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IL NUOVO NUMERO
 
PRIMA PAGINA 2019 - N. 5
 
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PRIMA PAGINA ARCHIVIO

Laura: La bimba che corre...ed è felice

Gianni Romeo 1

 
IL QUADRETTO
 
Di: Gianni Romeo
 
Partecipa alle gare non ufficiali
a 7 anni e ottiene tempi sbalorditivi.
 
Si apre la discussione:
fa bene o fa male il papà
a permetterle cosa da adulti?
 
 
In ogni caso è un esempio
per i giovani d’oggi,
spesso persi dietro ai computer
e pigri.
 
  
L’istituto Don Milani è distante poche centinaia di metri da casa mia. Ho un rapporto speciale con quella scuola, sia per il nome che porta (Don Lorenzo Milani, un mito) sia perché Carlo e Fulvia, i figli miei e di Mirta, vi frequentarono le elementari. E quando la mamma era impegnata, per me era una gioia scappare dal lavoro prima del tempo, arrivare per specchiarmi in quei loro occhi grandi come fanali che scrutavano gioiosi e apprensivi nel mucchio dei genitori. Poi andare a casa mano nella mano…
Caos Fuori Scuola
 
Oggi, quasi 40 anni dopo, abito ancora lì, ma evito la via San Marino della Don Milani, quando suona l’ora dell’entrata o dell’uscita degli alunni. Colonne di auto in doppia fila, si strombazza, si blocca il traffico, i ragazzi/ragazze faticano a individuare il loro protettivo rifugio che sono macchine non padri e madri, poveri pargoli a cui non è stato spiegato che cent’anni fa inventarono gli ombrelli. Ma è la stessa cosa anche quando non piove.
Ne conosco di quei genitori, abitano forse a 500 o mille metri da scuola, ma camminare è fatica. Una scena che si ripete in tutta la città, in tutte le città.
Forse anche per questo mi aveva colpito molto una notizia pubblicata dai giornali alla fine dell’estate senza sollevare grande interesse. Ma merita ripescarla, raccontarla. È la storia di una sorta di bambina-prodigio, inventiamoci un nome di fantasia, Laura, 7 anni appena, badate che a Loano, Liguria, in una delle corse podistiche organizzate qua e là nella bella stagione aveva percorso 5 mila metri in 20 minuti. E pochi giorni prima si era macinata la doppia distanza, 10 chilometri, in meno di tre quarti d’ora. 

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"Le Parole che Curano" - La Responsabilità


Logo Parole che Curano 5Pietre Fiume1
 
 
LA RUBRICA
 
Che fine farà
la Responsabilità?
 
Esistono parole che hanno
il peso e l’immutabilità
della roccia: 
 
tanto più significative
quanto più approfondiscono
nel tempo, come gli archetipi
della nostra primitiva condizione umana (amore, morte, famiglia…).

A cura di: Davide Deangelis

Altre invece assumono la consistenza e la radicalità di leggeri sassolini confluiti casualmente nel greto del fiume della linguistica, come i tanti neologismi mutuati da altre lingue, i termini “di moda”, quelli assorbiti da un determinato slang, o derivati da terminologie inerenti ai nuovi prodotti tecnologici. Altre ancora rassomigliano più a delle vele, che ora si ammainano, ora si gonfiano a seconda di quanto intensamente ed in che direzione soffia il vigoroso e capriccioso vento della storia.
È il caso di concetti ponderosi e densi come libertà, dignità o responsabilità. Questo ultimo termine, in particolare, ha assunto significati diversi, complementari ed a volte controversi nel corso dei secoli. Si dice che dobbiamo essere responsabili delle nostre azioni, che occorre mantenere un comportamento responsabile in determinate situazioni, che grandi poteri comportano grandi responsabilità, che i genitori o i proprietari dei cani sono responsabili di danni causati rispettivamente dai loro figli o animali, addirittura che dobbiamo bere o giocare responsabilmente.
 
Che cosa vuol dire dunque “responsabilità”? Una prima etimologia ci suggerisce che essa è la condizione, l’atto di rispondere di una determinata azione. Una sorta di riconduzionePromesse all’attore o agente della paternità di quell’azione o comportamento. Questa prima accezione del termine è anche la più antica e riposa nel concetto di imputabilità, ossia nella determinazione del soggetto che ha causato quell’azione. Ciò che ha cagionato il movimento di un ente o il cambiamento del suo stato di quiete, secondo Aristotele. 
Responsabile è dunque chi ha prodotto la causa di una modificazione di uno stato, di una condizione pregressa. Nelle fascinose pagine del saggio Karman, Agamben ricostruisce il percorso giuridico che ricongiunge il concetto di causa a quello di colpa, dall’idea di azione a quella di crimine. Questo significato di responsabilità ha un valore “antecedente” secondo il bioeticista Turoldo, perché insiste nel ricercare una connessione tra azione e causa, senza soffermarsi sull’intenzione dell’agente. In effetti questa prima definizione affonda le sue radici nel pensiero greco, così attento all’origine, all’inizio dell’idea dell’essere.
Il diritto romano, nelle parole di Ulpiano (cogitationis poenam nemo patitur) proverà a scorporare l’intenzione, il pensiero dell’azione e la sua effettiva, materiale realizzazione, a cui sola consegue una sanzione. Respondere in latino significa mantenere, rispettare una sponsio, una promessa, esattamente come due amanti si garantiscono con riti e parole un’unione affettiva ed economica.

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L'impatto dell'infezione da HCV nella gestione dei pazienti oncologici

Farmaci HCV

 
L'INFORMAZIONE
 
Quando il problema
è doppio...

La situazione clinica,
in questi casi, va trattata
con una gestione
pluridisciplinare
per offrire la migliore
garanzia di risultato
 
Di: Alessandro Comandone - Antonella Boglione
 
L’infezione cronica da HCV è una patologia di grande importanza nei malati oncologici. L'Italia è il Paese europeo con il maggior numero di persone positive al virus dell'epatite C (HCV) e più morti per tumore primitivo al fegato. Si stima che il 3% degli italiani sia entrato in contatto con l'HCV e che i portatori cronici del virus siano circa 1,6 milioni, di cui 330 mila con cirrosi epatica. Tradotto in termini di vite umane, la cirrosi da epatite C e B (HBV) e le sue complicanze uccide ogni anno circa 12 mila italiani. A livello regionale il Sud è il più colpito: in Campania, Puglia e Calabria, per esempio, nella popolazioneChemio over 70 la prevalenza dell'Hcv supera addirittura il 20%. Evidenziando infine come da circa 20 anni il cancro sta diventando una malattia cronica grazie alle terapie di nuova generazione, è pressoché inevitabile che i due eventi si sovrappongano in una buona percentuale di casi. Scopo del nostro articolo è valutare le conseguenze di una terapia oncologica erogata in pazienti con infezione cronica da HCV, le conseguenze e le possibili precauzioni e terapie.
 
EPATOTOSSICITÀ DEI TRATTAMENTI ANTITUMORALI
La tossicità epatica da farmaci assume forme e gravità molto diverse. Infatti anche in pazienti oncologici non HCV+ si possono manifestare tossicità epatiche inattese talora molto gravi. Inoltre il malato di tumore quasi mai assume e pratica la sola terapia antiblastica, ma a seconda della necessità associa tali trattamenti a farmaci ancillari quali antiemetici, antibiotici o antivirali, antidolorifici, benzodiazepinici e farmaci antidepressivi. Vanno poi considerate le terapie complementari o alternative assunte autonomamente dal Paziente, spesso all’insaputa dell’Oncologo nella speranza di migliorare il risultato delle cure antitumorali. 
In uno studio condotto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) i pazienti oncologici con malattia in stadio avanzato assumono in media da 5 a 15 farmaci al giorno. È ovvio che tutto il metabolismo di queste molecole va per gran parte a carico del fegato, spesso esso stesso ammalato per la presenza di metastasi.
Se a questa evenienza definita in Farmacologia Clinica “polifarmacia” si associa la coesistenza di un danno da epatite cronica HCV correlata, comprendiamo come l’epatotossicità sia un evento sempre possibile.
CONTINUA...
 

Atleti al tuo fianco: un progetto da conoscere

Logo Atleti a Fianco

 
 
L'OCCASIONE
 
Campioni sportivi
testimonials di attività
e associazioni?
 
Non sarebbe una novità.

Di: Ferdinando Garetto

Merita invece di essere sottolineata l’originalità dell’iniziativa “Atleti al tuo fianco”, una sfida culturale che nasce da una domanda: possono sportivi professionisti avvicinarsi al tema tumori semplicemente parlando di come nella propria esperienza affrontino sfide e avversari difficili, sebbene le proprie battaglie siano confinate all’ambito sportivo?Lea Pericoli Nicola Pietrangeli
Un’occasione di parlare della malattia e della vita, delle paure, delle vittorie, delle sconfitte.
 
Attraverso i racconti delle emozioni della notte precedente di una grande sfida, delle fatiche quotidiane per raggiungere il risultato, delle speranze, delle delusioni e del trovare la forza di “rialzarsi” dopo le cadute.  Ma anche la testimonianza intima delle proprie fragilità rimaste nascoste ai riflettori mediatici: la malattia di un figlio, del coniuge, di un amico, o la propria … 
 
Il segno che contraddistingue chi partecipa al progetto “Atleti al tuo fianco” è un’immagine con le mani che si stringono e un volto che sorride (qui sopra Lea Pericoli e Nicola Pietrangeli), affinché ci si ricordi sempre che il contatto umano e la vicinanza emotiva sono alla base di qualsiasi terapia.
 
Alberto Tagliapietra
 
Il progetto è guidato da Alberto Tagliapietra, medico chirurgo di Montichiari con diploma d’alta formazione in psico-oncologia, e patrocinato dalla associazione Arenbì Onlus.  Non solo i racconti, ma un programma di diffusione culturale che “contagia” positivamente una rete di collaboratori sempre nuovi ed entra in ambienti diversi della società.
 
Per saperne di più e per seguire le iniziative su facebook o twitter:
 
 

2019 - Presentazione del Libro: Una sanità vissuta a tutto campo

Copertina Bodini

 
 
IL LIBRO 
 
 
"Una sanità
vissuta
a tutto campo"
 
 
Esperienze
in ambito ospedaliero
e territoriale del Piemonte,
raccontate da un giornalista
scientifico divulgativo.
 
 
 
 
Parla l’autore: Ernesto Bodini
 
Addentrarmi nell’immenso panorama delle Discipline umanistiche e soprattutto medico-sanitarie e medico-scientifiche è stato come affrontare una grande avventura.
Un percorso che ha avuto inizio agli inizi degli anni ’80, e che ancora oggi si protrae e pare non avere fine… Molteplici le realtà vissute a partire dal 1985 che, non tutte, però, hanno necessariamente comportato la stesura di un articolo divulgativo e, per ragioni diverse, non tutte appaiono elencate nel libro.
Superati i primi approcci di “intesa” con clinici, cattedratici ed anche con dirigenti delle diverse Strutture ospedaliere e sanitarie del territorio piemontese per le relative autorizzazioni, il mio modus operandi è diventato via via una sorta di routine per la conoscenza delle attività medico-sanitarie in tutte le loro manifestazioni, finalizzata essenzialmente alla divulgazione della stessa.
Illustri cattedratici, medici affermati e in ascesa ed infermieri, unitamente ai vertici istituzionali, mi hanno trasmesso una miriade di nozioni del loro Ernesto Bodinisapere; ma non meno importanti sono stati i “messaggi” trasmessi da ogni paziente, sia dal punto di vista della comunicazione (attraverso il loro stato di sofferenza) che da quello più profondo ed intimistico: l’essere accolto in veste di “ospite-osservatore” per far conoscere meglio e di più il valore del rapporto medico-paziente e di paziente-medico, e con esso le strutture sanitarie preposte.
A tutti questi protagonisti della sofferenza e della Scienza medica e diagnostico-terapeutica, ivi compresi gli editori delle varie testate cartacee e online, con queste mie “testimonianze” raccolte in questo volume, desidero esprimere non un semplice grazie, ma il più elevato senso di considerazione, giacché la sofferenza percepita come la potenza della cura, mi ha reso “ereditiero” di quell’unico bene che è la loro pari umiltà.
 
Ritengo altresì doveroso evidenziare che questa pubblicazione è stata resa possibile grazie al fattivo contributo economico del logo gitr colGruppo Italiano Tumori Rari (GITR – Onlus), del cui Direttivo sono membro e in cui ricopro il ruolo di addetto stampa, non solo per la evidente condivisione nel diffondere potenzialità e concretezza delle notevoli prestazioni medico-sanitarie della Sanità subalpina, ma anche nel continuare a diffondere la conoscenza dei Tumori Rari (TR). Questo aspetto delle patologie oncologiche è talvolta disatteso o poco seguito, essendo così poca la conoscenza in merito da creare “disorientamenti” o, in altre circostanze, i cosiddetti viaggi della speranza…
Ecco che la nostra attività associativa si prefigge di diffondere una maggiore conoscenza di quanto attiene i TR, e con essa un più fattivo approccio alla “cultura dell’ottimismo” in quanto a nostro modesto avviso, l’unione non solo fa la forza, ma anche la cura… e talvolta anche la guarigione!

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Le emergenze oncologiche

DH Onco

IL PERCORSO
 
Dagli interventi chirurgici
alle sedute di chemio
e radio terapia...
 
Ammalarsi di tumore
non prevede di percorrere
un unico ed obbligato sentiero,
ci sono fermate, soste, deviazioni,
ripartenze, arresti
persino scorciatoie.   
 
Di: Davide Deangelis
 
Quando si pensa allo specifico patologico dell’oncologia medica solitamente sovvengono immagini stereotipate di pazienti cronici, che lottano con il dolore nel loro lungo viatico verso l’exitus, dopo aver subito una lunga sequela di inefficaci interventi chirurgici ed essersi sottoposti ad estenuanti sedute di chemio e radio terapie. La parentesi del momento della diagnosi, avvenuta occasionalmente in ambulatorio o contestuale ad uno screening di prevenzione primaria, cosi come le terapie affrontate in day hospital rappresentano aspetti quasi di second’ordine rispetto alla produzione fantasmatica riconducibile alla malattia oncologica. In realtà non si offre giustizia a tutti i pazienti, umanamente coinvolti in un percorso di cura ampio e variegato, né a quanti intervengono e concorrono alla realizzazione dello stesso, pur provenendo da specialità differenti. Ammalarsi di tumore non prevede di percorrere un unico ed obbligatorio sentiero. Esistono fermate, soste, deviazioni, ripartenze, arresti e persino scorciatoie. Le emergenze e le urgenze cliniche, connesse alla patologia od alleProntoSoccorso terapie, rappresentano le vie più impervie e pericolose di un percorso -già per sua natura accidentato- ma non per questo senza via d’uscita. Oltre al dolore da cancro, che rimane comunque una costante, soprattutto quando interessa determinati e noti distretti (plesso celiaco, strutture ossee…) il pronto soccorso, il 118, la guardia medica e l’ospedale conoscono diverse situazioni particolarmente gravi che affliggono il paziente oncologico e che meritano di essere affrontate e gestite con la stessa tempestività e competenza che viene rivolta alle protocollate complicanze cardiovascolari. In effetti, solo recentemente l’ESMO ed altre associazioni di oncologia hanno dedicato giusta attenzione scientifica a questi quadri di malattia spesso sottovalutati e demandati agli specialisti di medicina d’urgenza, talvolta non adeguatamente preparati per studi, impostazione mentale ed expertise

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Cresce in Piemonte il numero di iscritti a Medicina

Budget

 
LA PREOCCUPAZIONE
 
Nella regione,
come nel resto d’Italia,
resta carente la possibilità
di entrare in specializzazione.      
Un “gap” duro da colmare
a cui la politica
dovrà dedicare
la necessaria attenzione.
 
Da: Il mio giornale
 
Inserito il 27 Ottobre 2019 da Francesca Lippi in Evidenza, Salute
 
Di: Ernesto Bodini
 
In tempi di spending review e “l’esigente” invito a rispettare i budget da parte delle varie figure sanitarie preposte, si impone una doverosa serie di riflessioni soprattutto per le conseguenze derivanti, come le carenze dell’organico medico e infermieristico, le liste di attesa con il conseguente ricorso alle prestazioni medico-sanitarie e assistenziali in regime privato, apparecchiature elettromedicali e radiodiagnostiche obsolete e da sostituire, il precariato mai estinto, al costante fenomeno delle aggressioni ai sanitari durante il servizio, e tanto altro ancora.
In previsione del pensionamento di alcune migliaia di medici di Medicina Generale e di specialisti, soprattutto per raggiunti limiti di età (oltre ad un certo numero “allettato” da migliori prospettive offerte da altri Paesi), il quadro che si delinea è a dir poco preoccupante, ed è evidente che urge una politica del turnover e di incremento, ma al tempo stesso di una maggiore “considerazione” della classe medica che, a mio avviso, deve andare di pari passo con un miglior rapporto empatico da parte del paziente e del medico stesso. Come sempre in questi casi il concetto culturale sta alla base, come pure la presa visione del vorticoso evolversi dei tempi che, per la verità, non è sempre facile rispettare. 
Ecco che allora, oltre ad invocare nuove politiche sociali volte a valutare il problema nella sua totalità, scendono in campo le nuove generazioni di medici e a seguire di specializzandi… (numero d’accessi permettendo), in quanto è tuttora preoccupante il fatto che per specializzarsi i neo medici debbono recarsi all’estero, con l’ulteriore prospettiva di non farvi ritorno sia per l’elevata formazione ricevuta sia per le condizioni di lavoro, e contrattuali, di maggior interesse. 

Relatori Omceo

A questo riguardo, nei giorni scorsi a Torino si è svolta la cerimonia annuale dell’Ordine dei Medici, nel corso della quale hanno giurato “ben” 510 nuovi iscritti; una ventata di incremento del Corpo Medico che dovrebbe contribuire a “compensare” la carenza anche in Piemonte.
Ma nel contempo un’altra preoccupazione è data dal fatto che troppi laureati sono costretti a specializzarsi all’estero. «Oggi, a un giovane che si laurea in Medicina – ha sottolineato il presidente provinciale dell’Ordine Guido Giusetetto – incredibilmente non è garantito il proseguimento degli studi di specializzazione, condizione indispensabile per lavorare. E per i 1.500 laureati in Italia che ogni anno vanno a specializzarsi all’estero, e spesso non ritornano, lo Stato ha speso nei 6 anni precedenti 225 milioni di euro per la formazione. Un imbuto formativo che è una delle conseguenze del disinvestimento finanziario e politico da parte dello Stato sulla salute dei cittadini, avvenuto negli ultimi anni». Orgogliosamente il dott. Giustetto ha rilevato che nel nostro Paese il SSN è eccellente e il Piemonte è tra le Regioni più virtuose… «ma questo ha precisato –, è anche merito dei medici che lavorano con vera abnegazione: si calcola che ogni anno in Italia i medici ospedalieri regalino allo Stato 15 milioni di ore di straordinario non retribuite, per un valore di circa 500 milioni di euro». 

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"Voci del '900" e "Le Parole che Curano": QUI i due fascicoli da scaricare

Logo Voci 900a   Logo Parole che Curano 5

LA NOVITÀ
 
Certi di fare cosa gradita ai nostri affezionati lettori abbiamo raccolto in due fascicoli gli articoli delle rubriche “VOCI DEL ‘900” e “LE PAROLE CHE CURANO”due rubriche dedicate, la prima a personaggi famosi del secolo scorso e non solo, la seconda a temi di vario tipo che, da parecchi mesi ormai, al di là degli argomenti scientifici e medici, ampliano le nostre conoscenze in campo letterario.
 
I due fascicoli saranno aggiornati costantemente con gli articoli che potrete leggere su ogni nuovo numero di PRIMA PAGINA, articoli che vi ricordiamo, potete trovare anche singolarmente nelle due Categorie relative, cliccando sui due loghi nella parte sinistra della HOME.
 
 
 

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