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Alida Valli "L'ultima Diva"

Valli vamp

 
 
 
LA CARTOLINA
 
Di: Augusto Frasca
 
 
 
Non si trattò,
come in altri numerosi casi
del cinema italiano e internazionale,
di una falena stagionale.
 
                 
Con una presenza sugli schermi che avrebbe resistito all'usura dei tempi e delle mode, da madre istriana e padre trentino nasceva cento anni fa a Pola italiana la baronessa Alida Maria Laura Altenburger von Marckenstein.
Quando, ottantacinquenne, ultima diva del cinema italiano, morì nella sua residenza romana preda di un disagio economico drammaticamente contrastante con l'intensità della sua lunga vita artistica, la solitudine della vecchiaia era da tre stagioni resa meno pesante dal vitalizio mensile assegnatole dallo Stato in base alla legge legata dal 1985 al nome di Riccardo Bacchelli, il patriarca della letteratura italiana del Novecento ridotto in povertà.
Alla sua morte, le istituzioni aprirono una seconda volta gli occhi, esponendola prima all'affetto della lunga teoria degli antichi adoratori nella classicità laica del Campidoglio e successivamente nell'intimità liturgica della Basilica dell'Ara Coeli.
Non uguale sensibilità le istituzioni mostrarono quando si trattò di trovare all'anziana attrice una dignitosa sepoltura: sei mesi impiegò la burocrazia capitolinaValli primo piano per segnare una croce e un nome su un sacello al Cimitero Monumentale del Verano.
Viso di rara bellezza, lo sguardo già aperto al mondo di un cinema da poco rivoluzionato dalla novità del sonoro, fin dal 1936 la baronessa Altenburger era diventata, per sua scelta, Alida Valli. Giovane tra le giovani, bella tra le belle, insieme a molte attrici dell'epoca, Isa Miranda e Maria Denis, Assia Noris e Mariella Lotti, Vivi Gioi e Valentina Cortese, fece inizialmente parte del gruppo delle attrici cui la fantasia popolare assegnò il ruolo di “fidanzate d'Italia”.
Valli Terzo UomoGià ampiamente realizzata sul piano della recitazione nel Piccolo mondo antico diretto nel 1941 da Mario Soldati, Alida Valli passò di successo in successo. Due film in particolare, tra il 1947 e il 1949, la imposero nel mondo di Hollywood, Il Caso Paradine, diretto da Alfred Hitchcock, con attori del livello di Charles Laughton, Gregory Peck ed Ethel Barrymore e, regista Carol Reed, Il Terzo uomo, un film passato alla storia per la magistrale interpretazione di Orson Welles, per la colonna sonora di Anton Karas e l'eccezionale taglio espressionistico della fotografia di Robert Krasker.
L'elenco è lungo, ma almeno altre tre pellicole si impongono alla memoria: due italiane, Senso, diretto nel 1954 da LuchinoValli Senso Visconti, e Il grido, regista Michelangelo Antonioni, e una francese tratta da un dramma di George Bernanos, I dialoghi delle Carmelitane. Il Davide di Donatello nel 1991 e il Leone d'oro alla carriera nel 1997 consegnarono definitivamente alla memoria collettiva il nome, la bellezza, la classe e l'eleganza di una grande diva del cinema.

Quando, nel 2004, la Croazia decise di premiarla come rappresentante del cinema nazionale, Alida Valli rifiutò: <<sono nata italiana a Pola, quando Pola era italiana, e voglio morire italiana>>.

 

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