, che ovviamente vale di nuovo per tre anni. L’Europa la pensa diversamente dall’Italia: una volta ottenuto un riconoscimento bisogna dimostrare di mantenere gli standard o, meglio, di migliorarli.

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