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Neuro-oncologia, capitolo importante...

 
Tumore cerebrale
 
 
IL PROBLEMA
 
I Tumori endocranici
 
Il problema,
frequente nell'infanzia,
raggiunge un'incidenza massima
fra i 40 e i 50 anni.
 
Occorre attenzione umana,
prima che clinica.

 

 
 
Di: Davide Deangelis
 
I tumori endocranici rappresentano un capitolo importante nell’ambito dell’oncologia medica, per la severità dei sintomi, la gravità della prognosi e per l’interessamento di tutte le decadi della vita di una persona: sono infatti molto frequenti nell’infanzia e raggiungono un’incidenza massima tra i 40 ed i 50 anni.
Considerando il potenziale coinvolgimento in piena età lavorativa, con indirette ripercussioni famigliari e sociali, nonché la non sottovalutabile percentuale di decessi (3%) in rapporto a tutte le morti per neoplasia, i tumori del sistema nervoso centrale meritano una grande attenzione umana, prima ancora che clinica.
Come per le altre forme di tumore, essi possono essere benigni o maligni, primari o secondari. La malignità viene definitiva clinica, in base alle manifestazioni sintomatologiche specifiche della localizzazione, oppure biologica in rapporto al potenziale di proliferazione della neoplasia e delle sue caratteristiche di invasività e recidiva.
Il CervelloTali peculiarità biochimiche inducono indirettamente delle reazioni da parte dell’organismo ospite, quali alterazioni peritumorali delle cellule cerebrali di struttura, sostegno, difesa e protezione, denominate astrociti per la loro configurazione stellata, spesso responsabili di crisi epilettiche. Non sono rari eventi regressivi in corrispondenza della lesione tumorale con aree necrotiche, cioè di mortificazione cellulare, o emorragiche che contribuiscono ad innescare la fuoriuscita di liquido intracellulare nell’interstizio (lo spazio extracellulare) che prende nome di edema. Si riconoscono tendenzialmente due cause: la rottura delle giunzioni dei vasi capillari cerebrali per l’aumento della pressione determinata dalla massa occupante spazio (edema vasogenico) oppure una alterazione metabolica delle sostanze responsabili del corretto scambio dei cosiddetti elettroliti, ossia dei sali minerali ad elevata carica ionica e pertanto capaci di generare impulsi elettrici o muovere liquidi (edema citotossico).
Tali precisazioni sono importanti per meglio comprendere la complessità dei meccanismi eziopatologici di queste malattie e individuare il razionale che sottende le scelte terapeutiche. Il fatto che la scatola cranica costituisca l’analogo di un contenitore, un vaso od un elmo avrebbero detto gli Antichi, tipicamente inestensibile suggerisce che essa protegga efficacemente da un insulto esterno, meno da un processo patologico come l’aggressione interna da un ascesso, una cisti, un ematoma o una neoplasia, capaci di innescare una triade sintomatologica ben nota: l’ipertensione endocranica, l’idrocefalo, cioè la dilatazione degli spazi liquorali endocranici, e la crisi epilettica, che ha una presentazione inversamente proporzionale all’età del paziente. 
 
Come accennato in precedenza l’aumento della pressione all’interno dell’encefalo è direttamente connesso all’aumento del volume della lesione, di qualunque natura essa sia, ed è responsabile di sintomi clinici sia particolari che specifici, come la cefalea che è solitamente gravativa, quasi una sorta di peso intenso e costante che giace in sede solitamente nucale o frontale; il vomito improvviso ed a getto, come nell’irritazione ed infezione meningea, classicamente nonAmaurosi fugace associato a nausea; vertigini e disturbi del visus, quali annebbiamenti, riduzione del campo visivo od oscuramento (amaurosi); disturbi psichici ampi ed eterogenei che vanno dallo stato confusionale, a modificazioni del carattere, al rallentamento di tutte le attività psichiche. Esiste una grave complicanza relativa all’ipertensione endocranica, dovuta alla spinta della massa tumorale, che può esitare in una vera e propria dislocazione del materiale celebrale nelle naturali cavità della base cranica, denominata incuneamento erniario. Similmente alle ernie addominali, inguinali e discali, anche in questo caso siamo di fronte ad una protrusione franca di una sostanza che non era stata originariamente collocata anatomicamente e funzionalmente nella nuova sede e che deve necessariamente rientrare nel proprio sito, prima che non degeneri in una vera e propria emergenza.
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