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PRIMA PAGINA 2017N. 3 - MAGGIO
 
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PRIMA PAGINA ARCHIVIO

L'Oncologia di Precisione è come la moto...

 
Lorenzo in GaraLA CURIOSITA 
 
La vita da buddista
del campione Lorenzo,
"l’oncologia di precisione
è come le moto"
 
Ringraziamo l'AIOM
e Jorge Lorenzo
per l'utilizzo dell'opuscolo
Di: Michele Fenu

I campioni dello sport sono molto sensibili verso chi soffre, in particolare per gravi malattie come il cancro, e fanno sentire la loro voce come <testimonial>. È il caso di Jorge Lorenzo, l’asso delle due ruote che tanti dispiaceri ha procurato a Valentino Rossi. Lo spagnolo si è reso protagonista di un simpatico duetto con Carmine Pinto, presidente dell’AIOM, Associazione Italiana di Oncologia Medica, raccolto in un divertente opuscolo.
 
C’è un punto in comune tra due mondi in apparenza assai distanti fra loro? Lorenzo e Pinto lo individuano nel concetto di precisione. <La preparazione  della moto, spiega il campione spagnolo, è il primo gradino verso la vittoria perché deve essere progettata e costruita su misura in base alle esigenze del pilota. Niente è lasciato al caso, ogni particolare è studiato con attenzione. Un lavoro incredibile, che richiede la massima attenzione e a cui partecipa tutto il team>. 
 
<Precisione è parola chiave anche in oncologia> aggiunge Pinto. In sostanza, ogni pilota è unico e così è per il paziente, che ha bisogno di una terapia su misura. Per questo si parla di oncologia di precisione. <Il più piccolo problema meccanico - puntualizza Lorenzo – può compromettere il risultato di una corsa, per questo servono tecnici preparati e affiatati. Credo sia lo stesso in campo oncologico>.
 
<Fin da bambino ho avuto la passione per le gare – conclude e ho condotto una vita sana. Seguo una dieta corretta, non fumo e mi alleno con costanza>. Un messaggio pro prevenzione. Circa il 40% dei tumori è evitabile perché causato da fattori di rischio modificabili come sovrappeso, obesità, scarso consumo di frutta e verdura, alcool. Cinque titoli mondiali nella tuta, un comportamento impeccabile: potremmo paragonarlo a un buddista.
 
 

Solidarietà e competenza, ecco una disciplina che sta crescendo...

Assistenza

L'ASSISTENZA 
 
La psiconcologia, grande risorsa 
per i pazienti e i parenti in crisi.
Un’assistenza umana e sociale
che si articola in vari campi.
Positivo il bilancio 2016
con il contributo del G.I.T.R.
nell’ambito del Progetto
Protezione Famiglia,
rivolto ai nuclei più fragili.
 
COME SI SVOLGE L'ATTIVITÀ

 Di: Monica Seminara

Non è sempre semplice comprendere cosa concretamente avviene nel lavoro psiconcologico clinico con i nostri assistiti: spesso la metodologia che caratterizza le scienze umane e la psicologia clinica, in particolare, non consente di chiarire in modo compiuto quanto di importante realmente accade nella riservatezza dello spazio clinico, all’interno del quale l’accoglienza della dimensione intrapsichica e psico-emotiva è talvolta in grado di operare in sé evenienze inattese.
Il percorso di trattamento psiconcologico, è la dimensione psicodinamica dentro cui tutto succede.
La pratica psiconcologica clinica, fondata sull’impegno relazionale, che coniuga la biologia alla biografia delle persone, attraverso una pratica che ascolta, cerca di comprendere e si struttura in modo personalizzato in direzione dei bisogni di ciascuno – presso la S.O.C. complessa di Oncologia diretta dal Dr. Comandone – per tutti i beneficiari, lavora per favorire l’adattamento alla malattia oncologica e la gestione degli aspetti psicologici e psicosociali implicati, nelle diverse fasi, compresa quella – quando purtroppo necessita – del passaggio dalle cure attive alle cure palliative, verso il fine vita e ancora dopo, nella fase di elaborazione del lutto per chi, dopo avere accompagnato, resta.

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Vaccinazioni e salute pubblica tra "bufale" e risposte reali

Vaccinazioni Oggi

 

L'ATTUALITÀ

 
Si parla di vaccinazioni
ed è bene continuare
a parlarne a tutela
della salute pubblica.
 
 
 
Di: Ernesto Bodini
 
Sono sporadici gli incontri per informare correttamente l’opinione pubblica e contrastare la voce degli antivaccinisti. Utile sarebbe una politica più “coercitiva”.
 
Non ci sono scusanti: le vaccinazioni non sono un “optional” in mano alla Medicina, ma una sostanziale e concreta arma per prevenire determinate malattie infettive. E nonostante le rassicurazioni del nostro Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), la schiera dei cosiddetti antivaccinisti (in taluni casi veri e propri detrattori) continua a remare contro... Eppure, la storia insegna, o dovrebbe insegnare, perché notevoli sono state le tappe che hanno suggellato la sconfitta di alcune malattie epidemiche come il vaiolo, il tifo, la tubercolosi, la rabbia, la poliomielite, etc. grazie alla realizzazione dei relativi vaccini.
Ma come arginare questa piaga della “non coretta cultura” delle vaccinazioni che direttamente, o indirettamente, dall’inizio dell’anno ad oggi, ad esempio, ha causato nel nostro Paese oltre 1.600 casi di morbillo? Per non parlare dei casi di meningite, sia pur sporadici, la cui causa è addebitabile alla non profilassi.
 
A riguardo recentemente in varie località piemontesi si sono organizzati incontri pubblici, ma purtroppo molto occasionali e a macchia di leopardo, mentre a mio modesto parere non solo si dovrebbe intensificare una informazione verbale (e non solo scritta) a tappeto e itinerante sul territorio, ma promuovere un’azione politica al fine di rendere obbligatorie le vaccinazioni per le più importanti patologie infettive. È indubbio che si tratta di una coercizione che in qualche modo “stride” con il secondo capoverso dell’art. 32 della Costituzione che recita: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Il 7 aprile scorso a Novara un gruppo di medici ha partecipato alla tavola rotonda (moderata da chi scrive) sul tema “Parliamo di Vaccinazioni”, organizzata dai vari Enti Istituzionali e Sanitari, nel corso della quale gli interventi hanno riguardato la storia dei vaccini, le coperture vaccinali nell’infanzia e nell’adolescenza, il nuovo Piano piemontese delle vaccinazioni, la prevenzione in ambito pediatrico, le “bufale”, la comunicazione nell’era del web 2.0, la posizione dei medici di famiglia, la collaborazione intra-aziendale tra risposte reali e “false” emergenze, il ruolo della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici in tema di vaccinazioni.  

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Le complicanze renali in oncologia

Dolore Reni

 
L'APPROFONDIMENTO 
 
L’alchimia rinasce
con i moderni farmaci.
 
In oncologia spicca l’arte
di dosare le cure
per evitare dannosi
effetti collaterali.
 
 
 
Di: Davide Deangelis
 
In origine il termine farmaco indicava sia sostanza medicamentosa che veleno e per tale ragione il senso veniva attribuito in base al contesto o in relazione ad altri vocaboli. Al pari di altre parole antiche -come sorte, fortuna o successo- esso rientrava in quella categoria linguistica denominata vox media, era cioè neutrale, intermedia ed equidistante da un'accezione completamente positiva o negativa. Nel corso dei secoli, la sua evoluzione semantica giunse ad un'acquisizione essenzialmente positiva, per cui attualmente, tale lemma definisce una sostanza capace di apportare modificazioni funzionalmente benefiche nell'organismo che l'assume.
Tuttavia, esaminando la storia della medicina apprendiamo che, già nel Cinquecento, Paracelso aveva teorizzato la pericolosità di un medicamento in relazione alla sua dose. Le intuizioni del medico ed alchimista svizzero trovano riscontro tutt'oggi nei moderni concetti di range terapeutico o farmacovigilanza, con i quali si intende il monitoraggio degli effetti indesiderati e collaterali in relazione all'intervallo esistente tra gli stessi ed i benefici terapeutici derivanti da una determinata posologia. In altre parole, medici e farmacologi studiano ed applicano prescrizioni per un dosaggio di farmaco che possa consentire il maggior rimedio alla sintomatologia di cui soffre il paziente, senza gravarne ulteriormente le condizioni cliniche a causa delle potenziali o effettive complicanze dovute alle tossicità intrinseche della sostanza assunta. 
 
Una branca della farmacologia, denominata tossicologia, ha infatti come oggetto di studio la pericolosità delle sostanze venefiche presenti in natura e di conseguenza a disposizione e quindi potenzialmente a contatto con l'uomo. Molecole che rientrano a pieno titolo in questo settore sono sicuramente molte di quelle utilizzate nella composizione dei farmaci chemioterapici. In effetti l'etimologia stessa del termine tossico, che viene accostata a quella dell'albero del tasso, con la cui legna si fabbricavano frecce successivamente intinte di veleno, riporta indirettamente all'origine di farmaci comunemente impiegati in chemioterapia: i taxani. Questo significa che nessuna sostanza, sebbene assunta con l'intento di modificare la sintomatologia o l'eziologia di una malattia è innocua per l'organismo, tanto più quelle che devono impedire e contrastare la replicazione delle cellule tumorali e che per definizione sono citotossiche. 

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La relazione tra Medico di famiglia e Caregiver

MMG e Caregiver

 
LA CONSIDERAZIONE
 
Indispensabile la creazione
di un “Protocollo”
da applicarsi nei confronti
del malato e del suo Cargiver
che veda come capofila
il medico di famiglia (MMG)
 
 
 
 
Di: Ernesto Bodini
 
Le statistiche ci dicono che è in continuo aumento il numero di pazienti cronici con pluripatologie croniche, ciascuna delle quali può interferire con l’andamento e la cura delle altre che, unitamente alla scarsa competenza del caregiver, costituiscono la nuova emergenza sanitaria e del welfare. Infatti, nel nostro Paese le malattie croniche sono responsabili dei decessi nella misura del 92%, e riguardano specie gli anziani ma anche giovani giacché 1,5 milioni di 45-55enni sono affetti da più patologie. In Italia la percentuale di “over 65” sul totale della popolazione è pari al 21,2%, dal conseguente aumento dell’incidenza delle malattie croniche e dal permanere di differenze assistenziali nelle singole realtà regionali.
 
Quindi, l’osservazione di questa emergenza è sull’età media ma anche sulla insufficiente prevenzione. Diventa pertanto impegnativo seguire in modo strutturato a domicilio questi pazienti, individuando in primis la priorità di intervento ponendo particolare attenzione alla complessità delle patologie. I pazienti cronici non rappresentano una categoria sociale in quanto la disabilità è insita nella condizione umana, particolarmente fragile e quindi esposta ad imprevisti. Il medico che prende in carico un paziente cronico dovrà tener conto delle diverse competenze specialiastiche e professionali coinvolte nel processo di cura per il sovrapporsi di patologie diverse, di funzioni lese o compromesse, o di problematiche socio-assistenziali sulla adeguata e specifica condizione clinica. Il Piano Nazionale Cronicità (PNC) fornisce indicazioni per favorire:
- il buon funzionamento delle Reti assistenziali, con una forte integrazione tra l’assistenza primaria, centrata sul medico di famiglia, e le cure specialiastiche;
- la continuità assistenziale, modulata sulla base dello stadio evolutivo e sul grado di complessità della patologia;
- l’ingresso in quanto precoce della persona con malattia cronica nel percorso diagnostico e terapeutico multidisciplinare;
- il potenziamento delle cure domiciliari e la riduzione dei ricoveri ospedalieri, anche attraverso l’uso di tecnologie innovative di “tecnoassistenza”;
modelli assistenziali sui bisogni “globali” del paziente e non solo clinici.

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La tecnologia al servizio della prevenzione

App E Screening

 
LA NOVITÀ
 
Screening Oncologici,
nasce l’App
al servizio dei cittadini
Nuovi metodi
di comunicazione
e informazione sanitaria
che si integrano
con quelli tradizionali
 
 

(ANSA) - CAMPOBASSO

App "E-screening" della Regione Molise 
 
Nuovi metodi di comunicazione e informazione sanitaria che si integrano con quelli tradizionali: dal 15 gennaio 2017 è disponibile sui dispositivi Android e Ios "E-screening",la prima applicazione in ambito sanitario dedicata agli screening per la prevenzione dei tumori del collo dell'utero, cervice uterina, colon retto e del seno alla popolazione a rischio. "È un elemento in più di prossimità - ha spiegato il direttore generale della Salute, Marinella D'Innocenzo - per le donne e gli uomini che vengono sottoposti a screening nel corso degli anni".
L'applicazione permette, previa autenticazione, di gestire gli appuntamenti programmati, ricevere in tempo reale comunicazioni di servizi, accedere allo 'storico' dei propri referti e all'anamnesi personale. Sarà possibile anche ricevere avvisi che ricordano gli appuntamenti programmati e, in caso di impedimenti, rinviarli a una nuova data. In sostanza, un utile database per avere un quadro preciso e immediato.

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