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PRIMA PAGINA 2018 - N. 3
 
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PRIMA PAGINA ARCHIVIO

La stanza delle terapie si trasforma in "salotto"

Salotto
 
 
LA TRASFORMAZIONE
 
All‘Humanitas Gradenigo
un luogo di cura raccoglie
medici, infermieri e pazienti
che superano con il dialogo
e il racconto 
dei comuni problemi
molte difficoltà,
creando rapporti di amicizia.
 
 
Di: Michele Fenu
 
<Dottore, mi sembra di cattivo umore stamane>. La voce si leva da una elegante signora adagiata in una poltrona blu. Per il dottore, che abbozza un sorriso, parla un omone grande e grosso, in tuta: <Ma signora non sa che ieri la sua squadra del cuore ha perso una partita importante?>. C’è una risata generale nella linda stanza, dove un gruppetto di pazienti si sottopone sotto la gentile attenzione delle infermiere alle terapie predisposte per ciascuno nel Day Hospital di oncologia dell’ospedale Humanitas Gradenigo, terapie che comportano un tempo talora lungo tra esami cautelativi, preparazione dei farmaci e applicazione degli stessi. Può sembrare sorprendente, ma questa sala, come le altre della struttura diretta da Alessandro Comandone, si trasforma spesso e volentieri in una sorta di salotto.
Un luogo di cura che raccoglie uomini e donne di ogni età e ceto, gravati da mille problemi e preoccupazioni per il futuro, perde il suo alone naturale e diventa uno stimolo per iniziative originali, come l’installazione di una piccola biblioteca, amicizie, confessioni, analisi della malattia e dei cosiddetti effetti collaterali di questa o quella terapia.

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"i-am-genius" - Necessità e desideri dei pazienti

Volti iamgenius

 
 LA RICERCA
 
Oncologia:  
convegno a Milano
su un tema di primo piano
 
 
"iAMGENIUS"
IL VIA
AD UN PROGETTO
INNOVATIVO

Di: Michele Fenu

L’oncologia è ormai una delle più importanti branche della medicina coinvolgendo ad alto livello personale sanitario e pazienti nel tentativo, spesso riuscito, di contenere attraverso diagnosi, terapie sempre più avanzate, progressi tecnologici e rapporti umani intessuti di calore fra i protagonisti di una avventura che mira a una guarigione, ad un prolungamento della vita e della qualità della stessa.
Ricerche, studi, indagini globali hanno permesso in questi anni significativi progressi con un positivo aumento dell’interesse dei media e il susseguirsi di convegni di valore clinico e scientifico.
 
Il nostro portale, Gruppo Italiano Tumori Rari (GITR), sotto la direzione di Alessandro Comandone, oltre a proporre suggerimenti, analisi, contributi scientifici, segue ovviamente gli eventi di maggior rilievo. È il caso di quello svoltosi recentemente a Milano con un risvolto sui caregiver, i preziosi tutori dei malati. Il punto nodale era rappresentato da questa domanda rivolta a chi combatte la sua sfida contro il cancro: <Cosa potrebbe aiutarti nella vita quotidiana?>. A questa domanda tutti i pazienti oncologici – e i loro caregiver – sono invitati a rispondere sulla piattaforma online www.iamgenius.it fino al 30 settembre. È questa, infatti, la prima parte del progetto iAMGENIUS, lanciato da Amgen in collaborazione con l'Associazione italiana contro le leucemie, linfomi e mieloma Onlus (Ail) ed Europa Donna Italia e con il patrocinio di Fondazione Aiom (Associazione Italiana Oncologia Medica). Seguirà una seconda fase, in cui una giuria selezionerà le due problematiche, una per i tumori solidi e una per quelli del sangue, più significative.
A questo punto – e siamo alla terza fase – entrerà in scena un gruppo di creativi digitali che durante un hackathon, cioè una maratona digitale di 24 ore, dovranno sviluppare soluzioni innovative che potranno realmente fare la differenza nella vita delle persone in cura e delle loro famiglie.

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"Le Parole che Curano" - Non c'è più rispetto... Vediamo come fare


Logo Parole che Curano 5Sordi vitelloni
 
 
 
LA RUBRICA
 
L’ARTE DELLA PAROLA
Come nascono i sentimenti
del bello e dell’ammirevole
 
RISPETTO,
E I NOSTRI OCCHI
VOLGONO AL CIELO

 

A cura di: Davide Deangelis

Chi non ricorda la celebre scena del film di Fellini, “I Vitelloni”, dove un giovane e sfaccendato Alberto Sordi dileggia con motti e sbeffeggia con gesti offensivi dall'alto di una carrozza un gruppo di contadini chini ed intenti al loro lavoro? Quanta maleducazione e mancanza di riguardo si enfatizza in quell'episodio, che, ricordiamo, si conclude con una, seppur misera, consolatoria nemesi?
Ebbene, il grande regista romagnolo ha saputo dipingere un icastico esempio di che cosa non sia il rispetto, perché esso si fonda proprio su una sincera attenzione verso l'esistenza e la condizione dell'altro, soprattutto se inferiore al soggetto agente. Nella parola rispetto, tra le più significative per la costituzione di una società e tra le più dense di riferimenti filosofici e giuridici, scorgiamo l'etimologia del verbo latino 'spicere' (guardare) a cui è stato aggiunto il prefisso 're' con il senso iterativo di continuazione, ripetizione duratura e protratta. 
 
Rispetto significa dunque guardare con attenzione, di nuovo, con scrupolo, quindi osservare, contemplare: si percepisce fin da subito che si può posare lo sguardo insistentemente solo su qualcosa o qualcuno che ha un valore attivo o potenziale per l'osservatore. Questa osservazione meticolosa e paziente, che sottrae energie e tempo, si trasforma in riguardo di gesti e parole che vengono usati con riserbo ed in contesti riservati, dove proteggere il bene oggetto dell'attenta ammirazione. Si contempla e si ammira solo ciò che suscita in noi il sentimento del bello e del sublime e che, secondo le considerazioni di Kant, possono innescare delle emozioni e muovere a comportamenti eticamente irreprensibili.
 
Contempliamo le bellezze della natura e in particolare l'uomo volge il suo sguardo al cielo stellato: da sempre i nostri occhi sono pieni di ammirazione verso la volta celeste. Lo erano per Talete e per Dante, così come per Galileo e Hawking, tanto che si è fatta strada la teoria che solo l'essere umano sia ontologicamente predisposto per tale osservazione, perché l'unico tra gli animali a raggiungere una estensione del collo così ampia da consentire di porre la propria visione binoculare verso l'alto, quasi perpendicolarmente al suolo.

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Parco della Salute: pubblico e privato si integrano

Parco Salute TO
 
IL FUTURO?
 
Conferenza
all’Accademia
di Medicina 
 
Verso il Parco della Salute
Ecco il piano
che rivoluziona
la sanità del Piemonte
 
 
Di: Ernesto Bodini
 
Solitamente benessere e tecnologia vanno di pari passo, e quando è proprio la salute ad avere la priorità pare non esserci limiti all’innovazione sia dal punto di vista clinico-assistenziale che del “comfort alberghiero”. Il tema è stato al centro, in queste settimane, di un dibattito all’Accademia di Medicina, dove l’avv. Gian Paolo Zanetta (commissario della Città della Salute e della Scienza) e Leonello Sambugaro (architetto alla Regione Piemonte) hanno illustrato l’attraente progetto del Nuovo Parco della Salute, una ambiziosa realtà clinico-ospedaliera che vedrà la luce entro i prossimi cinque-sei anni nell’ampia area torinese zona Lingotto. Si tratta di un complesso ospedaliero unico, comprendente i 4 presidi (oggi presenti nella Città della Salute e della Scienza) con elevati livelli di assistenza, di prestazioni e di ricerca particolarmente innovativi.
Non è cosa di poco conto pensare attualmente a una situazione complessa in cui le risorse per investimenti non sono molte, tanto che la realizzazione richiede un’azione di paternariato pubblico-privato: ciò significa che il 30% dei fondi verrà erogato dal pubblico, il resto dal privato che
viene coinvolto nel complesso dell’intervento per coprire i costi, fermo restando che la gestione dell’attività resta in mano allo stesso.
È un sistema che peraltro si sta sviluppando anche nel resto dell’Europa.
«Andremo a costruire un complesso vasto – ha spiegato Zanetta – che riguarda l’erogazione di assistenza, ricerca, didattica, formazione e incubatori fra imprese che lavoreranno nel campo biomedicale e in tutte le altre tecnologie. Concreta sarà la risposta a un bisogno di salute, cui si aggiunge la creazione di un volano economico importante, ossia di un sistema sanitario integrato, in quanto vi è la necessità, oltre ad uscire da vecchie mura (il riferimento è all’ospedale Molinette, sorto nel 1936, ndr), di garantire l’eccellenza con elevate qualità operative intensificando il rapporto tra ospedale e università, ma soprattutto tra assistenza e ricerca. Quindi un ospedale di insegnamento con la possibilità di sviluppare servizi e settori che siano funzionali per la ricerca. Il tutto, ovviamente, nella centralità del paziente, in una logica di coinvolgimento di molte e diverse professionalità, verso una Sanità del futuro».

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Il punto di A. Comandone sugli indicatori circolanti nel sangue

 
L'ANALISI
 
La "girandola"
dei marcatori tumorali
da quelli di antica data,
ancora validi,
agli sviluppi 
della biopsia liquida

Di: Alessandro Comandone
 
I marcatori tumorali (MT) o indicatori biologici di malattia sono sostanze prodotte direttamente dalle cellule neoplastiche o dai tessuti dell’organismo come reazione all’invasione tumorale. Vengono interpretati come un segnale generale dell’esistenza e dello sviluppo di una neoplasia.
I marcatori tumorali possono essere isolati nel sangue, nei fluidi organici quali versamenti peritoneali e pleurici e nei tessuti.
Marcatori tumIn questo breve articolo parliamo solamente dei marcatori circolanti nel sangue perché sono i più comunemente usati e meglio conosciuti dai medici e dai pazienti. Nel corso dei decenni dal 1930 ad oggi sono state identificati decine di marcatori tumorali, ma solo alcuni si sono rivelati utili perché correlati più direttamente alla crescita tumorale. Nessuno purtroppo è esclusivo del tumore e può darci un profilo completo della situazione di malattia.
 
Le sostanze ad oggi più utilizzate come MT circolanti sono le seguenti:
- Marcatori prodotti a livello fetale e che tornano a manifestarsi con la comparsa di un tumore quale CEA e alfa-feto proteina.
- Prodotti di differenziazione di uno specifico tessuto quale βeta HCG e PSA
- Marcatori enzimatici: fosfatasi alcalina, neuroenolasi, lattato deidrogenasi, fosfatasi acida
- Marcatori che esprimono mucine quali GICA, Ca125, Ca 15.3
- Proteine normali ma iperespresse in caso di tumori quali Di Dimero, calcitonina e tireoglobulina
- Ormoni prodotti fuori delle ghiandole di competenza per un’attività ormonale anomala causata dal tumore come ACTH, paratormone, ormone antidiuretico.

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"Due" organi al giorno... I Testicoli

Armstrong

 
 LA PREVENZIONE
 
Tumore e testicoli:
analisi
di un organo importante 
 
I GEMELLI
CHE DANNO LA VITA
TRATTIAMOLI 
CON ATTENZIONE
 
Le cure oncologiche offrono ottimi risultati,
ma non bisogna sottovalutare il problema

Di: Davide Deangelis

Che cosa hanno in comune il ciclista Armstrong, i calciatori Acerbi e Gutierrez, militanti rispettivamente nel Sassuolo e nel Newcastle, nonché il nuotatore americano Shanteau, protagonista alle olimpiadi di Londra? Sono tutti dei grandi sportivi, giusto, ma nel loro palmarés annoverano la vittoria più grande, quella contro il tumore al testicolo.
In realtà tale successo potrebbe essere raccontato da molti altri uomini giovani e meno giovani, sportivi e non, perché fortunatamente la guarigione da questa neoplasia è intorno al 95%, ovviamente se si interviene tempestivamente. Ma come si può fare? Innanzitutto conoscere l'anatomia (e la simbologia) del proprio corpo sarebbe un primo utile passo.
I testicoli devono il loro nome al termine latino testis testa e testimone, perché hanno una forma tondeggiante come una testa, o ovoidale come le uova: in effetti, in polacco si usa indistintamente lo stesso vocabolo, mentre in inglese si può utilizzare la parola stones, perché a guisa di sasso. 

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"Voci" del Novecento - Gianni Rodari tra favola e realtà


Logo Voci 900aRodari
 
 
 
LA RUBRICA
 
 
Una lacrima,
una virgola
 
 
Quanto pesa
una lacrima?
La lezione
del maestro Rodari
 
 
 
A cura di: Ferdinando Garetto 
 
Ogni tanto mi torna in mente, leggendo una mail frettolosa o peggio un articolo di qualche pur autorevole laureato. Torna in mente quella “tragedia” che ci commuoveva sui banchi di scuola elementare, quando immaginavamo la sventurata soccombere nel tentativo di sopportare un peso superiore alle sue forze. “Povera virgola”, pensavamo... “Povere virgole... e poveri congiuntivi...”, oggi pensiamo.
 
C’era una volta
una povera virgola
che per colpa di uno scolaro
disattento
capitò al posto di un punto
dopo l’ultima parola
del componimento.
 
La poverina, da sola,
doveva reggere il peso
di cento paroloni,
alcuni perfino con l’accento.
Per la fatica atroce morì.
 
Fu seppellita 
sotto una croce
dalla matita
blu del maestro,
e al posto di crisantemi e sempreverdi
s'ebbe un mazzetto
di punti esclamativi
 
Si chiamava Gianni Rodari: alla notizia della sua morte, poco prima che compisse 60 anni, per molti di noi fu come perdere un amico di infanzia. E in effetti, Rodari è stato davvero un amico dell’infanzia, da lui guardata con lo sguardo aperto di un maestro che sapeva imparare dai bambini e aprirsi attraverso di loro al futuro. 

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Far rivivere scritti e testimonianze in ricordo di Albert Schweitzer

albert s

 
 
LA MEMORIA
 
 
IN RICORDO
DI ALBERT SCHWEITZER
 
Il prezioso contributo
di firme prestigiose
del giornalismo italiano

 

 

 
Di: Ernesto Bodini
 
Come tutti i biografi e i “segugi” della storia anch’io ho avuto modo di impreziosire la mia libreria di qualche cimelio, sia per importanza di data che di argomento. Tra le mie ormai innumerevoli fonti biografiche e bibliografiche riguardanti Albert Schweitzer (1875-1965) una è semplicemente intitolata Il dottor Schweitzer, pubblicata nel 1965 da Della Volpe Editore (lire 100, e in seguito “rivalutata” da un rivenditore a lire 1.000). È una pubblicazione di notevole pregio storico, tra le prime in edizioni italiane (qui a lato il frontespizio), che riporta l’incontro del giornalista Sergio Zavoli (Ravenna 1923) con il medico alsaziano, una testimonianza dello scrittore e giornalista Mino Monicelli (1919-2000), e la ricostruzione biografica della vita di Schweitzer a cura dello storico Giuseppe Venosta. Nelle oltre 180 pagine (in formato tascabile) arricchite da molte immagini in bianco e nero, Zavoli appare accanto al medico filantropo e ad altri suoi collaboratori tra cui il chirurgo svizzero Walter Munz (1933), il primo erede alla conduzione dell’ospedale di Lambarènè in quello sperduto Gabon subito dopo la morte di Schweitzer, molte pagine sono dedicate ad un lungo dialogo-intervista, in cui l’ormai novantenne patriarca dei lebbrosi esprime la sua filosofia impostata sulla dedizione totale ai più diseredati e bisognosi. 

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    A Torino il
    II° Simposio Nazionale 
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    Promettenti sviluppi
    nell’ambito della ricerca
    per il trattamento della SLA,
    grazie all’impegno
    di affermati ricercatori
    italiani e stranieri e
    ai volontari AISLA e AriSLA.
     

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