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Voci del '900 - Lidia ROLFI BECCARIA


Logo Voci 900aLidia Rolfi
 
 
 
L'INCONTRO
 
Per non dimenticare
 
Un incontro
di 37 anni fa
al liceo Alfieri
con Lidia Rolfi Beccaria,
 
il suo racconto
della terribile esperienza
nel lager nazista,
torna ora d’attualità

 

A cura di: Ferdinando Garetto

Ci sono voci che risuonano più forti con il passare degli anni. Soprattutto quando se ne avverte maggiormente il bisogno.
La notizia non è purtroppo nuova in questi tempi: una mano sconosciuta ha imbrattato di vernice la porta di casa dove abitava una donna, ex-deportata nel lager di Ravensbruck.
Ma il suo nome è una scossa.
Lidia Rolfi Beccaria: l’avevamo conosciuta, la ricordo bene. Una mia compagna di liceo mi scrive di aver pianto al servizio del telegiornale.
La memoria corre veloce a quel giorno del 1983 in cui l’avevamo incontrata, 17enni studenti del liceo Alfieri, nel nostro lavoro di ricerca intitolato “ I lager nazisti nella memoria scritta e orale dei sopravvissuti”. 
 
Ho ancora il prodotto di quella esperienza: fogli battuti a macchina da scrivere, fotocopiati e rilegati artigianalmente, interviste riportate secondo quanto avevamo raccolto e tradotto dalle registrazioni su cassetta.
Dispense Memoria  Intervista Rolfi
Una intervista dai toni forti quella con Lidia Rolfi (proprio in quei mesi uno storico francese aveva iniziato a divulgare idee revisioniste, negando l’esistenza dei lager), ma rileggendola ora mi pare particolarmente significativo un passaggio. Così riportavamo le sue parole: “...distruggere i rapporti umani era nelle intenzioni dei nazisti, ma il materiale umano reagisce in modo completamente diverso. Tutti quelli che sono vivi lo devono non solo a se stessi, ma all’aiuto di qualcuno, perché non è possibile in una situazione di questo tipo salvarti se sei solo... Ho vissuto i cinque mesi peggiori quando mi sono venuti a mancare tutti i rapporti umani, in cui mi sono sentita degradare totalmente...avevo solo diciannove anni ... Poi ho cominciato a lavorare con un gruppo di francesi: erano delle donne straordinarie, e a me è sembrato di rivivere: perché è vero che la razione di viveri era sempre quella, che il posto letto era sempre quello, però finalmente mi sentivo parte di un gruppo. Solo così potevi resistere...” 
 
Grazie a quel lavoro, partecipammo al primo Viaggio della Memoria della Regione Piemonte, a Mauthausen, Gusen e Dachau.
Le parole ascoltate dagli ex-deportati diventavano “visibili”. Nel silenzio dell’immenso piazzale di Dachau esplodeva nell’anima una domanda “Dio, dov’eri?”.Filo Memoria
E in quel silenzio, misteriosamente, mi sembrava risuonasse una risposta “Ero lì, crocifisso”. L’unica risposta possibile, forse. Anche oggi, anche nel nostro lavoro che ci fa incontrare quotidianamente il mistero senza risposta della sofferenza.
Sul pullman del ritorno, una solenne promessa alle persone che ci avevano accompagnati in quel viaggio nei luoghi dove avevano sofferto l’inimmaginabile e avevano perso genitori, fratelli, amici...: non avremmo dimenticato e avremmo anche noi “testimoniato”. Nei due anni seguenti ripetemmo l’esperienza coinvolgendo classi degli anni successivi al nostro.
 
Oggi, 37 anni dopo, all’Alfieri studia mio figlio.
Da lui mi arriva un whatsapp che riporta una notizia: in tutte le classi, un adesivo su ogni porta: «Antifa Hier», «Qui c’è un antifascista». I giovani, oggi più che mai, raccolgono il testimone e sono capaci di scegliere, molto più di quanto non si creda.
 
Perché “coloro che non sanno ricordare il passato
sono condannati a ripeterlo”

George Santayana

E un lager. Cos'è un lager?

Sono un posto in cui spesso la gente muore,
Sono un posto in cui, peggio, la gente nasce.
È una cosa stata, cosa che sarà,
Può essere in un ghetto, fabbrica, città
Contro queste cose o chi non lo vorrà,
Contro chi va contro o le difenderà
Prima per chi perde e poi chi vincerà,
Uno ne finisce ed uno sorgerà
Sempre per il bene dell'umanità,
Chi di voi kapò, chi vittima sarà
In un lager.              

Francesco Guccini (Lager -1980)

  

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