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PRIMA PAGINA 2019 - N. 3
 
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La quarta età: Livio Berruti, un esempio.

Berruti 80 2

 
 
IL QUADRETTO
 
Il velocista campione olimpico
a Roma nel 1960,
ha compiuto 80 anni:
ora ha dei problemi
a quelle gambe
un tempo magiche, ma dice:
 
< Bene così,
io guardo sempre avanti > 

Di: Gianni Romeo 

È l’ultima decade di maggio, Torino non offre la sua faccia migliore, vento e pioggia, quando una sera mi dirigo verso piazza Bernini. L’ex Istituto Superiore di Educazione Fisica, ora Fondazione Isef, una bassa costruzione datata, stile mussoliniano, intonaco giallino pallido, mostra i segni del tempo. Ma l’atmosfera della vecchia palestra che profuma di simpatia e di buoni odori dalla cucina ci avviluppa con gli argomenti giusti. Siamo all’incirca in 500, siamo lì per abbracciare un torinese Doc. Si chiama Livio Berruti, il suo nome ai giovani dice poco, il passato fugge veloce. Ma disse molto a tutto il mondo sportivo e non quando, il 3 settembre del 1960, Berruti alle Olimpiadi di Roma vinse l’oro dei 200 metri. Il primo atleta della storia capace di battere gli americani con un gran record! L’uomo più veloce del mondo, 20 secondi e 5 decimi la durata di quella danza a falcate musicali sull’ovale della pista. < Berruti, Italia>, tutti i giornali e le televisioni del pianeta celebrarono il nuovo campione.
 Berruti Roma
Aveva 21 anni, allora, all’università studiava chimica. Ma facciamo un passo indietro, andiamo al liceo Cavour, libri e tennis, finché un giornol’insegnante di educazione fisica che cerca un ragazzo con le gambe buone per i tradizionali campionati studenteschi lo adocchia. <Misurati nel cortile del liceo con il nostro atleta più veloce>, gli dice.
Lui accetta, batte il campioncino.
E quel giorno ripone nell’armadio la racchetta da tennis.
Un fenomeno! Che nella nostra serata piovosa torinese di finta estate compie 80 anni. Siamo ad attenderlo per un evviva, un brindisi. Arriva, si alza dalla sedia a rotelle che lo ha portato fino all’ingresso, la moglie Silvia gli passa due bastoni, si avvicina.
 
Berruti OroOrgogliosamente lento, testa alta, passi corti. Chi non conosce il suo problema, e sono i più, resta un attimo senza fiato, poi capisce, l’applauso vince. I postumi di un serio incidente d’auto avvenuto molti anni prima sono riaffiorati con il tempo, le gambe più veloci del mondo ora attraversano incerte la palestra, la sua pista, la sua sfida di oggi.
Si dice la nemesi. Il destino si riprende quello che ha dato. Quel destino avaro anche con il maratoneta (sempre di Roma 1960), Abebe Bikila, l’etiope che correva scalzo, nella notte dei Fori Imperiali illuminati dalle torce.
Qualche anno dopo finì in un burrone, addio alle gambe. Ma reagì, vinse poi le Olimpiadi dei disabili nel tiro con l’arco. O, per citare l’esempio di un altro mondo, Ludwig Van Beethoven, e la sordità che non gli impedì però di comporre la celeberrima Nona Sinfonia.
E Berruti? <I miei 80 anni non sono il punto d’arrivo di una lunga volata vissuta con tante sfide al destino, ma di una ripartenza. È importante guardare sempre avanti con curiosità. Io non l’ho ancora persa>.
Un tempo si diceva la vita comincia a quarant’anni. Berruti aggiorna il detto, ricomincia anche a 80.
 

Il Fine Vita: aspetti scientifici

Dr A.Comandone

 
 
 
L'EVOLUZIONE
 
Dal Sacerdote
al capezzale del malato
al supporto... anche
delle cure palliative.
 
Negli ultimi cinquant’anni 
si sono sviluppati i concetti
di terapia di supporto,
di cure palliative,
di terapie proporzionate...
 
 
 
Di: Alessandro Comandone
 
Il concetto di fine vita è sempre stato ben presente nel pensiero religioso e nella storia della medicina, ma ha avuto una rilevanza marginale fino a quando i mezzi tecnologici e una nuova sensibilità scientifica, morale e sociale, non si sono evoluti. Nella società contadina e protoindustriale il sacerdote appariva al capezzale del morente quando la povera medicina di allora aveva esaurito il suo compito. «Non c’è più niente da fare. Chiamate il prete». Era la frase che sanciva il passaggio delle ormai inutili cure mediche alle più necessarie cure spirituali.
Con l’evolvere delle cure mediche il fine vita si è trasformato. Oggi siamo di fronte ad una Medicina che cura sempre di più, ma cronicizza e non elimina la maggior parte delle malattie. Prete
Prolunga la sopravvivenza del malato, senza purtroppo riportarlo in uno stato di validità e di piena salute.
 
Come conseguenza di questa evoluzione della scienza medica negli ultimi cinquant’anni si sono sviluppati i concetti di terapia di supporto, di cure palliative, di terapie proporzionate e sproporzionate e di accanimento terapeutico. Pur non volendo stabilire delle date precise, ritengo che le comuni storie del fine vita di due uomini di stato degli anni ’70 abbiano fatto nascere questa nuova coscienza della medicina. Sto parlando di Tito padre e padrone dell’allora esistente Jugoslavia e di Francisco Franco dittatore della Spagna.
In entrambi i casi si temeva che la morte dei due personaggi potesse creare un vuoto di potere letale per le due nazioni. Dunque per avviare una successione il più possibile solida, si escogitò il prolungamento esasperato della vita di entrambi gli statisti. La scelta di accanimento terapeutico portò buoni frutti in Spagna che conobbe finalmente la democrazia. Portò invece al disastro la Jugoslavia che, dopo 10 anni di guerra crudelissima si disintegrò come un puzzle smembrato.

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Neuro-oncologia, capitolo importante...

 
Tumore cerebrale
 
 
IL PROBLEMA
 
I Tumori endocranici
 
Il problema,
frequente nell'infanzia,
raggiunge un'incidenza massima
fra i 40 e i 50 anni.
 
Occorre attenzione umana,
prima che clinica.

 

 
 
Di: Davide Deangelis
 
I tumori endocranici rappresentano un capitolo importante nell’ambito dell’oncologia medica, per la severità dei sintomi, la gravità della prognosi e per l’interessamento di tutte le decadi della vita di una persona: sono infatti molto frequenti nell’infanzia e raggiungono un’incidenza massima tra i 40 ed i 50 anni.
Considerando il potenziale coinvolgimento in piena età lavorativa, con indirette ripercussioni famigliari e sociali, nonché la non sottovalutabile percentuale di decessi (3%) in rapporto a tutte le morti per neoplasia, i tumori del sistema nervoso centrale meritano una grande attenzione umana, prima ancora che clinica.
Come per le altre forme di tumore, essi possono essere benigni o maligni, primari o secondari. La malignità viene definitiva clinica, in base alle manifestazioni sintomatologiche specifiche della localizzazione, oppure biologica in rapporto al potenziale di proliferazione della neoplasia e delle sue caratteristiche di invasività e recidiva.
Il CervelloTali peculiarità biochimiche inducono indirettamente delle reazioni da parte dell’organismo ospite, quali alterazioni peritumorali delle cellule cerebrali di struttura, sostegno, difesa e protezione, denominate astrociti per la loro configurazione stellata, spesso responsabili di crisi epilettiche. Non sono rari eventi regressivi in corrispondenza della lesione tumorale con aree necrotiche, cioè di mortificazione cellulare, o emorragiche che contribuiscono ad innescare la fuoriuscita di liquido intracellulare nell’interstizio (lo spazio extracellulare) che prende nome di edema. Si riconoscono tendenzialmente due cause: la rottura delle giunzioni dei vasi capillari cerebrali per l’aumento della pressione determinata dalla massa occupante spazio (edema vasogenico) oppure una alterazione metabolica delle sostanze responsabili del corretto scambio dei cosiddetti elettroliti, ossia dei sali minerali ad elevata carica ionica e pertanto capaci di generare impulsi elettrici o muovere liquidi (edema citotossico).
Tali precisazioni sono importanti per meglio comprendere la complessità dei meccanismi eziopatologici di queste malattie e individuare il razionale che sottende le scelte terapeutiche. Il fatto che la scatola cranica costituisca l’analogo di un contenitore, un vaso od un elmo avrebbero detto gli Antichi, tipicamente inestensibile suggerisce che essa protegga efficacemente da un insulto esterno, meno da un processo patologico come l’aggressione interna da un ascesso, una cisti, un ematoma o una neoplasia, capaci di innescare una triade sintomatologica ben nota: l’ipertensione endocranica, l’idrocefalo, cioè la dilatazione degli spazi liquorali endocranici, e la crisi epilettica, che ha una presentazione inversamente proporzionale all’età del paziente. 

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Una medicina garantita, la lettura

Libro e Rosa
 
 
LA RICORRENZA
 
Il 60 % degli italiani
non “consuma”
un libro all’anno,
la strada maestra
per approfondire
e superare
le incertezze anche
in tema di salute.

 

 

Di: Ernesto Bodini

Incentivare e rinnovare l’interesse per la lettura sono due verbi il cui indice “salutare” è privo d’ogni effetto collaterale, e di lettura non è mai morto nessuno… Anzi, in non pochi casi leggere e acculturarsi ha contribuito a lenire le sofferenze fisiche e psicologiche. Ma ciò nonostante le statistiche ci dicono che nel nostro Paese il 60% della popolazione non legge un libro all’anno e, tra questi, sarebbero da includere gli oltre 4 milioni di analfabeti di ritorno, nonostante la costante molteplicità di titoli che vengono pubblicati ogni giorno dagli editori. Tant’è che il mondo degli scrittori è sempre più popolato e, proprio per questo, viene fatto di pensare che ci sono più scrittori che lettori, e sarà lo scrittore a chiedere l’autografo del lettore. Sono stati benvenuti quindi il 23 aprile la Giornata Salone del libro di TorinoMondiale del Libro e del Diritto d’Autore che, come’è noto, nasce sotto l’egida dell’Unesco nel 1996 per promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la tutela del copyright. E, dal 9 al 13 Maggio, l’ormai tradizionale Salone del Libro di Torino.
Il libro e la costante lettura rappresentano il nostro bisogno per approfondire la conoscenza dello scibile culturale e, il relativo apprendimento è motivo di crescita anche spirituale la cui utilità si estende al superamento delle incertezze soprattutto in tema di salute, precarietà occupazionale, sicurezza ambientale, diritto e sviluppo dell’istruzione, e in senso più generale tutela dei diritti con richiamo alla Costituzione.

La lettura, oggi abbordabile a tutti e a costi molto modesti, ha trovato ampio spazio nell’apporto informatico, Logo Giornata del Libroma è il libro che più concretamente favorisce una migliore resa, sia dal punto di vista dell’apprendimento visivo-mnemonico che da quello del profumo che emana dalla carta stampata e, a riguardo, non sono davvero pochi gli aforismi con la funzione di invito a sfogliare, leggere ed apprendere. Tra questi trovo incisivo rammentarne alcuni: «Senza libri una casa non ha finestre», «Un buon libro è come un giardino che si porta in tasca»; «Un libro chiuso è solo un blocco di carta». 

Ma il potere della lettura va ben oltre. Nel corso dei PDTA (Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali) organizzati dalla S.C. di ORL dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, alcuni psicologi e psichiatri invitano i loro pazienti a scrivere, scorgendo in questa attività una funzione terapeutica. Il fatto di scrivere, oltre che essere terapeutico, aiuta a perseguire altri obiettivi. Appagare la propria esigenza di lasciare qualcosa di duraturo dietro di sé rappresenta il tentativo di cogliere un frammento di immortalità. Alcuni ammalati godono nello scrivere poesie.

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"Le Parole che Curano" - La Fiducia


Logo Parole che Curano 5Padre e Figlio
 
 
 
LA RUBRICA
 
 
FIDARSI È BENE?
 
Il bimbo
dall'abbraccio materno
all'appoggio paterno.
 
E oltre...
 

A cura di: Davide Deangelis

Una vecchia storiella hyddish, tipicamente cinica e corrosiva, racconta di un padre che sta giocando con il figlio, in piedi su un muretto: il divertimento del bambino consiste nel gettarsi nelle braccia del genitore. Improvvisamente, mentre il piccolo salta verso di lui, il padre si scansa. << Perché ti sei spostato e non mi ha preso?>> domanda sbigottito. << Per insegnarti che non devi fidarti di nessuno, nemmeno di tuo padre!>> fu la risposta. In queste poche battute, che farebbero inorridire pedagogisti, educatori e psicologi dell’età evolutiva, sono condensati molti elementi circa il tema della fiducia nell’altro che vorremmo provare ad approfondire.
 
Innanzitutto è bene premettere che il tocco dei due genitori è diverso, così come è differente il modo con cui i figli vengono portati. In uno splendido libroIl Gesto di Ettore dello psichiatra di scuola junghiana Luigi Zoja ,“Il gesto di Ettore”, vengono proprio analizzate le modalità di accudimento e trasporto dei figli per spiegare differenze di genere e costituzione dei fondamenti della personalità. L’abbraccio materno è contenitivo, consolatorio, avvolgente e centripeto, cioè rivolto al cuore, al seno, simbolicamente la vita ed il nutrimento. Un padre, invece, complici spesso una più tardiva partecipazione e coinvolgimento genitoriale, sostiene il figlio sulle spalle, metaforicamente per fornirgli un basamento per ergere il suo futuro e un appoggio che gli consenta di relazionarsi visivamente con l’ambiente circostante; ma non solo, spesso lo solleva con entrambe le braccia al cielo in segno di trionfo o lo “lancia” in alto per poi riabbracciarlo, instaurando nell’inconscio del bimbo la certezza del sostegno paterno, incondizionato, solido e costante. 
 
La fiducia dunque si costruisce fin dalla nascita, sperimentando gli effetti della cura e dell’accudimento parentale, che, come hanno avuto modo di argomentare ed esplicare Bolwby e Winnicott, rappresentano i determinanti di un corretto attaccamento all’altro. Il sentimento di fiducia, infatti, è essenzialmente un’apertura verso l’esterno. Certo, si parla spesso di fiducia in se stessi, ma si tratta di un alternativa di seconda scelta, un ripiego, oltre che un ripiegamento in se stessi. Di chi non può permettersi di fidarsi di nessun altro, all’infuori di sé. Di chi ritiene, come nella storiella iniziale, che il messaggio hobbesiano dell’homo homini lupus giustifichi un disincantato, ma sicuro individualismo, che confida più nell’assenza dell’altro, piuttosto che in un’ingenua attesa di un inesistente Godot. 

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Servizio Sanitario Nazionale: passata la festa...

40 ssn

 
LA SFIDA
 
Dopo aver compiuto
i suoi primi quarant'anni
cosa succederà al nostro
Servizio Sanitario?
 
Continuerà ad essere
una eccellenza italiana 
nel mondo...

 

Di: Luigi Giovannini

Abbiamo ricordato da poco una ricorrenza importante che riguarda da vicino la nostra salute: il 40mo anniversario dell’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (Legge n. 833 del 23 Dicembre 1978).
Ne abbiamo scritto anche su questo sito, mettendo in evidenza i valori fondanti della riforma ed i risultati importanti conseguiti nei decenni trascorsi; valori e risultati che hanno contribuito a collocare il nostro SSN tra le eccellenze italiane in Europa e nel mondo.
Non abbiamo fatto in tempo a goderci questa ventata di positività (una tantum) che sulla nostra sanità pubblica hanno cominciato a piovere notizie allarmanti al punto da mettere in dubbio la possibilità di una sua sopravvivenza nel prossimo futuro, perlomeno nell’attuale impostazione.
Come in una sorta di tempesta (mediatica) perfetta hanno iniziato ad accavallarsi notizie sull’esodo verso la pensione di medici e infermieri favoriti Esodo Medicianche dalla ‘’Quota 100’’, sul blocco delle assunzioni del personale sanitario che aggraverebbe ulteriormente la situazione, sulla carenza di risorse finanziarie per garantire la sostenibilità del sistema, sulla mancata o inadeguata programmazione, ecc., ecc..
 
La notizia più clamorosa e preoccupante riguarda la carenza di medici, per i quali le stime rilevano che oggi mancano all’appello circa 10.000 specialisti e, traguardando l’orizzonte temporale al 2025, il ‘’deficit’’ potrebbe addirittura raddoppiare.
Le uscite per pensionamento (Legge Fornero e Quota 100) sono la causa principale dell’esodo, che tocca le 7/8000 unità all’anno nel periodo 2019-2025, per un totale di circa 50.000 medici nel periodo considerato.
A lanciare l’allarme sono i principali sindacati (Anaao e Assomed in testa) e le principali associazioni di categoria.

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"i-am-genius" - i vincitori

Volti iamgenius

 
 
 LA RICERCA
 
"iAMGENIUS"
L'iniziativa che
da voce ai Pazienti
 
I vincitori
di un progetto
innovativo.
 
 
 
Al termine di questa interessante iniziativa, gli esperti hanno selezionano i suggerimenti dei pazienti arrivati attraverso una piattaforma digitale.
A conclusione del contest tra i creativi digitali, la giuria tecnico-scientifica ha decretato le due innovazioni da premiare.

La giuria era composta dai rappresentanti delle Società Scientifiche, delle Associazioni e dei partner tecnologici.
 
Banner iamgenius
“Se puoi immaginarlo, puoi farlo”. Walt Disney

 
I progetti vincitori
Scopri i due progetti vincitori della prima edizione di iAMGENIUS, che ha coinvolto 75 creativi digitali di tutta Italia raggruppati in 15 team, con la mission di tradurre in innovazioni digitali gli oltre 800 suggerimenti dei pazienti oncologici.
 
DESI
Un progetto di realtà virtuale che si rivolge ai pazienti costretti a passare molto tempo in ospedale. È il primo dispositivo di questo genere che integra video a 360°, camera a 360° e servizio streaming. DESI può permettere ai pazienti di vivere esperienze come quella di ritrovarsi a casa con la propria famiglia durante i
l pranzo della domenica, e di superare il senso di solitudine che coglie chi è costretto al ricovero in ospedale. Mentre i piccoli pazienti potranno seguire le lezioni di scuola come se fossero in classe.
 
CARE SHARING
Care Sharing, ideata dal team Digital Pills, è un’applicazione multipiattaforma che tramite un algoritmo specifico permette ai caregiver e ai pazienti che devono recarsi negli stessi centri di cura e agli stessi orari di organizzarsi per condividere passaggi in macchina e gestire con più flessibilità l’impegno necessario all’accompagnamento dei familiari.
Nuvola dei pazienti
 
I suggerimenti dei pazienti
Attraverso questa “nuvola dei suggerimenti” potete vedere quali sono state le tematiche sulle quali si sono concentrate maggiormente le idee dei pazienti. Le parole più grandi sono quelle più citate.
 
Come si vede, un progetto che ha dato voce ai malati e che ci auguriamo possa essere nuovamente realizzato al più presto.

"Voci del '900" e "Le Parole che Curano": QUI i due fascicoli da scaricare

Logo Voci 900a   Logo Parole che Curano 5

LA NOVITÀ
 
Certi di fare cosa gradita ai nostri affezionati lettori abbiamo raccolto in due fascicoli gli articoli delle rubriche “VOCI DEL ‘900” e “LE PAROLE CHE CURANO”due rubriche dedicate, la prima a personaggi famosi del secolo scorso e non solo, la seconda a temi di vario tipo che, da parecchi mesi ormai, al di là degli argomenti scientifici e medici, ampliano le nostre conoscenze in campo letterario.
 
I due fascicoli saranno aggiornati costantemente con gli articoli che potrete leggere su ogni nuovo numero di PRIMA PAGINA, articoli che vi ricordiamo, potete trovare anche singolarmente nelle due Categorie relative, cliccando sui due loghi nella parte sinistra della HOME.
 
 
 

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A cura della SIPMO
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Giornata di approfondimento medico sui GIST
dedicata ai Pazienti presso la Fondazione IRCCS
Sono visionabili tutti i video del Convegno
 

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    16 Febbraio 2019
    alle ore 10
     
    presso
    Spazio Event - CN L'HUB
     
    Via Luigi Mengoni, 3
    20152 MILANO
    (MM1 BISCEGLIE)
      
    Un incontro tra medici e pazienti.
    Al di là della corsia d’ospedale e del camice bianco,
    per educare, raccontare e raccontarsi.
     
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