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Voci del '900 - EUROPA


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LA MEMORIA
 
 
Europa:
 
radici nel ‘900
e semi
del terzo millennio

 

 

A cura di: Ferdinando Garetto
 
“...e in quella notte Luigi si disse: a guerra finita non odieremo i tedeschi perché faremo l’Europa unita. Un luogo senza confini dove il pensiero ci riesce a organizzare uno spazio speciale per ogni vita che cresce.
Chissà che Europa stupenda pensava e quante cose da fare se avesse fatto di tutto per farla ricominciare”
(Gian Piero Alloisio - “Luigi è stanco”,
in: Resistenza Pop - Album e docufilm 2018)
 
Sono da poco passati 60 anni dai Trattati di Roma del 1957, data di inizio della Comunità Economica Europea (allora MEC). Ancor prima, i trattati della CECA (comunità del carbone e dell’acciaio), firmati a Parigi nel 1951. La seconda Guerra Mondiale era finita da pochissimi anni...
      Padri EU  Padri EU1
Hanno un qualcosa di “sacro” le immagini degli incontri fra De Gasperi, Adenauer e Schuman: leader politici, ma innanzitutto volti segnati di un’Italia distrutta, di una Germania in ginocchio e una Francia sgomenta. Anime profetiche dell’autentica “politica”, che è quella -come è stato detto- che guarda alle generazioni future e non alle prossime elezioni. 
 
Sembrava che la pace fosse una breve tregua in attesa di una terza guerra mondiale, che avrebbe definitivamente spartito le spoglie di un’Europa destinata a scomparire dalle cartine economiche e politiche. Grazie a uomini come loro, invece, ancora oggi stiamo vivendo il più lungo periodo di pace che l’Europa abbia mai conosciuto. 
 
E insieme con loro, un’intera generazione di donne e uomini capaci di rialzarsi e di ricostruire, e di rendere possibile il “miracolo”. Uomini che avevano vissuto la povertà, le distruzioni della Guerra...ma che non avevano ceduto all’odio e alla vendetta. Un sogno aveva permesso loro di resistere e credere che sarebbe stata possibile un mondo di pace e di reciprocità fra le nazioni. Capaci di affrontare qualsiasi fatica e qualsiasi povertà pur di garantire un avvenire migliore ai propri figli.
Ricorda Maria Romana, figlia di Alcide De Gasperi: «...Sapeva che cosa voleva dire essere ammalati e soli, avere freddo, chiedere la carità ad amici per potere tirare avanti e studiare e andare avanti....Un uomo si fa quando è giovane: cominci così se vuoi diventare qualcosa di serio nella vita». Ma oggi? 
In prossimità di giorni che potrebbero essere decisivi in un’Europa in cui si vedono ricostruire i muri e le frontiere, vogliamo guardare ancora una volta alla speranza che viene dai giovani. Sono la “generazione Erasmus”: vivono accanto a noi, nelle nostre famiglie e nelle nostre città. 
Nati sul finire del ‘900, ma già “semi del nuovo millennio”. 
 
Sono i tantissimi giovani che studiano, lavorano, amano, sperano, lottano per un futuro diverso. Sono molti, molti di più di quanto non si creda, ben diversi dai luoghi comuni e dagli stereotipi che li dipingono come generazione immatura e disimpegnata.
Sono Valentina, Elena, Francesca, Serena, Elisa, Lucrezia e Elisa, le sette studentesse morte in Spagna in un assurdo incidente sul pullman dove viaggiavano insieme ad altri compagni di avventura europea, coltivando un sogno da riportare in Italia per condividerlo e farlo crescere; sono Valeria, la giovane ricercatrice della Sorbona uccisa nell’attentato del Bataclan, Giulio, morto in Egitto, vittima innocente di una vicenda finora senza risposta, “colpevole” solo di aver creduto nella libertà della ricerca, Antonio, ucciso nell’attentato di Strasburgo nel cuore di quell’Europa rinnovata e più solidale che voleva raccontare dai microfoni di radio Europhonica, Silvia, volontaria in Africa di cui non sappiamo più nulla da troppi strazianti mesi. E tanti altri... I loro volti e i loro sorrisi ci “provocano” e ci chiedono di non dimenticare.

Con un dovere di memoria e un debito con il futuro andremo presto alle urne: toccherà anche a noi scegliere l’Europa che sarà..

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