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"Voci" del Novecento - Primo LEVI

PrimoLevi
 
 
LA NOVITÀ
 
Con Primo LEVI il Sito GITR 
inaugura una nuova rubrica
che tratteggia figure significative
del ‘900 in tutti i campi.
 
Anche un modo
per ricordare le nostre radici
e la nostra cultura
in questi tempi
di elettronica imperante.

 

 
A cura di: Ferdinando Garetto
 
Primo Levi: memoria e profezia
Per chi lavora in sanità il primo dovere è indubbiamente quello di un costante aggiornamento scientifico, perché questo è ciò che ci chiede innanzitutto chi si presenta in ospedale. Ma il rapporto quotidiano con i malati e con le loro famiglie chiama da sempre gli operatori sanitari a un piano di relazioni autenticamente umane, in cui è importante mettersi in gioco con interezza come persone. Per questo gli aspetti umanistici dovrebbero essere un bagaglio altrettanto costitutivo, da coltivare -per esempio- attraverso le letture che ci permettono di riscoprire e approfondire le nostre radici.
 
Primo Levi (1919-1987), torinese di famiglia ebraica ha vissuto in prima persona le persecuzioni del nazi-fascismo. Dopo un breve periodo di lotta partigiana, è stato deportato ad Auschwitz. Autore di racconti, memorie, poesie e romanzi, ha lavorato come chimico in una fabbrica della provincia di Torino fino alla pensione. Il suo primo libro “Se questo è un uomo” è una delle testimonianze fondamentali dell’orrore dei lager nazisti. Il suo ultimo, a cui si fa riferimento nel testo: “I Sommersi e i Salvati” (Einaudi, 1987) 
 
Primo Levi è stato (ed è ancora) compagno di viaggio per la mia e per molte generazioni. Ricordo la lettura appassionata del suo ultimo libro, “I sommersi e isalvati”, quasi un grido di quel dolore interiore che lo avrebbe accompagnato fino all’ultimo, in cui tornava ancora una volta sul filo conduttore di tutta la sua vita: la memoria come sofferta “missione” di testimoniare, come ragione di vita. Pochi mesi dopo, con sgomento, ci raggiunse la notizia della sua fine, la cui unica chiave di lettura che ci sembrava comprensibile era quella di un mondo sempre meno capace di ricordare e di custodire il valore della testimonianza. Chi sono i “sommersi” e chi i “salvati”? La domanda ancora ci interroga e ci riguarda.
 
Primo Levi: indimenticabile la potenza narrativa della sua testimonianza, di “centauro” (figura mitologica spesso ricorrente nella sua narrazione) capace di unire, attraversata l’esperienza del lager, il rigore descrittivo del chimico con la profondità dell’umanista ed il patrimonio laico della tradizione ebraica: “E venne la notte, e fu una notte tale, che si conobbe che occhi umani non avrebbero dovuto assistervi e sopravvivere. Tutti sentirono questo: nessuno dei guardiani, né italiani né tedeschi, ebbe animo di venire a vedere che cosa fanno gli uomini quando sanno di dover morire. Ognuno si congedò dalla vita nel modo che più gli si addiceva. Alcuni pregarono, altri bevvero oltre misura, altri si inebriarono di nefanda ultima passione. Ma le madri vegliarono a preparare con dolce cura il cibo per il viaggio, e lavarono i bambini, e fecero i bagagli, e all'alba i fili spinati erano pieni di biancheria infantile stesa al vento ad asciugare; e non dimenticarono le fasce, e i giocattoli, e i cuscini, e le cento piccole cose che esse ben sanno, e di cui i bambini hanno in ogni caso bisogno. Non fareste anche voi altrettanto? Se dovessero uccidervi domani col vostro bambino, voi non gli dareste oggi da mangiare?” (“La Tregua” Einaudi, 1963).
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