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Recovery plan e sanità pubblica: un treno da non perdere.

Vaccino siringa

 
LA MISSIONE
 
In questi mesi di pandemia,
protagonisti ed esperti
si sono interrogati sul futuro
della salute degli italiani:
 
Quali saranno i risultati?
 
 
Di: Luigi Giovannini
 
La campagna vaccinazioni anti-COVID è in avanzata fase di attuazione e le previsioni del Ministero della Sanità stimano di poter raggiungere la cosiddetta ‘’immunità di gregge’’ (pittoresca espressione, che identifica il meccanismo per cui la vaccinazione di una elevata percentuale della popolazione protegge dal virus anche le persone che non sono/non possono vaccinarsi) potrà essere raggiunta in Italia entro il prossimo mese di Settembre, quando prevedibilmente circa l’80% degli italiani sarà vaccinato. Il tutto sempre auspicando che il diffondersi delle varianti possa essere nel contempo tenuto sotto controllo, evitando ulteriori restrizioni, e che possa avviarsi il processo di ripresa normale dell’attività in tutti i settori della società.
Nel frattempo, in questi mesi di pandemia, protagonisti ed esperti in ambito sanitario e a livello istituzionale si sono interrogati sul futuro della Recoverysalute degli italiani, sul valore importante, centrale del Servizio Sanitario Nazionale, sulle strade più idonee da percorrere per superare le criticità già presenti prima della pandemia e sugli interventi da mettere in campo per renderlo più efficiente di fronte ad eventi drammatici come quelli che abbiamo vissuto negli scorsi mesi. Sono emerse idee e proposte ad ampio raggio sulla necessità di cambiare il rapporto tra presidio sanitario territoriale ed ospedaliero, di ridefinire e meglio qualificare il rapporto tra competenze e responsabilità centrali (Ministero della Salute) e locali (regioni e comuni), di rivedere e riequilibrare il peso in termini di presidio tra prevenzione e cura delle malattie, di ricercare sinergie tra sanità pubblica e privata, evitando squilibri e speculazioni, purtroppo e inesorabilmente sempre a danno del paziente. Una componente significativa del dibattito e delle proposte ha riguardato la tecnologia a supporto della medicina, sia per quanto concerne gli strumenti di indagine diagnostica e interventistica, sia come supporto all’organizzazione dei processi gestionali e di database. In proposito le recenti esperienze negative sul tracciamento dei contagi a livello nazionale sono un esempio evidente e purtroppo non unico.
 
Il Servizio Sanitario Nazionale è arrivato ad affrontare la pandemia già in condizioni di seria difficoltà, dopo anni di blocco delle assunzioni e riduzione degli investimenti. Nel periodo 2014/2019 l’Italia ha ridotto la spesa sanitaria pubblica del 1,2% in termini reali; nello stesso periodo in Francia è aumentata del 15,1% ed in Germania del 18,4%.
Il grafico sottostante chiarisce in modo evidente la necessità di riconsiderare il programma di investimenti nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, puntando nel medio termine a colmare il gap in termini di rapporto tra spesa e prodotto interno lordo, che ci separa dagli altri paesi - partner europei a noi più vicini a livello socio-economico. (Fonte: Ocse ‘’Health at a glance Europe 2020’’).
Grafico Health
 
Con questo scenario di riferimento è chiaro che il Recovery plan predisposto dall’Europa (e che vede l’Italia come massima beneficiaria con oltre 190 miliardi di Euro), rappresenta un’opportunità enorme per tutti i settori della società civile ed economica che ne beneficeranno e tra questi anche la sanità pubblica: un treno che non possiamo perdere, come si sente dire, considerando anche l’entità del nostro debito pubblico, che la crisi economica dovuta alla pandemia ha spinto al 160% del PIL.
Il Recovery plan è articolato in 6 missioni:
1- digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura;
2- rivoluzione verde e transizione ecologica;
3- infrastrutture per una mobilità sostenibile;
4- istruzione e ricerca;
5- inclusione e coesione;
6- salute.
A quest’ultima ‘’missione’’ sono devoluti 15,6 milioni di Euro, cui vanno aggiunti 2,89 milioni del Fondo complementare nazionale e 1,7 milioni del Mission SanitaFondo React-EU (fondo complementare europeo per il sostegno ai paesi più colpiti dalla pandemia) per un totale di 20,19 milioni.
Obiettivi della missione salute: rafforzare la prevenzione e i servizi sanitari sul territorio, modernizzare e digitalizzare il sistema sanitario e garantire equità di accesso alle cure.
Il piano prevede il raggiungimento dei targets prefissati attraverso alcune principali azioni:
° Assistenza di prossimità diffusa su tutto il territorio e cure sia primarie che intermedie (Case di comunità e ospedali di comunità)
° Casa come primo luogo di cura (assistenza domiciliare) e telemedicina
° Aggiornamento del parco tecnologico e delle attrezzature per diagnosi e cura e delle infrastrutture
° Rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica e degli strumenti per la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati (inclusa la diffusione ed effettivo utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico)
° Programmi di formazione per il personale medico e amministrativo
° Ricerca Biomedica
 
Pur nella sintesi dei vari titoli di spesa è possibile individuare nel raggio di azione del piano d’investimento le aree di intervento che da più parti gli esperti nei vari ambiti della sanità hanno individuato come prioritarie sia per fronteggiare le conseguenze della pandemia, sia per colmare le lacune strutturali accumulatesi negli anni precedenti.
Ora tutto dipende da come gli investimenti saranno realizzati; e qui ‘’si parrà la nostra nobilitate’’ ! Occorrerà puntare sulle grandi filiere che costituiscono gli asset nel Paese ed affrontare un cambiamento epocale, auspicabilmente in tempi rapidi: riorganizzazione profonda con sanità più presente sul territorio, rivisitazione del ruolo del medico di famiglia, integrazione con le strutture di ‘’comunità‘’ per mezzo di tecnologie appropriate Draghie diffuse (telemedicina), formazione e ricerca…, insomma dovremo dimostrare di saper superare le nostre tradizionali difficoltà nella fase di ‘’execution’’ dei progetti, attuando quelle riforme strutturali che l’Europa peraltro ci chiede come ‘’conditio sine qua non‘’ per concedere i fondi e con le quali dovremo superare le pastoie burocratiche e le lungaggini amministrative, che spesso hanno compromesso la realizzazione di molte opere.
 
La nazionale di calcio è arrivata sul tetto d’Europa grazie ad un bravo coach e ad una squadra coesa e compatta; a Palazzo Chigi un bravo coach ce l’abbiamo… chissà se riusciremo a fare squadra?
Un dato è certo: il treno della Coppa d’Europa passa ogni 4 anni, quello del Recovery Plan non passerà un’altra volta.

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