
IN VISITA AGLI HOSPICE
DELL’OSPEDALE SAN VITO
Nel verde della collina torinese, due hospice gestiti dalla

offrono serenità ed un alto indice di umanizzazione
per il trattamento dei Pazienti
affetti da malattie oncologiche, epatiche,
pneumologiche e neurodegenerative
di Ernesto Bodini (Giornalista scientifico - Membro del Gruppo GITR-GPS)
È risaputo che la malattia “frena” la vita e in molti casi la oscura sino a rallentarne il ritmo. Scandisce il tempo nel tentativo, non tenue, di aggrapparsi alla speranza: ultima “risorsa” per continuare a vivere. Ed ancora. Quando si accanisce moltiplicando i sintomi e il dolore, la malattia crea una frattura, trasforma ogni cosa che fa parte del quotidiano tanto da impadronirsi della mente e dell’anima; non dà tregua né tra le mura di un ospedale (o di un hospice) e a volte nemmeno tra quelle domestiche. Ma in ogni malato, in particolare quello oncologico, la reazione alla malattia è diversa e va considerata, compresa e per quanto possibile condivisa, sia da parte dell’operatore sanitario che dei familiari. Ed è in considerazione di questi concetti, che non sono mera filosofia, che i cosiddetti “malati terminali” (affetti da patologia oncologica o di altra natura, che meglio sarebbe definire in trattamento all’ultimo periodo della loro vita) trovano la massima attenzione e cure palliative in regime di ricovero in hospice.